18 settembre sciopero degli assistenti disabili, nelle scuole del Salento

18 settembre sciopero degli assistenti disabili, nelle scuole del Salento

“Impraticabile” – così é stata “liquidata” la procedura per inquadrare correttamente gli addetti all’integrazione scolastica dell’asl leccese, dal direttore amministrativo Antonio Pastore. Almeno così si legge nel verbale della prefettura di Lecce, dove il 23 luglio scorso, una delegazione dei lavoratori, ha incontrato il viceprefetto aggiunto, Giacomo Toma, insieme al loro rappresentate sindacale Dario Cagnazzo, della UIL – FPL.

Sciopero: il 18 settembre niente assistenza a scuola per i ragazzi disabili
I lavoratori e il sindacalista, hanno esposto al delegato prefettizio la propria rimostranza, circa l’errato inquadramento contrattuale, ad opera dell’azienda sanitaria. In ballo c’è il diritto alla studio di decine di ragazzi disabili, che a settembre vorrebbero frequentare la scuola serenamente, senza disagi, che si aggiungano alla loro già difficile condizione personale. C’è la preoccupazione dei loro genitori, che vorrebbero andare al lavoro, sapendo di poter lasciare i figli in classe, in mano a persone già conosciute e fidate.
Il rischio che a inizio anno scolastico, esploda come una bomba ad orologeria, la vertenza dei lavoratori sulla pelle dei bambini, é reale, visto che è stato già proclamato lo sciopero per il prossimo 18 settembre

Si chiamano i genitori dal lavoro per accudire i ragazzi, mentre gli assistenti guardano impotenti
I lavoratori, da anni aspettano di vedere rispettati i propri diritti, hanno svolto per 10, 20, 30 anni l’assistenza ai ragazzi, in molti casi crescendo con loro, accompagnandoli in classe, riportandoli a casa, prendendosi cura della loro igiene, imboccandoli quando l’handicap non consentiva l’autonomia. Hanno instaurato un legame profondo con questi alunni, un rapporto umano che ha sempre prevalso sulla burocrazia, facendo si che i lavoratori svolgessero l’assistenza, pur avendo un contratto da addetto alla pulizia. Hanno così garantito la continuità di un servizio a loro rischio, perché privi di tutela giuridica e l’asl ha potuto sempre contare su questi dipendenti. Ora queste persone, chiedono di essere tutelati giuridicamente, perché non lo sono stati per tanto tempo e non si può continuare – a loro dire – a lavorare nell’irregolarità, tanto più che a gennaio 2019, il direttore del di psichiatria infantile, loro diretto superiore, ha mandato comunicazione di non svolgere più assistenza alle persone. Dunque durante l’anno scolastico appena trascorso, i ragazzi da un giorno all’altro, hanno visto che, chi sino a quel momento si era preso cura di loro, li guardava impotenti, mentre la scuola si è stata costretta a chiamare il genitore dal lavoro, per andare ad accudire il figlio nei casi di necessità.

Una sentenza che dà ragione ai lavoratori, disattesa dall’asl
L’asl però non vuole sentire ragioni di regolarizzare i contratti al personale, evitando questo paradosso. Sono state convocate decine di riunioni a Lecce e a Bari, presso l’assessorato, ma con un nulla di fatto. Pastore, direttore amministrativo dell’azienda sanitaria, nell’ultima riunione in prefettura, ha chiarito che l’inquadramento secondo le funzioni effettivamente svolte da questo personale, non è praticabile; almeno fino a quando non ci sarà la sentenza definitiva della Corte di Cassazione. Alcuni lavoratori ausiliari infatti, hanno fatto ricorso al tribunale amministrativo che ha dato loro ragione, con la sentenza della Corte di Appello, per cui devono essere inquadrati nella categoria superiore, passando dalla A di ausiliario, alla B di OTA (operatore tecnico assistenziale), visto che la legge stabilisce l’inquadramento contrattuale, in base alle funzioni svolte, indipendentemente dal titolo.

Dario Cagnazzo UIL FPL

C’é da dire che oltre ai ricorrenti, ci sono tanti altri colleghi che hanno diritto ad un livello anche superiore alla B, visto che nel 2015 hanno espletato un corso regionale per OSS, ottenendo quindi a tutti gli effetti il titolo corrispondente per svolgere il proprio lavoro.

Una lotta tra poveri
“Probabilmente – riflette Dario Cagnazzo – l’azienda sanitaria è in difficoltà, perché teme di creare un precedente per il personale ausiliario, che lavora negli ospedali. Inquadrare i dipendenti dell’integrazione scolastica, non significa però dover fare lo stesso per tutto il personale ausiliario. Quello dell’integrazione scolastica – riferisce il sindacalista – ha infatti sostenuto una selezione interna per la categoria B, selezione bandita dalla stessa asl e per questo che i lavoratori chiedono il rispetto di quanto ottenuto con un concorso: l’assunzione in categoria B. I colleghi ospedalieri ausiliari anche loro, pur svolgendo mansioni non dovute, per coprire la carenza di OSS, dovrebbero prima superare una prova e una valutazione interna e poi rivendicare il diritto di essere contrattualizzati in categoria superiore.”

Roberta Grima
ADMINISTRATOR
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