Internalizzazione 118, Lecce ritarda, la protesta dirotta a Bari

Internalizzazione 118, Lecce ritarda, la protesta dirotta a Bari

Si sposteranno a Bari gli autisti e i soccorritori del 118 salentino in servizio presso le tante onlus, che erogano il servizio per l’Asl leccese. Il 5 marzo prossimo, il personale protesterà davanti al palazzo della regione, dalla quale si attende una risposta in merito all’internalizzazione dei lavoratori e volontari, con il passaggio dalle associazioni on lus, alla società partecipata dell’azienda sanitaria SanitàService.

Il trasferimento per così dire, del personale sarebbe dovuto avvenire già da molto tempo. Sin dal 2008 la Regione aveva stabilito che uno dei primi servizi esterni all’azienda sanitaria da rendere interno, doveva essere proprio il 118. Decisione poi confermata nelle successive linee guida che l’amministrazione regionale dettò alle società delle aziende sanitarie. A giugno 2020 lo stesso Emiliano aveva dato il via all’internalizzazione dei lavoratori precari, come quelli in servizio del 118 presso onlus o pseudovolontari.

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A distanza di oltre dieci anni, nulla è stato fatto, se non il passaggio a SanitàService del personale delle ditte private Ikebana e Melelo che erogano il serivzio di emergneza – urgenza. Il ricorso fatto davanti al tar da parte delle ditte private, è stato respinto e se tutto procederà senza intoppi, i 53 lavoratori del privato, passerrano alla società a capitale pubblico, a partire dal 1 marzo.

Per gli altri lavoratori in serivzio al 118, ma presso le onlus, è ancora tutto in alto mare. “Lecce é l’unica azienda che ancora non si é adeguata, in altre asl – dichiara Gianni Palazzo, esponente della USB – sono partite le internalizzazioni, a Foggia per esempio.” ” A Bari – aggiunge Gianluca Albergo della FIALS – é stata emanata la delibera che dà il via alla procedura e stiamo parlando dell’azienda sanitaria con più postazioni 118 e più personale da assorbire, rispetto ad altre Asl come Lecce, che invece ritarda e come la Bat che si é rifiutata di internalizzare il servizio.”

I ritardi di Lecce sarebbero da attribuire all’attesa da parte dell’Asl, dell’autorizzazione regionale. Il 12 febbraio scorso, l’azienda sanitaria salentina, ha mandato a Bari il piano operativo per l’affidamento a SanitàService delle postazioni afferenti l’emergenza – urgenza sul territorio. Il documento é stato inviato agli uffici regionali per l’approvazione della spesa preventivata affinchè l’Asl potesse effettuare gli adempimenti necessari. Alla luce di quanto detto, l’azienda sanitaria ha chiesto alla USB rappresentante dei lavoratori, di sospendere il sit – in soprassedendo, ma il sindacato non ci sta e chiede di conoscere i tempi.

Bari intanto attende dall’Asl il business plan, documento che dovrebbe dimostrare il vantaggio economico che l’azienda avrebbe internalizzando il servizio, aspetto necessario per avere il nulla osta della Regione all’internalizzazione a parità di condizioni però. Nel caso specifico si tratta di migliorare le condizioni lavorative a costo anche maggiore ma con una qualità superiore a quella attuale. A cominciare dal personale che non sarà più costituito da volontari e qualche dipendente, ma solo da personale stipendiato, con ferie, malattie, pagate. Attualmente chi è in servizio nelle onlus nella psotazione 118, è nella maggior parte dei casi un lavoratore in nero a tutti gli effetti, finto volontario con tanto di turni e rimborsi.

Un trattamento economico e previdenziale ben diverso dai colleghi in servizio nelle ditte private che hanno una busta paga, con contributi, malattie e ferie. Per anni si è avallata una discriminazione tra lavoratori, per anni l’Asl ha pagato e continua a farlo, 23 mila euro alle associazioni di volontariato che, come tali, non dovrebbero lucrare se sono onlus, che rimborsano i volontari con 50 euro circa a turno e che pagano le spese: benzina, manutenzione mezzi, ecc…. Come lavora il personale volontario, a quanto ammontano queste spese non è sempre chiaro e legittimo.

“Certo é che internalizzando tutti in un’unica società come SanitàService – dice Gianluca Albergo della FIALS – si avrebbe personale regolarizzato, con dignità occupazionale, spese ammortizzate grazie ad una migliore razionalizzazione per esempio delle ambualanze, un altro vantaggio che si avrebbe con il passaggio nella società partecipata dell’Asl, é la facilità nel mobilitare i lavoratori da una postazione all’altra in caso di necessità, cosa che oggi non si può fare con postazioni affidate a on lus differenti.”

Dal regolamento regionale sappiamo che SanitàService può assoribre un servizio se l’Asl ne trae beneficio economico a parità di qualità o se c’è una spesa maggiore, con una qualità più elevata rispetto a quella garantita dai servizi esterni. A occhio e croce si tratta di spendere in questa prima fase circa 5 milioni di euro, come ci aveva riferito un mese fa, Luigino Sergio, amministratore delegato di SanitàService. In effetti calcolando i 23 mila euro che ciascuna associazione prende dall’Asl ogni mese (sono circa venti postazioni) e moltiplicando l’importo per 12 mesi arriviamo a poco più di 5 milioni di euro l’anno.

Se così fosse economicamente cambierebbe poco per l’Asl quindi, non così per le onlus che vedrebbero andare in fumo i 23 mila euro al mese e che certamente non gradiscono l’internalizzazione. Di contro invece Cosimo Dimastrogiovanni, direttore dell’ufficio convenzioni dell’Asl salentina, che a dicembre scorso si era detto pronto a prorogare la convezione alle associazioni onlus che invece vanno avanti di proroga in proroga, senza che venga bandita una gara proprio perchè l’Asl ha l’intenzione di internalizzare il servizio 118 in SanitàSerice. Il dirigente ci riferì anche che secondo lui i costi del 118 nella società in house, sarebbero stati superiori a quelli attuali, in considerazione dei contratti da stilare al personale di tipo AIOP ossia sanità privata.

Si prende tempo quindi, ma intanto la USB scende in campo e annuncia un altro sit – in di protesta a Bari, dove chiederà un incontro all’assessore alla sanità Dr.Lopalco e al direttore del dipartimento delle politiche della salute Dr. Montanaro.

Dall’altra prte c’è chi come qualche associazione, si chiede perché non considerare anche un’alternativa all’internalizzazione: quella di bandire la nuova gara per l’affidamento del 118 alle associazioni che lo garantiscono da oltre un decennio, con l’obbligo però di assumere il personale, se davvero l’Asl vuole contrastare l’attività in nero o finto volontariato. Sarebbe – dicono – anche conveniente dal punto di vista economico per l’azienda sanitaria, grazie alla legge del terzo settore.

Roberta Grima
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