La bizzarra lotta al precariato: la Puglia manda a casa gli Oss che ne hanno diritto

La bizzarra lotta al precariato: la Puglia manda a casa gli Oss che ne hanno diritto

Appena nove persone, poche nel calderone dei 14 mila operatori socio sanitari che hanno preso parte al concorso di Foggia, troppo poche da potersi fare sentire a Bari e all’azienda sanitaria di Lecce e reclamare il loro diritto alla stabilizazione così come previsto dalla legge Madia.

Si tratta di nove operatori socio sanitari che sino al 18 aprile hanno lavorato nei vari reparti ospedalieri del “Vito Fazzi”, ma anche del “Delli Ponti” di Scorrano, del “Sacro Cuore” di Gallipoli o del “San Giuseppe” di Copertino e che nonostante abbiano da tempo maturato i tre anni di servizio, requisito indispensabile per ottenere il contratto a tempo indeterminato, sono stati mandati a casa.

La legge Madia però, prevede la stabilizzazione a tutti quei lavoratori della pubblica amministrazione che abbiano raggiunto i 36 mesi entro il 31 dicembre del 2020 e che abbiamo superato una prova di selezione a evidenza pubblica. Così é stato anche per i nove Oss. In effetti il 25 marzo scorso i tre direttori dell’azienda sanitaria leccese: Rollo, Carlà e Pastore, comunicarono alla dirigente dell’ufficio personale dottoressa Argentiero e per conoscenza ai segretari delle sigle sindacali, di predisporre un atto deliberativo, al fine di stabilizzare il personale precario, che avesse maturato i tre anni alla data del 31 dicembre 2020.

Pochi giorni dopo e la situazione per i nove operatori socio sanitari si capovolge, la delibera del 3 maggio scorso infatti, prevede la fine del precariato e quindi l’assunzione definitiva con la valorizzazione dell’esperienza professionale acquisita, per il perosnale medico, infermieristico, tecnico professionale, dirigenziale, per tutti quindi i precari del sistema sanitario, eccezzion fatta per gli operatori socio sanitari che restano così fuori dall’assunzione definitiva. Una discriminante che ha spinto gli stessi Oss a presentare ricorso in tribunale.

“Non ci stiamo – dicono i nove – abbiamo maturato un diritto che l’Asl e la regione vogliono negarci, eppure il decreto legislativo del 2017, decreto Madia, punta alla riduzione del precariato e sembra assurdo che a Lecce appena per nove persone, non si debba procedere secondo quanto stabilito dalla normativa. In efetti nella delibera Asl del 3 maggio, si legge che il diaprtimento regionale della salute, con comunicazione web conference del 1 aprile scorso, ha invitato la direzione generale dell’Asl lecce, a sospendere la procedura dis tabilizzazione del eprsonale oepratore socio sanitario.

Oltre il danno la berra perché l’azienda sanitaria, proprio ai fini di stabilizzare i dipendenti con contratti a tempo determinato, portandoli al rapporto di lavoro indeterminato, aveva già fatto il 21 dicembre 2020, una ricognizione dell’intero organico destinatario del procedimento occupazionale, invitando i lavoratori a fare domanda e presentare autocertificazione.
Nell’elenco dei dipendenti beneficiari dell’assunzione definitiva – come ci riferisce un’operatrice – c’era anche chi i requisiti non li aveva e li avrebbe maturati da lì a poco, agli inizi del 2021.”

Il paradosso ha voluto però che i nove dipendenti con trentasei mesi alle spalle, già maturati venissero esclusi dalla stabilizzazione e colleghi che i tre anni di servizio li avrebbero raggiunti succecssivamente, venissero invece assunti a tempo indeterminato.

“Qui si gioca con le persone” – dice una lavoratrice – che ha persino rifiutato il lavoro di offerto dall’Asl di Foggia che a febbraio 2021 l’ha chiamata per l’emergenza Covid, seppure a tempo determinato. “Ero convinta che da lì a poco sarei stata assunta definitivamente, avendo i requisti previsti dalla legge e avendo raggiunto i tre anni di servivzio a settembre 2020, così ho detto no a Foggia.”

Come lei il suo collega che di mesi alle spalle ne ha cinquanta. Lui ha detto no a Busto Arsizio, Modena che gli ha offerto un contratto di un anno, Bologna e persino la Svizzera per un incarico di tre anni. “Ho lasciato l’Asl di Modena – racconta – per ritornare nella mia terra d’origine, ho raggiunto oltre tre anni di esperienza, affrontando il Covid come gli altri miei colleghi, sapevamo che raggiunti trentasei mesi come per legge, ci avrebbero assunto definitivamente, per questo ho lasciato il nord e sono rientrato. Ci credevo in questa stabilizzazione – ci dice – pensavo fosse arrivato finalmente il mio turno, dopo anni di precariato fuori sede e in parte a Lecce. Proprio la mia terra mi ha deluso e ora mi ritrovo senza lavoro, avendo rifiutato gli altri incarichi, perché in possesso dei requisiti per la stabilizzazione.”

La cosa assurda é che nei reparti c’è bisogno di questa gente che nel tempo ha maturato esperienza. Nell’ortopedia del “Fazzi” per esempio, sono andati via sei operatori socio sanitari e ne sono entrati appena tre, la carenza di organico si sente tutta, sopratutto in questi tempi di Covid.

C’è anche il caso di un Oss che come altri suoi colleghi ha partecipato al concorso di Foggia, risultando vincitore. Come tale é stato chiamato per andare a lavorare a Bari, ma in quel momento era in servizio a tempo a Gallipoli. “Che senso ha – chiede – mandarmi via, per poi prendere servizio a Bari da dove si sa già che chiederò la mobilità per avvicinarmi a casa, nel Salento, non potevano lasciarmi dove già prestavo servizio e stabilizzarmi visto che ho i requisiti ? Tra le dieci sedi da scegliere per il contratto definitivo, la prima era Lecce, Bari era la sesta e mi hanno mandato lì.

Sulla vertenza abbiamo provato più volte a contattare telefonicamente sia il direttore del dipartimento regionale della salute Vito Montanaro,che l’assessore Lopalco ma entrambi erano irreperibili.

Roberta Grima
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