118: i volontari si ribellano, si rischia il peggio in piena epidemia

118: i volontari si ribellano, si rischia il peggio in piena epidemia

Rischia di andare in tilt il 118, se le aziende sanitarie non provvedono a internalizzare il servizio affidato alle onlus convenzionate. Il personale volontario delle associazioni infatti, è pronto a scendere dalle ambulanze per protestare contro la nuova legge del terzo settore, che prevede un rimborso spese di 10 euro a turno e buoni pasto senza alcun altro tipo di contributo economico.

Finti volontari sulle ambulanze
Proprio sulla figura volontaria di autisti e soccorritori che ogni giorno sono in ambulanza, si gioca la partita. Chi lavora nelle onlus è nella stragrande maggioranza dei casi, uno pseudo volontario, si tratta di autisti soccorritori che lavorano a nero a tutti gli effetti, come già molti anni fa SanitàSalento scrisse. Il problema del finto volontariato é annoso e riguarda l’intero paese Italia. Si tratta di personale che lavora con tanto di turni, con orari prestabiliti, con rimborsi pari a 50 euro a turno, quindi con una sorta di stipendio mensile, che può arrivare a 500 euro e oltre. Non ci sono però ferie pagate, come manca la malattia e l’assicurazione come previsto in un regolare rapporto di lavoro. Proprio questi ultimi aspetti fanno adesso tremare le associazioni perché il personale che soccorre il cittadino, spesso con Covid o sospetto contagio, non solo si espone al rischio di contrarre il virus, ma non ha alcuna copertura assicurativa. Non ha diritto a indennità, non ha tutela e per di più si vede ridurre drasticamente il suo compenso.

Si rischia il Covid senza alcuna tutela
L’internalizzazione di questi finti volontari, rappresenterebbe un’assunzione a tutti gli effetti in un sistema integrato con la gestione pubblica del sistema sanitario regionale, significherebbe porre fine al lavoro nero e precario. Già da un decennio si parla di internalizzare il 118 nelle sanità service, le società partecipate delle asl, come previsto da regolamento regionale, ma nessuno l’ha fatto. Adesso però che questi autisti e soccorritori devono affrontare la Covid-19 e che ogni giorno metteno a rischio loro e la propria famiglia, non ci stanno più e chiedono di accelerare i tempi, per il passaggio a sanità service.

Serve il business plan
In alcune asl l’internalizzazione del 118 in mano alle onlus si sta avviando, nel senso che si sono attivate le procedure, che sono ancora in fieri, come a Foggia per esempio. A Lecce l’asl ha internalizzato al momento l’organico solo di ditte private, impegnandosi però a valutare l’eventuale internalizzazione dei dipendenti di onlus. Serve un business plan in cui si dimostri come, a parità di qualità del servizio, l’ente pubblico abbia vantaggio economico ad affidare il 118 a sanità service invece che alle onlus. Dietro questa proposta la Regione Puglia poi dovrebbe dare il nulla osta.

Certo una scelta del genere va a scontrarsi con gli interessi delle tante onlus che percepiscono poco più di 20mila euro al mese a postazione, sta di fatto però che le asl si sono impegnati. Quella di Lecce – ha ricordato Gianni Palazzo della USB – ha promesso di chiudere la partita entro l’anno, avere quindi un business plan da inviare a Bari.

“Vogliamo essere figure sanitarie a tutti gli effetti”
I lavoratori pseudo volontari intanto, sono stanchi di aspettare, la nuova legge del terzo settore è la goccia che ha fatto traboccare il vaso e chiedono di essere riconosciuti a tutti gli effetti come figure sanitarie. “Spesso – dicono – siamo i primi ad intervenire sul posto, capita il più delle volte ad essere i primi a fare le manovre di soccorso e avvisare in centrale. Abbiamo fatto dei corsi specifici, molti pagati di tasca propria, eppure la nostra figura non esiste. Gli OSS invece che salgano in ambulanza come soccorritori, pur avendo meno esperienza in alcuni casi sono comunque figure professionali sanitarie, giustamente riconosciute e tutelate, mentre noi siamo carne da macello!”

Roberta Grima
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