Nominati i primi capi di dipartimento dell’Asl Lecce

Nominati i primi capi di dipartimento dell’Asl Lecce

Nominati i primi sette direttori di dipartimento nell’Asl di Lecce con il conferimento di incarico da parte del direttore generale Rodolfo Rollo.

La nuova organizzazione dipartimentale dell’azienda sanitaria era stata approvata ad aprile scorso con l’individuazione delle strutture complesse, semplici, queste ultime come articolazioni delle prime e quelle complesse quali articolazioni interne al dipartimento.

Quest’ultimo rappresenta una organizzazione integrata di unità operative omogenee, affini o complementari ciascuna con obiettivi specifici, che concorrono al perseguimento di uno stesso fine: garantire il diritto alla salute nei tempi previsti.

Il modello dipartimentale agisce come “organizzazione di rete”, per cui vi e’ un solo coordinatore per piu servizi della stessa tipologia. Per fare un esempio: le varie anestesie dei diversi ospedali, sono gestite sempre dallo stesso responsabile, il direttore di dipartimento, che quindi ha cognizione di come si lavora nei vari reparti anestesiologici e puo decidere come organizzarli al meglio. In questo modo si evita di creare per esempio servizi doppioni a breve distanza. Avremo cosi che in ogni singola ortopedia del Salento il personale, non solo sara’ in grado di garantire l’assistenza basilare, ma poi si specializzera’ in un’attivita’ specifica: ortopedia della mano, quella dedita ai traumi, un’altra specifica sulla frattura del femore e cosi via, il che agevolerebbe la riduzione dei tempi di attesa.

Un’altra possibilita’ sempre nel modello dipartimentale e’ quella di far parlare diversi servizi tra loro per creare un’assistenza completa e cio’ e’ possibile quando sono diretti da un solo coordinatore, quale appunto il capo di dipartimento. In tal caso il dipartimento dell’emergenza non comprendera’ solo il pronto soccorso, ma anche il 118, la chirurgia emergenziale, tutti servizi che ruotano attorno ad un’emergenza organizzati da un’unica regia.

Un esempio del modello dipartimentale, sono le reti per le patologie tempo-dipendenti (trauma – infarto – ictus), la rete oncologica, la rete dell’emergenza neonatologica e pediatrica, la rete dei punti nascita.

La priorità assegnata è quella di definire tempestivamente il piano delle prestazioni sanitarie (ricoveri e prestazioni specialistiche) da assicurare ai cittadini, in particolare in questa fase di forte ripresa delle attività dopo lo stop dovuto alla pandemia.

Altro elemento importante è quello di gestire al meglio le risorse professionali, le attrezzature e anche le risorse economiche messe a disposizione mantenendo una forte interconnessione tra strutture ospedaliere e, in generale, tra tutti i servizi, secondo un modello di “rete internodale” organizzata per livelli di cure via via crescenti.

Per il dipartimento neuroscienze testa collo è stato nominato il Dott. Antonio Mocellin, per il Dipartimento Ortopedico e Traumatologico il Dott. Giuseppe Rollo, per il Dipartimento Nefrodialitico il Dott. Marcello Napoli, per il Dipartimento Chirurgia generale e specialistica il Dott. Marcello Spampinato, per il Dipartimento Diagnostica per Immagini il Dott. Luigi Quarta, per il Dipartimento Governo Clinico il Dott. Fabrizio Quarta, per il Dipartimento Ostetrico Ginecologico il Dott. Antonio Perrone.
L’incarico ha durata biennale ed è rinnovabile una sola volta.

“Per adempiere al nostro mandato, che è quello di garantire a tutti i livelli appropriati di salute, è necessario che vengano chiaramente definite le prestazioni sanitarie che devono essere assicurate ai cittadini, chi, dove e come le deve garantire, seguendo il principio del “prendersi cura” – ha dichiarato il direttore generale Rodolfo Rollo – Sulla base del piano delle prestazioni approvato dall’azienda sanitaria, tutti gli operatori sanitari (medici e non) dovranno garantire i servizi richiesti, nei tempi necessari, attraverso la collaborazione fattiva con dei colleghi appartenenti ad altre specialità, utilizzando al meglio le tecnologie messe a disposizione.
Il tutto al fine di evitare, per quanto possibile, i “viaggi della speranza”, le “diagnosi tardive”, l’erogazione di prestazioni sanitarie non di qualità

Roberta Grima
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