Linee guida COVID, partendo dal controllo all’ingresso degli ospedali

Linee guida COVID, partendo dal controllo all’ingresso degli ospedali

Servono indicazioni chiare sul da farsi, su come gestire la diffusione del virus tra operatori sanitari, in considerazione del fatto che circa il 10% dei casi positivi al COVID, è dipendente del sistema sanitario. Medici, infermieri, operatori socio sanitari, ausiliari addetti alla pulizia, sono tutti a rischio e l’Asl deve proteggere i propri dipendenti. A sottolinearlo Michele Barba, componente della segreteria provinciale della FIALS.

Razionalizzare i DPI

Alla luce degli ultimi episodi avvenuti tra Gallipoli e Lecce, si evince la necessità di delineare dei protocolli da seguire ovunque si verifichino situazioni di contagio all’interno di una struttura sanitaria. In particolare Barba chiede alle autorità sanitarie, di individuare prima di tutto i reparti e le attività più a rischio, distinguendole da quelle a minore rischio, in modo da razionalizzare i dispositivi di protezione individuale, vista la carenza.

Separare i percorsi COVID da no COVID
Il secondo step che andrebbe seguito secondo il sindacalista, è quello di non creare contatti tra i pazienti altamente contagiosi, con personale che si trova nei reparti considerati a basso rischio. Ovvero le due realtà devono restare separate in temini di pazienti e operatori. Ciò significa che andrebbero evitate le extralocazioni, oramai divenute prassi.

Tanto per fare un esempio, pazienti positivi o sospetti tali, non dovrebbero trovarsi in degenze come l’oculistica, la dermatologia, perchè aumenterebbe in maniera esponenziale la diffusione del virus, anche laddove è difficile che ci sia e dove il personale non ha le stesse misure di protezione, di chi lavora negli infettivi o in altri reparti più rischiosi. Extralocare pazienti pericolosi in reparti più tranquilli, significherebbe esporre questi ultimi ad un possibile contagio, mettere a repentaglio la salute di chi ci lavora e di chi è ricoverato.

La richiesta che fa Barba, insieme al suo collega Silvio Cataldi, di delineare linee guida da seguire, ossia di indirizzi standard, uguali in tutti gli ospedali, nasce dal caos che regna nelle corsie, dove l’emergenza si gestisce in maniera differente da un ospedale all’altro, senza neppure una chiara comunicazione ai dipendenti perchè possano lavorare più serenamente.

Una selezione fatta solo per chi entra nel pronto soccorso
A Galatina per esempio – dicono i due sindacalisti – è stata collocata da tempo una tenda davanti al pronto soccorso. Qui personale effettua un pre-triage, ossia un’azione filtro che dirotti i casi sospetti da quello di cittadini asintomatici, che però potrebbero avere il virus.”Immagino che questo filtro venga fatto solo per coloro che accedono al pronto soccorso. E gli altri'”

Si misura la febbre, con il rischio di prenderla!
A Gallipoli invece c’è un gazebo dove degli addetti stanno sei ore all’aperto, oggi con cinque gradi pronti per misurare all’entrata dell’ospedale la temeperatura a chiunque entri: dipendenti, visitatori e cittadini.

A Casarano, ai dipendenti é controllata la temperatura prima dell’accesso al reparto ove prestano servizio, non fuori dall’ospedale e ai cittadini stessi è controllata la temperatura prima dell’ingresso nel reparto dove si recano per fruire delle prestazioni.

Un controllo dove regna la promiscuità
A Maglie, é stato organizzato un pre-triage presso il Sert, laddove chi frequenta la struttura viene a diretto contatto con chi timbra per recarsi al lavoro. Un sistema che però – dichiara Barba – ha consentito di far accedere anche persone che pur non avendo sintomi, sono risultate poi positive al virus. Modello quindi che non sembra efficae ad arginare il virus.

Un filtro efficace anche con chi è asintomatico
Quello che si dovrebbe cercare di ottenere – aggiunge Michele Barba – é una differenzazione dei percorsi: quelli per i sospetti COVID-l9, gli utenti senza sintomi che possono avere il virus, i positivi e i negativi.
Misurando la temepratura non si riesce a identificare coloro i quali hanno il virus senza sintomi, che quindi accedono tranquillamente, con la possibilità di far circolare liberamente il virus.

Ad ogni modo – conclude Barba – si chiede all’asl un unico indirizzo operativo che non dia l’impressione di una
generale imprvvisazione. Inoltre, si chiede intervento immediato sulla Direzione di Presidio a Gallipoli al fine di una maggiore tutela dei dipendenti impegnati all’esterno dell’Ospedale e per eventuale modifica del modello di pre-triage.

Roberta Grima
ADMINISTRATOR
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