Buste di plastica ai piedi e tute da imbianchino. Così soccorriamo i pazienti Covid

Buste di plastica ai piedi e tute da imbianchino. Così soccorriamo i pazienti Covid

Non si capisce se ci sono, se sono messi da parte per risparmiali nei casi più estremi, se non si trovano sul mercato. Sta di fatto però, che diversi operatori sanitari tra infermieri, medici, oss, hanno le buste di plastica ai piedi al posto dei calzari, i dispositivi di protezione da indossare sulle calzature.

Gli operatori sanitari quindi, si proteggono con delle buste di plastica dal Corona virus che, attraverso le goccioline di saliva, quelle che gli scienziati chiamano droplex, potrebbe finire non solo sul viso, quindi nelle vie respiratorie, ma anche sui capelli, sugli abiti, persino sulle scarpe. Ecco perchè chi lavora negli ospedali, é coperto dalla testa ai piedi o almeno così dovrebbe essere. Basta allacciarsi le scarpe per esempio, per portare con le mani quelle goccioline, dalle stringhe agli occhi o alla bocca e il contagio diventa pericoloso. La stessa cosa se il virus è finito sui capelli, per questo si indossa una cuffia o un casco, se il droplex finisce sugli abiti é necessario il camice idrorepellente o la tuta.

Si usano i calzari delle piscine
Quello che però succede nel “Vito Fazzi” e nelle ambulanze del 118 del Salento, é una altra storia: medici, infermieri, arrivano nelle case dei pazienti Covid o sospetti tali, pronti per soccorrerli, trasportarli in ospedale o in alcuni casi, per intervenire con manovre di primo soccorso. In tutti queste situazioni, quando la distanza è annullata, l’equipaggio 118 resta protetto da tute non idonee, da calzari che ricoprono soltanto la suola delle scarpe. Per questi oerpatori il rischio di contagio può essere molto alto.

o delle buste di plastica
Non solo nelle ambulanze, ma anche in alcuni reparti dell’ospedale leccese, c’è chi indossa ai piedi buste di plastica o di spazzatura, in attesa di avere i calzari idonei. In molti hanno lamentato l’assenza dei dispositivi di protezione che vanno e vengono. Periodi in cui vengono distribuiti e periodi in cui non ci sono o non sono idonei o ancora vengono assegnati con il contagocce. A lamentarsi sono anche quei dipendenti che lavorano nelle zone più a rischio come il pronto soccorso dove gli infermieri hanno protestato nei giorni scorsi davanti alla farmacia ospedaliera chiedendo mascherine con il filtro.

Tra i più esposti al rischio contagio, anche il personale del 118 che sino a qualche settimane fa, aveva a disposizione calzari che al minimo movimento si strappavano, adesso non ci sono più neanche quelli. Eppure si dovrebbero trovare sul mercato, come si trovano le mascherine e gli altri DPI (dispositivi di protezione individuale), tanto che in molti casi gli operatori sanitari, adoperano le protezioni che vengono donotate loro. Nella medicina per esempio, si sono usate mascherine con filtro donate dall’associazione “Cuore mani aperte verso chi soffre”. “Per questo – dice un medico – non pensiamo sia un problema di reperimento, sopratutto per quanto riguarda i calzari che dovrebbero trovarsi. Più probabile che ci sia stato un errore nell’ordinare la tipologia dei dispositivi: calzari simili a quelli per le piscine, tute che andrebbero bene per proteggersi da schizzi, polveri, ma non contaminazioni biologiche.”

Tute cinesi non a norma
Le tute assegnate sarebbero quelle arrivate in Puglia l’8 aprile scorso e provenienti dalla Cina, il modello è l’ “IWODE – protection” prodotte da una azienda cinese. Le confezioni però, non recano il codice che certifica la protezione da contaminazione di virus (UNI EN 14126 – 2004), anzi è scritto in inglese che la tuta non va usata negli ambienti con “alto indice di controllo microbiologico e in isolamento per gravi malattie.” Eppure Emiliano ne avrebbe acqusitate un carico da 50 tonnellate, circa 120 mila pezzi per distribuirle a medici e infermieri

“Siamo carne da macello altro che eroi!”
“Ci aspettavamo – dice un operatore del 118 – che almeno il nostro responsabile ci tutelasse facendo presente all’Asl il problema, tra l’altro non è certo la prima volta che abbiamo questo tipo di disagio. Invece di assegnarci i giusti dispositivi, ci fanno lavorare come fossimo carne da macello !” Anche le mascherine non sono da meno, perchè quelle attualmente in uso dagli equipaggi 118 sono sprovviste di filtro, forse anche queste cinesi.

Roberta Grima
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