Sanità Service: la protesta ricomincia

Sanità Service: la protesta ricomincia

Salta l’incontro a Bari del 17 maggio sulla vertenza Sanità Service, la partecipata dell’Asl leccese. I lavoratori minacciano il presidio davanti l’assessorato regionale. L’incontro è andato vano per l’assenza dei confederali. La seconda riunione saltata, dopo quella del 13 maggio scorso, dovuta al diniego da parte di CGIL, CISL e UIL. A sedersi insieme alle sigle non firmatarie del contratto nazionale, come la USB. Nodo della questione l’aumento orario per quei dipendenti della società che lavorano part time con uno stipendio ridotto. In questi giorni Valdo Mellone sta studiando la proposta del segretario della FSI Dario Cagnazzo, di prendere ore dagli ausiliari dell’Azienda sanitaria e trasferirli ai colleghi della Sanità Service, “trasformando” gli ausiliari dell’Asl in oss.

Una scelta nata dal fatto che l’Asl, in base alla nuova normativa, non potrà più avere dipendenti se non con mansioni strettamente sanitarie, per cui gli ausiliari, addetti alle pulizie, verrebbero meno, per essere formati invece come operatori socio sanitari dediti ai pazienti. L’ausiliariato sarebbe quindi esterno e affidato alla società partecipata

All’idea di Cagnazzo si aggiunge anche quella di Gianni Palazzo della USB, che più volte ha ricordato che ci sono accantonate 648 ore dai pensionamenti del 2010 e che già a giugno scorso, sarebbero dovute essere assegnate. A ciò, si sommerebbero, secondo Palazzo, le ore recuperabili dai pensionamenti più recenti sia di personale Asl che di Sanità Service, oltre a quelle non riconosciute di servizi extra che i lavoratori già svolgono, ma che non vedono riconosciuti. Il tutto per un totale di oltre 2500 ore da assegnare, ma che per essere distribuite, devono essere giustificate con l’acquisto, da parte dell’Asl, di servizi che diversamente sarebbero erogati dalle imprese private. L’idea quindi che qualcuno non si allinei alla politica del tempo pieno da dare al personale part time di Sanità Service, farebbe pensare al tentativo di difendere le ditte private.

Roberta Grima
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