Al “Fazzi” dispositivi di protezione a macchia di leopardo

Al “Fazzi” dispositivi di protezione a macchia di leopardo

Mascherine richieste e non pervenute. Succede nel reparto di pneumologia dell’ospedale “Vito Fazzi”, anche nella neurologia e probabilmente in altri reparti, così come ci dicono che alcune ambulanze del 118, partono senza che il personale abbia tutte le protezioni del caso.

Su questa carenza era già intervenuto il sindacato nella persona di Franco Perrone, segretario territoriale della FSI – USAE che già i primi di febbraio aveva fatto richiesta alla direzione dell’asl salentina, di dispositivi di protezione individuale, per garantire il personale dipendente (medici, infermieri, autisti, oss, autisti di ambulanza), a fronteggiare il rischio di contagio in sicurezza. Perrone aveva segnalato come sarebbero state violate tutte le norme sulla sicurezza del lavoro a discapito dei lavoratori che sono a contatto diretto con i pazienti, specialmente oss e infermieri.

In risposta alla richiesta di Perrone, il direttore sanitario dell’asl Roberto Carlà, aveva già chiarito che l’azienda aveva fornito di dispositivi di sicurezza le varie farmacie ospedaliere e distrettuali dove il personale avrebbe eventualmente fatto richiesta per ulteriore rifornimento, dei presidi di protezione.

A distanza di tre settimane, il problema rimane e anche questa volta ad intervenire è un altro sindacalista: Gianni Palazzo della USB che chiede con urgenza alla direzione dell’azienda sanitaria, di dotare tutti i lavoratori dei dispositivi di protezione individuali prescritti dalla legge, contro il rischio da infezione agenti biologici.

Non solo, Palazzo sollecita l’asl a informare tutto il personale del comparto, compreso quello della partecipata SANITASERVICE e di tutte le ditte dedite alla mensa, lavanderia, ai servizi che compartano comunque un contatto diretto e non con i pazienti, tramite la diffusione capillare delle linee guida diramate dal Ministero della Salute, nonché dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, riguardanti misure di prevenzione e sicurezza da adottare per scongiurare il pericolo di infezioni.

Viene chiesta inoltre dalla USB l’attivazione di corsi di formazione per i responsabili addetti al pronto intervento, oltre a consocere quali misure siano state adottate dall’asl salentina, riguardo la gestione dell’emergenza da contagio nei pronto soccorso dei presidi ospedalieri.
In particolare – si legge nella missiva di Palazzo – si chiede di sapere se il personale sia stato portato a conoscenza del protocollo per la gestione dell’emergenza CORONAVIRUS e soprattutto se e quali disposizioni speciali siano state dettate agli addetti alla vigilanza i quali, sono di fatto i gestori della prima accoglienza dei cittadini e dei loro familiari, come tali sono i primi ad essere in contatto diretto con i pazienti ed eventualmente esposti al rischio, constatato che ogni pronto soccorso ha adottato misure prevenzionali diverse, atteso che a tutt’oggi non risulta siano stati neanche consegnati i dispositivi individuali di protezione minimi ai lavoratori addetti alla sorveglianza.

Serve soprattutto – aggiunge Gianni Palzzo – il contollo affinché chi di dovere sia informato e attrezzato di misure di protezione adeguate, che forse – continua il sindacalista – si sarebbero dovute prendere per tempo. Forse bisognava organizzarsi prima, senza aspettare necessariamente che il coronavirus entrasse in Italia.
Adesso che c’è bisogno di più dispotivi, sembra infatti che per esempio le mascherine non arrivino perché sarebbero terminate.

Roberta Grima
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