Operatori integrazione scolastica: trovato l’accordo

Operatori integrazione scolastica: trovato l’accordo

E’ la prima volta che si riunisce a Lecce il tavolo SEPAC, relativo alla vertenza, tutta salentina, dell’integrazione scolastica. A distanza di pochi giorni dall’ultima riunione svoltasi a Bari, i direttori dell’asl leccese Rodolfo Rollo, Antonio Pastore, i due assessori regionali del Salento: Salvatore Ruggeri, con delega al welfare e Sebastiano Leo, per le politiche del lavoro, si sono seduti davanti a tutti i rappresentanti sindacali e ad una delegazione di lavoratori. A presiedere il tavolo, l’avvocatessa regionale Maria Cristina Rizzo, in rappresentanza di Leo Caroli, presidente del tavolo SEPAC.

500mila euro per un contratto corretto
La partita si é conclusa con l’accordo delle parti, di passare il personale asl, circa 220 operatori, dalla categoria A (addetti alle pulizie degli ambienti), alla categoria B, (assistente alla persona), grazie ad un finanziamento regionale ad hoc di 500 mila euro. Ciò consentirà ai lavoratori, di avere un contratto adeguato per assistere i bambini disabili nelle scuole salentine. “In casi complessi però – ha spiegato Rollo – quando si tratterrà di studenti con gravi disabilità e che richiedono assistenza più avanzata, garantiremo l’intervento di personale infermieristico.” Il direttore generale ha poi tenuto a sottolineare che stando alle normative attuali, il settore sociale, come l’integrazione scolastica, è di competenza degli ambiti di zona, ovvero dei comuni e che l’asl dovrebbe avere solo una competenza sanitaria. Tuttavia Regione e asl hanno voluto fare un passo verso i lavoratori e i circa 200 studenti disabili del Salento, per sanare una vertenza sorto per un errore da parte dell’azienda sanitaria.

Un errore contrattuale di trent’anni fa
Va detto anche che la vertenza nasce da un errato inquadramento contrattuale del personale dipendente che, pur svolgendo assistenza ai ragazzi con handicap in convenzione con l’asl, quando venne assunto di ruolo, fu inquadrato come addetto alla pulizia degli ambienti. I lavoratori segnalarono, tramite i rappresentanti sindacali, l’errore commesso dalla vecchia amministrazione dell’asl salentina, che all’epoca si occupava del settore, fu evidenziato anche alla Regione che, nel 2010, bandì un corso ad hoc, perché questo personale potesse conseguire il titolo di OSS, (allora in categoria B), proprio per avere il requisito necessario ad assistere le persone come di fatto faceva già da tempo e ottenere quindi il giusto contratto.

Si é lavorato per decenni, senza copertura giuridica.
Nonostante ciò, i lavoratori sono rimasti con il contratto in A (ausiliario), svolgendo la mansione di assistenza agli studenti, non prevista nel contratto di ausiliariato e quindi senza alcuna tutela giuridica, tanto da obbligare la stessa asl, l’anno scorso, nella persona del direttore del servizio di neuropsichiatria infantile, Angelo Massagli, a stabilire il divieto per i dipendenti, di accudire i ragazzi, non avendo il contratto adeguato.
Il risultato? Bambini e adolescenti con handicap, non hanno potuto contare sul supporto degli operatori che da anni li assistevano. In alcune scuole, sono stati chiamati i genitori dal lavoro, per intervenire sui loro figli in caso di necessità, sono arrivate denunce, altre volte invece, sono stati gli operatori a prendere iniziativa, rischiando in prima persona.

Con la riunione di questa mattina, si chiude per ora la vertenza, in modo tale che i bambini disabili potranno cominciare la scuola nel migliore dei modi. Gli operatori dovranno assistere i bambini perchè avranno il contratto in categoria B che glielo consente. La decisione lascia soddisfatti tutti i rappresentanti sindacali o quasi, perchè qualcuno ha ingoiato un boccone amaro, ovvero la UIL.

La delusione della UIL
Per Dario Cagnazzo e Antonio Tarantino, la decisione non é del tutto soddisfacente, tanto che avevano chiesto più volte l’inquadramento in categoria superiore BS, oggi equivalente alla figura di OSS – operatore socio sanitario, che corrisponde alle mansioni effettivamente svolte dal personale. I due sindacalisti si sono appellati alla normativa europea che stabilisce di inquadrare i dipendenti, in base alle mansioni effettivamente svolte, non solo, ma, tenendo conto che la figura dell’OTA (oggi categoria B), sta via via scomparendo, era naturale che l’organico transitasse in BS, proprio perchè l’asl – come dice Tarantino – secondo le nuove normative, non può gestire personale e servizi sociali, ma soltanto sanitari e l’OTA rientra nelle professioni a carattere sociale.

