Basta accuse ai medici territoriali, la Fimmg replica all’ attacco di “Panorama”

Basta accuse ai medici territoriali, la Fimmg replica all’ attacco di “Panorama”

“Sono pronto a mostrare la mia busta paga, ma anche la mia dichiarazione dei redditi.” Cosi il segretario regionale della Fimmg Puglia Donato Monopoli all’indomani dell’articolo uscito su “Panorama” sulla ricca busta paga dei medici di medicina generale che stando alla pubblicazione vanterebbero uno stipendio superiore a 7.500 euro per 1500 assistiti, a fronte di tre ore di lavoro al giorno, per cinque giorni alla settimana.

I compensi in realtà sono pubblici – come ci ha riferito Monopoli – e nessuno però ha ricordato che comprendono anche il pagamento del personale negli studi, le ferie, malattie e le attrezzature che i medici devono pagarsi autonomamente, oltre al pagamento delle tasse pari al 43%. Se poi si prende in riferimento il periodo Covid in cui medici, infermieri, segretari o amministrativi degli studi hanno lavorato ben oltre le tre ore giornaliere, le risorse regionali sono del tutto insufficienti. Ci sono stati casi in cui, come in Puglia, il budget che la Regione ha elargito ai medici non è stato sufficiente a coprire le spese, per cui invece di pagare 21 ore settimanali la segretaria dello studio o il personale amministrativo, si é riusciuto a coprire l’attivtà solo per 16 ore e alla fine del mese il medico si é ritrovato a dover sborsare di tasca propria, una settimana da pagare alla propria segretaria.

Monopoli ha fatto notare che proprio durante la pandemia, non solo la mole di lavoro é stata ben oltre la normale attività quotidiana, tra vaccinazioni, tracciamento, somministrazioni domiciliari, assistenza, ma che la Regione che aveva previsto otto euro lorde per vaccino, non ha ancora retributo i professionisti che da quelle otto euro, quando arriveranno, dovranno sottrarre almeno un 43% di tasse e il 14% di previdenza per un totale di un 57% di imposte.

A fare da eco a Monopoli, anche il segretario provinciale della Fimmg Lecce Antonio De Maria che sottolinea come i “lauti guadagni” dei medici di medicina generale dei quali parla “Panorama” e prima ancora Milena Gabanelli sul Corriere della Sera, si tramutino in stipendi equi, tolti gli affitti degli studi, il personale, l’auto, l’irpef, la benzina, senza godere di Tfr, legge 104, permessi, licenze matrimoniali e quant’altro caratterizza un lavoro dipendente.

“C’è una campagna mediatica contro la nostra categoria che viene accusata dalla Gabanelli di essere stata assente anche durante la pandemia” – ci dice De Maria – che ricorda come invece ad essere assente sul territorio sono state le istituzioni quelle cioè che dovevano essere pronte davanti ad un’emergenza sanitaria, avendo dovuto presentare un piano pandemico che di solito si stila periodicamente e che non era stato aggiornato nè a Roma nè a Bari. Le istituzioni invece hanno potuto contare sui medici del territorio, lasciati senza dispositivi di protezione, o con protezioni inadeguate o ancora insufficienti. E’ stato il sindacato, la Fimmg – come sottoliena De Maria – a fornire di mascherine i medici, quegli stessi che ora sono mal giudicati e che hanno fatto scudo durante l’emergenza sanitaria, vedendo morire purtroppo diversi colleghi.,
Non solo, ma gli stessi sono stati determinanti nel gestire al meglio l’emergenza sanitaria. Sono stati i medici per voce dei rappresentanti sindacali di Fimmg e Simg a chiedere e ottenere che si diffondesse il messaggio corretto ai cittadini di rivolgersi al proprio medico curante in presenza di sintomi sospetti, prima di correrre in ospedale ingolfando le corsie e le stanze dei pronto soccorso. Il che avveniva nella prima fase quando la prima indicazione del Governo era quella di chiamare il 118 che avrebbe trasportato in pronto soccorso il paziente, riempiendo così gli ambienti ospedalieri.

La cosa grave per De Maria é che si attacca una classe professionale senza sapere che questa sta aspettando, per esempio, che il governo la convochi per mettere a punto un accordo che detti l’organizzazione della campagna vaccinale contro l’influenza e la terza dose anti Covid. Ad oggi i medici non sanno ancora come e quando devono muoversi. “Abbiamo appreso da dichiarazioni estemporanee dell’assessore Lopalco che dovremmo occuparci di somministrare la terza dose anti Covid a casa di quelle persone più fragili, di coloro che non possono deambulare, ma non c’è nulla di scritto.”

“Di scritto invece c’é – fa notare De Maria – il fatto che a causa di una presunta inefficienza della medicina territoriale, si sarebbero ingolfati i pronto soccorso degli ospedali durante le ondate del Corona virus. In realtà nessun paziente che di norma gode dell’assistenza domiciliare, si è visto costretto secondo il medico, a recarsi in ospedale perchè non avrebbe trovato una risposta sul territorio. A seguire queste persone sono stati proprio i medici per il segretario provinciale Fimmg Lecce, che sottolinea come forse non sia un caso che la categoria abbia registrato un 80% di gradimento da parte della popolazione.

Roberta Grima
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