118, medici pronti a dimettersi, ma c’è l’impegno dell’asl Le

118, medici pronti a dimettersi, ma c’è l’impegno dell’asl Le

Hanno già firmato le dimmissioni dalla loro attività, a partire dal prossimo mese: sono decine di medici del 118 pugliese, che lavorano in convenzione con le asl. Solo a Lecce si contano una ventina di professionisti dimissionari, salvo non cambi il contratto di lavoro. Si tratta di medici che da anni lavorano in convenzione, nelle varie postazioni di emergenza – urgenza, dislocate sul territorio. Un rapporto di lavoro molto diverso da quello di dipendente, che prevede tfr, tredicesima, il pensionamento tra i 65 e i 67 anni, uno stipendio mensile e sopratutto una stabilità che non tutti i convenzionati hanno. Questi ultimi in gran parte sono con contratto a tempo determinato, e anche quelli convenzionati definitivamente, non ricevono gli stessi trattamenti economici e sindacali dei colleghi dipendenti dell’asl. Per questo stamattina i medici di Lecce, hanno protestato davanti la palazzina della direzione dell’asl.

Con loro il rappresentante sindacale Floriano Polimeno, segretario provinciale della CGIL. Il 118 da tempo aspetta una seria programmazione – ha detto il sindacalista – che ha ricordato l’idea di un’unica agenzia regionale, la REU, pensata ai tempi di Ruscitti, ex direttore del dipartimento pugliese della salute, come centrale coordinatrice del 118 su tutta la Regione. “Andato via Ruscitti – ha detto Polimeno – l’idea della REU si è arenata e si è cominciato a parlare di sanatoria e poi di stabilizzazione. Quest’ultima ha coinvolto per prima il personale delle ditte private Ikebana Meleleo, soccorritori e autisti per i quali il passaggio da privato a pubblico, era contrattualmente più semplice, ma neppure questa procedura si è concretizzata, figuriamoci – ha concluso il sindacalista – per i medici convenzionati che hanno una situazione contrattuale più complessa, per procedere al passaggio da convenzionato a dipendente.”

Eppure nel 2018 l’allora direttrice generale dell’asl salentina Silvana Melli, aveva scritto una nota alla Regione per chiedere l’applicazione delle leggi regionali del 9 agosto del 2016 e del 28 marzo 2012 che consentivano di assumere il personale.

Non solo, ma “il presidente Michele Emiliano il 28 maggio scorso, aveva espresso pubblicamente la sua volontà ad assumerci”- ricorda Vito Armenise, medico del 118 di Copertino. Nell’intervista rilasciata ad un’emittente di Barletta, il governatore aveva aggiunto che, visto che non tutti erano propensi all’assunzione nelle asl, poichè il contratto convezionato consente di svolgere altra attività oltre a quella del 118, avrebbe proceduto all’assunzione verso coloro che fossero stati disponibili e considerata l’importanza del servizio, avrebbe voluto personale stabile e inquadrato.

La situazione nella Bat
A distanza di sette mesi, la situazione è in alcuni casi peggiorata. Nella Bat le condizioni contrattuali hanno fatto scappare diversi medici. Su otto postazioni medicalizzate, due sono di tipo INDIA, ovvero senza medici, le altre lo sono spesso nei giorni festivi. Intanto a fine mese, tre professionisti lasceranno le rispettive postazioni, perchè sono entrati nei corsi di specializzazione che daranno la possibilità di essere poi assunti nei pronto soccorso ospedalieri.

Il passaggio da convenzionato a dipendente non sarebbe possibile
Ciò che ha dichiarato Emiliano a maggio scorso infatti, non sarebbe attualmente possibile, stando a quanto riferito da Vito Montanaro ad un medico convenzionato. Legalmente infatti non sarebbe possibile il passaggio da lavoratore convenzionato con l’asl, a lavoratore dipendente dell’azienda sanitaria. Per essere assunti da quest’ultima, occorrebbe la specializzazione in medicina di urgenza, che molti medici del 118 convenzionato non hanno e il superamento di un concorso pubblico.

A meno che la Regione non introduca una nuova normativa, i medici convenzionati possono soltanto chiedere al governo regionale, di essere convenzionati a tempo indeterminato. La maggior parte sono professionisti che di anno in anno vengono convocati dall’asl di appartenenza, per firmare la convenzione. Un contratto che non dà garanzie di stabilità, non consente di accedere ad un mutuo, oltre a negare una serie di trattamenti economci, sindacali, come gli scatti di anzianità, la tredicesima, il tfr, che una convenzione non dà.

Dimissioni dei medici sospese dal direttore generale
Il problema è che se non si risolve questa vertenza, i medici gettano via via la spugna, come sta già accadendo. A Lecce su 85 lavoratori in pianta organica, ne sono rimasti 55, con quello che ne consegue per i cittadini. Nella giornata di oggi, quasi tutte le postazioni 118 del Salento erano in sofferneza. Su cinque medici previsti dalla normativa per ogni singola postazione, ne erano presenti: due a Campi, uno a Veglie, due a Copertino, altrettanti a Nardò, tre medici a Martano che saranno due dal prossimo mese, a Galatina tre medici su cinque, a Lecce sette su dieci, mentre a Ugento nessun medico a coprire il territorio in caso di emergenza. A fronte di ciò, altri venti medici firmavano stamane le loro dimissioni, da presentare in direzione generale. Dimissioni che però sono state sospese dal direttore dell’asl salentina Rodolfo Rollo. Il manager si è impegnato a fare da mediatore con Bari, chiedendo la possibilità di modificare i contratti convezionati precari, a tempo indeterminato.

Da Lecce a Taranto la situazione non cambia. Anzi forse peggiora. Qui i medici non hanno ancora ricevuto neppure l’indennità Covid promessa dal governo. Così come non hanno notizie del fondo destinato al 118 per formazione o copertura assicurativa. “Si tratta – ha spiegato il referente sindacale Cosimo Lonoce – di circa 1000 euro a medico, qui a Taranto siamo 84, quindi 84mila euro stanziati dalla Regione per avviare progetti relativi al servizio emergenziale, per investire in formazione o per copertura assicurativa. Basti pensare che non esiste per noi, una polizza sul rischio biologico che dobbiamo pagarci eventualmente di tasca propria, così come l’assicurazione ordinaria. Su quest’ultima però l’azienda sanitaria ci ha assicurato di essere coperti, anche se noi – conclude Lonoce – non abbiamo letto nulla in merito. Per questo, tramite le vie legali, stiamo cercando di andare a fondo per capire anche come comportarci in caso di contagio Covid, tutelandoci.”

Il malcontento versa in tutta la Puglia da Lecce a Foggia. Qui é stato chiesto, oramai due anni fa, un comitato aziendale monotematico per discutere le criticità del servizio, a Lecce, sono state inviate nove richieste urgenti all’azienda sanitaria per un incontro e oggi a dare supporto alla protesta dei medici salentini, anche qualche collega di Brindisi.

“Chiediamo progettualità sul 118 – ha detto la CGIL – cosa che manca da anni.”
La Regione – ha sottolineato Lonoce da Taranto – avrebbe il potere e la delega per competenza, di fare una scelta politica affinché le figure professionali possano avere una stabilità occupazionale alla dipendenze del sistema sanitario”

“Non è possibile – dicono i medici da Foggia – essere retribuiti 23 euro l’ora con tutti i rischi che sopportiamo, nel silenzio più totale, senza sapere che fine hanno fatto i soldi che la Regione ha stanziato proprio a noi del 118. Non vorremmo che l’asl li abbia utilizzati per altri scopi.”

Roberta Grima
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