“Accettiamo – ha detto Cagnazzo – e rispettiamo la decisione presa anche se a malincuore, ma lo facciamo per il bene comune, assicurando intanto un servizio ai ragazzini, che stanno per cominciare la scuola.”

La CISL: siamo realistici
Soddisfatti invece gli altri sindacalisti. Fabio Orsini della CISL dichiara che non si poteva fare altrimenti. “Anche noi avremmo gradito che si arrivasse alla categoria di OSS, in BS, ma – sottolinea Orsini – sicuramente con le norme attuali, questo non é fattibile, per cui l’aut – aut della direzione generale, che ci ha messo davanti alla transazione dei lavoratori in categoria B, come soluzione valida e unica possibile, ci ha visto favorevoli perchè ci rendiamo conto che dopo trent’anni, almeno abbiamo compiuto un passo avanti. Resta comunque l’amarezza di aver fatto fare ai lavoratori un corso di formazione per acquisire il titolo, che poi non ha avuto gli esiti sperati, per un momento storico difficile.
Fortunatamente l’asl ha ancora un residuo di dipendenti OTA – fa notare Orsini – che non potrebbe più avere secondo la nuova normativa, in quanto può assumere solo personale per servizi prettamente sanitari, ma il fatto di contare ancora un certo numero di lavoratori in categoria B, crea un presupposto per passare questo personale dalla categoria A, alla B.”

La FIALS: daccordo per gli arretratati, fiduciosi di arrivare più in alto
“Noi eravamo daccordo – sostiene Vincenzo Gentile della FIALS – a che l’asl versasse gli arretrati a partire da settembre 2018, portando i dipendenti in B, é importante sottolineare – continua il sindacalista – che l’assessore regionale Leo si è detto disponibile a riconoscere i lavoratori come OSS, qualora dovessero esserci risorse finanziarie in esubero, che consentirebbero un passaggio nella categoria contrattuale superiore in BS.”

La CGIL: la B non é da escludere potrebbe convenire più della BS
Più pratico Floriano Polimeno segretario provinciale della CGIL: “Il tavolo SEPAC è stato utile per evitare 200 ricorsi. Già 26 operatori hanno vinto il ricorso con la sentenza che impone l’inquadramento in B e questo si dovrà estendere a tutta la platea. Non era il momento questa mattina, di parlare di altro, rivendicando contratti in BS, non era questo l’oggetto della sentenza, tutt’al più può essere un’altra battaglia sindacale legittima, ma non ora. La categoria B poi – fa notare Polimeno – potrebbe addirittura essere più vantaggiosa della BS. Se si riuscisse con i 500 mila euro messi a disposizione dalla Regione, ad ottenere la categoria B2, si garantirebbe a ciascun lavoratore, uno stipendio tabellare annuo di 19.700 euro, superiore a quello di 19.070 della categoria superiore BS, ma di livello base, perchè c’è un avanzamento contrattuale sia in orizzontale (B0 – B1 – B2 – ecc…) che verticale (B – BS, ecc…).

Questa era una partita che si sarebbe potuta già chiudere, l’anno scorso Ruggeri aveva già disponibilità dei 500 mila euro.”

Per la BS serve un concorso interno che coinvolgerebbe una platea più vasta di quella dell’integrazione scolastica
Sulla stessa linea anche Franco Perrone della FSI che evidenzia come effettivamente il passaggio in BS avrebbe richiesto un concorso pubblico così come previsto dalla legge Madia, con una problematica – sottolinea Perrone – ovvero: la selezione pubblica prevede che a partecipare siano solo coloro che hanno il titolo di OSS, circa 150 persone che oggi sono nell’integrazione scolastica, per un numero di posti pari al 20% del fabbisogno in pianta organica. Tradotto significa che se il fabbisogno di OSS dell’asl di Lecce é di 540 persone, solo il 20% può partecipare ovvero: 108, ma non saranno solo i lavoratori con titolo che lavorano nelle scuole, ma anche tutti quegli ausiliari con il requisito che prestano servizio nei distretti e negli ospedali. Inoltre è da evidenziare anche che una volta arruolato come OSS, l’asl può a quel punto dislocare il personale dove meglio crede, non certo nelle scuole dove oggi l’assistenza ai disabili è una questione di competenza dei comuni. Rimanendo in categoria B, si ha invece più garanzia a rimanere nelle ssuole.

Roberta Grima
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