Al via le indennità covid, ma il problema resta risolto a metà

Al via le indennità covid, ma il problema resta risolto a metà

Il problema dell’indennità covid al personale sanitario, in Puglia resta risolto a metà. Le aziende sanitarie stanno erogando la liquidità ai dipendenti aventi diritto. L’asl di Lecce in particolare verserà un primo acconto nella busta paga di settembre pari al 90% del totale, ad ore verrà pubblicata la relativa delibera, ma le somme restano insufficienti per tutto l’organico che quindi percepirà un versamento ridotto.

L’invito alla Regione a stanziare di più
L’azienda saniaria infatti ha sollecitato la Regione Puglia a rimpinguare il fondo che ha stanziato lo Stato, così come é avvenuto in altre regioni dove le amministrazioni hanno incrementato la somma arrivata da Roma con il decreto nazionale, arrivando quindi a coprire quanto dovuto a tutti i dipendenti aventi diritto.

Mancano 3 milioni per pagare tutto il personale sanitario pugliese avente diritto
La regione pugliese ha aggiunto al fondo statale un fondo esiguo di 800 mila euro – dichiara Michele Barba della segreteria provinciale della FIALS – mancano 3 milioni per copire il restante 50% degli organici sanitari, altri 800 mila euro circa, per saldare la metà dei dipendenti dell’asl salentina. Per evitare di toccare le casse proprie e mettere mano alle somme contrattuali, che pure si stanno impoverendo, l’azienda sanitaria leccese ha ridotto l’importo della metà circa, per liquidare a tutti i lavoratori, come da accordi presi tra la Regione e le sigle sindacali, tutte, eccetto la FIALS che non ha voluto firmare l’accordo. “Proprio perchè si sapeva già – dice Barba – che la somma arrivata da Roma non sarebbe stata sufficiente e che la Puglia come le altre regioni, avrebbe dovuto mettere del suo prima di sottoscrivere un patto.”

Lo sforzo dell’asl di Lecce
Nel frattempo l’asl leccese a rotta di collo, ha concluso quei passaggi tecnici per poter liquidare, anche perchè se non si versano le somme entro il 31 dicembre, i soldi tornano allo Stato. Lecce in particoalre ha fatto già sapere ieri con un comunicato stampa che le difficoltà proprie dell’azienda nascono dal fatto che la platea dei benefeciari dell’inennità covid è la più ampia della Puglia. 1.543 sono infatti i dipendenti di dirigenza e 6111 i lavoratori di comparto. I medici e i dirigenti sanitari impegnati nella fascia A sono stati 264 mentre tutto il personale di comparto, sempre della fascia A, è risultato pari a 1.172. Dunque nel Salento la platea degli aventi diritto è risultata più estesa delle altre asl poiché nella provincia di Lecce tutto il carico assistenziale (diretto e indiretto) è stato affrontato non da ditte o società esterne, strutture convenzionate, ma dal personale dipendente dell’azienda sanitaria, in particolare:
lavoratori del presidio ospedaliero “Vito Fazzi”, dipendenti degli ospedali di Galatina e di Copertino e personale del dipartimento di emergenza urgenza. Tutti uomini e donne che sono stati i principali pilastri della rete di assistenza in ambito ospedaliero, mentre il governo dei servizi territoriali è stato effettuato dal dipartimento di prevenzione.

Indennità comulabile con quelle contrattuali
L’asl precisa inoltre che per tutto il periodo pandemico l’organico dei vari reparti, nel loro complesso, ha avuto il beneficio di accesso ad altri istituti, tra cui: il lavoro straordinario, la pronta disponibilità, la guardia attiva, le prestazioni aggiuntive e le indennità da rischio previste per particolari condizioni di lavoro. Queste indennità sono state corrisposte utilizzando i fondi ordinari dell’azienda, sulla base del lavoro effettivamente svolto. La premialità covid viene quindi a sommarsi a quelle previste da contratto e su citate, come peraltro previsto nell’accordo regionale.

L’Azienda, con l’approvazione dell’atto, ha comunque richiesto alla Regione Puglia un incremento degli stanziamenti al fine di allinearsi con quanto previsto nell’accordo regionale in merito al valore economico per singolo turno.

Roberta Grima
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