Partiti i controlli anti Covid sul personale sanitario. Resta però l’incertezza

Partiti i controlli anti Covid sul personale sanitario. Resta però l’incertezza

Il 30 ottobre vengono sospesi gli interventi chirurgici nel “Vito Fazzi”, eccetto quelli urgenti, per trasferimento della rianimazione nel Dea. Sino a quel momento i pazienti Covid e no Covid erano nella stessa rianimazione, separate dallo scotch che teneva sigillati gli infissi delle stanze, per non far circolare l’aria dagli spifferi, anche se il sistema di areazione era il medesimo. A risultare positivo poco dopo, è un paziente in coma rimasto nel reparto del “Fazzi”, che poco prima aveva condiviso la camera con una persona ricoverata e affetta dal Corona virus.

Il 4 novembre un medico dell’oculistica non si sente bene, verrà sottoposto a tampone, che risulterà ahimè positivo, costringendolo al periodo di quarantena. Chiude il reparto per la sanificazione, vengono effettuati tamponi a personale e pazienti, fortunatamente tutti negativi.

Passano due giorni e la neurologia chiude per la presenza di un medico contagiato. Quattro giorni dopo,
é la volta di nuovo di oculistica: due infermiere positive, dopo il caso del medico della settimana precedente. Anche questa volta tamponi a tutti per fortuna con esiti negativi.

E’ il 10 novembre quando si decide di sottoporre personale del pronto soccorso ad uno screening anti Covid, viene eseguito il controllo e un’infermiera viene fuori positiva.

Personale positivo nei reparti di otorino e sala operatoria
Tre giorni fa si viene a sapere che nel reparto di otorino laringoiatria, un medico scopre di essere stato contagiato, così anche nel secondo blocco operatorio dove un infermiere di sala è risultato positivo. Oltre a lui, sono a casa in isolamento otto, nove persone che lavorano nella stessa sala operatoria, chiusa per bonifica.
Non sappiamo se personale di altri reparti chirurgici che hanno frequentato quel blocco operatorio si sono autodenunciati, per aver avuto contatti a rischio e se quindi sono stati messi in quarantena o meno.

La paura degli operatori che non entrano nei reparti
La situazione dell’ospedale di Lecce lascia perplessi e intimoriti i dipendenti. C’è chi lamenta di non essere mai stato sottoposto ad alcun test anticovid da marzo ad oggi. La segnalazione arriva da più reparti. “Come é possibile – dice un medico – che il personale di un ospedale, con reparti Covid, non sia monitorato periodicamente ?

Serve la comunicazione per calmare gli animi
I tamponi si fanno, ma forse manca la comunicazione verso i dipendenti per chiarire quando e come. Il direttore sanitario del “Fazzi” Osvaldo Maiorano, ci chiarisce che i controlli sono iniziati. “Alcuni reparti – ci ha detto – sono stati già testati, altri lo saranno successivamente. La gestione di questo monitoraggio spetta al medico competente, mentre il protocollo da seguire è dettato dalla regione.”

“Esiste una linea guida – ha riferito l’assessore alla sanità, Pieluigi Lopalco – che ha stilato il gruppo di lavoro regionale e che ha mandato ai medici competenti per programmare la scadenza dei tamponi, in base al profilo di rischio dei lavoratori.”

Monitorare i dipendenti della sanità su criteri oggettivi
“Non riusciamo a sapere – dice un medico – quali sono le regole, sui tamponi e la quarantena: a volte sentiamo di colleghi che continuano a lavorare anche se hanno avuto contatti a rischio, perché asintomatici, altre volte invece vengono posti in quarantena perchè a contatto con casi positivi, anche se senza sintomi. I contatti a rischio poi – continua il medico – spesso sono quelli denunciati dallo stesso personale, ma non possiamo basare la sicurezza dei lavoratori sul senso civico di chi si autodenuncia. Servirebbe un criterio oggettivo che controlli noi dipendenti periodicamente per evitare focolai.” Più volte abbiamo contattato il medico competente dottor Siciliano, ma sempre senza esito.

Gli ingressi incustoditi
E di controlli ne servirebbero anche agli utenti, a chi entra ed esce dal nosocomio, con ingressi differenziati per Covid e no Covid, con percorsi distinti. Invece come abbiamo già scritto, a parte l’ingresso principale, il “Vito Fazzi” ha spesso diversi accessi incontrollati, dove a chi entra ed esce non c’é nessuno che misuri la temepratura.

Eppure nella prima ondata, il “Fazzi” ha accusato il colpo. Lo scrivemmo anche allora, di mancati percorsi, di ascensori Covid incontrollati, di lavoratori asintomatici che prestavano servizio invece di essere in isolamento. Allora si registrarono veri e propri focolai da Corona virus proprio nei reparti ospedalieri. Ci sono stati medici che si sono ritrovati ad assistere colleghi con i quali avevano lavorato il gionro prima, infermieri intubati nel reparto Covid e oss infettati dai pazienti che avevano pulito o imboccato.

Certo la situazione di oggi non sembra quella della primavera scorsa, il problema delle protezioni per esempio é risolto oramai, ma il lavoro é tantissimo, sappiamo che la direzione sanitaria sta sul “pezzo” giorno e notte, ma bisogna fare in fretta, restano tanti lavoratori ancora da monitorare perché si possa lavorare e assistere i pazienti in sicurezza.

Roberta Grima
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