USCA : situazione a macchia di leopardo, pochi medici, ma c’é la telemedicina

USCA : situazione a macchia di leopardo, pochi medici, ma c’é la telemedicina

Non é facile, ma gli sforzi sono tanti per attrezzarsi contro il Covid. Una delle difficoltà è la reperibilità di medici, soprattutto per quanto riguarda le USCA (unità speciali di continuità assistenziale). Si tratta di squadre di specialisti dedicati alla presa in carico di pazienti positivi al Corona virus, che non richiedono il ricovero in ospedale, ma che é bene tenere sotto controllo.

Ebbene: le segnalazioni che arrivano dai territori, sono in alcuni casi di disservizi, rallentamenti, attese, addirittura di realtà dove le USCA non sarebbero neppure state attivate. E’ il caso di Foggia, dove la consigliera regionale Rosa Barone, ha ricevuto lamentele da cittadini e anche da medici, di mancata attivazione, tanto da spingere la stessa consigliera grillina e suoi colleghi del movimento 5 stelle regionali, a scrivere una nota al dipartimento regionale della salute, per sapere quante siano effettivamente le squadre dedite all’assistenza dei pazienti Covid a domicilio.

Da Bari come dalle singole asl non é arrivata ad oggi alcuna risposta in merito – si legge in un comunicato del movimento 5 stelle. Una scena già rivista – ci dice Rosa Barone – che anche l’estate scorsa, quando paventò il dubbio della mancata attivazione delle USCA, non ricevette alcun tipo di riscontro. “Ci risiamo, anche in questa seconda ondata del virus, non sappiamo se queste squadre di medici ci sono oppure no.”

A sentire l’assessore regionale alla sanità Pierluigi Lopalco, che abbiamo contattato telefonicamente qualche giorno fa, le asl avrebbero già dovuto attivare le USCA. “Sapevamo che sarebbero arrivati i contagi nei mesi autunnali e invernali e a fine estate abbiamo invitato ogni azienda sanitaria ad attivare le unità speciali di continuità assitenziale. Ora ogni direttore generale – dice Lopalco – ha una sua autonomia. Il tema delle USCA é legato alla reperibilità dei medici. Molti direttori generali – continua l’assessore – hanno avuto difficoltà a individuare personale disposto a svolgere quel lavoro, per poter mantenere attive le USCA. Oltre a ciò c’é da considerare anche la situazione come quella di Foggia, che ha un territorio di per sè complicato, difficle da coprire.”

Un bando troppo generico
“C’è da dire – sottolinea il segretario provinciale della FIMMG di Foggia, Pierluigi De Paolis – che la stessa amministrazione pugliese, in un primo momento non ha creduto in queste unità speciali di continuità assistenziale. Il bando infatti che venne pubblicato mesi fa, non specificava alcuna regola di ingaggio per i medici. Non erano contemplati per esempio quali fossero i dispositivi di sicurezza, così come i dispositivi di protezione individuale, come si sarebbe organizzata l’attività tutelando gli operatori nelle varie provincie e in particolare quella foggiana, una delle più estese di Italia, anche se con una popolazione di poco più di 600 mila abitanti, che comunque bisogna raggiungere in caso di bisogno.”

A Foggia 10 USCA entro fine mese
“Proprio per la poco chiarezza sulle garanzie e sulla sicurezza per il personale, il bando regionale ha riscontrato in un primo momento una scarsa adesione da parte degli stessi medici. Solo successivamente – ricorda il segretario della FIMMG foggiana – il bando venne integrato grazie all’entrata in servizio di giovani leve neolaureate, formate appositamente. E’ cosi che siamo passati dalle cinque USCA di fine aprile scorso, alle dieci attuali. Tra le fine di agosto e i primi di settembre infatti, l’asl foggiana ha costituito cinque USCA in più rispetto alle iniziali, tre fisse e due mobili con l’arruolamento di medici giovani neolaureati. Altre due USCA – aggiunge De Paolis – si potrebbero attivare in caso di necessità. Ad oggi tuttavia, il territorio foggiano può dirsi abbastanza coperto con queste dieci postazioni, tenuto conto anche che ogni squadra è composta da due medici e non da un medico e un infermiere come in altri territori. Il che significa che il numero di medici deve essere copioso, considerando che la domanda sta diventando esponenziale per i casi Covid da prendere in carico fuori dall’ospedale, stiamo lavorando perchè a fine mese dovrebbero essere operative le cinque USCA individuate un mese fa, che completeranno a breve il periodo di formazione.”

A Brindisi una sola USCA, ma ci si aiuta con il teleconsulto
Più critica la situazione a Brindisi con una sola squadra che ha sede a Ceglie, costretta a coprire tutta la provincia sino a San Piero Vernotico. “Ci sono pochi medici – dichiara Donato Monopoli segretario FIMMG di Brindisi – e l’asl ha avviato un avviso pubblico nella speranza di reperirne il più possibile senza limitazioni come era nel primo bando, al quale potevano aderire soltanto medici di medicina generale. Con la seconda versione del bando, qualunque medico può fare domanda per lavorare nelle USCA, nel frattempo l’asl brindisina ha portato il monte orario dell’unica USCA operativa, da 18 a 36 ore settimanali. Un grosso aiuto lo danno i medici di medicina generale in servizio e che fanno da filtro, in modo che i colleghi dell’USCA si recano dal paziente solo quando è davvero necessario. Nella maggior parte dei casi, sono i medici di base a gestire i pazienti a domicilio, tramite consulto telefonico o telemedicina. “Attualmente – ha detto qualche giorno fa il dottor Monopoli – stiamo gestendo 543 persone con tampone positivo che quindi vanno monitorati. Ovviamente si tratta di persone in condizioni non gravi che non richiedono il ricovero ospedaliero e che possono essere assistiti a domicilio. Solo quando é richiesta la visita, allora vengono allertati i colleghi delle USCA meglio attrezzati con dispostivi di protezione per evitare rischi di contagio.”

Utile anche la telemedicina
Altro ruolo prezioso è quello degli pneumologi di Ostuni. Dalla pneumologia dell’ospedale della città bianca, escono specialisti per recarsi a casa dei pazienti Covid, per sottoporli ad ecografia polmonare per vedere l’eventuale presenza di polmonite o meno. Un ruolo decisivo per individuare complicanze o situazioni che si aggravano e che a quel punto richiedono l’ospedalizzazione. Per sopperire alla presenza di una sola USCA, Brindisi si è organizzata con la telemedicina, grazie proprio alla FIMMG, che ha dato la possibilità ai medici e quindi ai pazienti, di scaricare l’applicazione “Ciao dottore”. Un sistema che consente di inviare al proprio medico curante, i parametri vitali: saturazione, temperatura, pressione, frequenza cardiaca e respiratoria. I valori vengono inviati telematicamente al medico che può leggerli e stabilire il da farsi.

Otto USCA in tutto il Salento
“Nel Salento – dichiara Antonio De Maria vicesegretario vicario FIMMG Lecce – sono operative otto squadre che – devo dire – funzionano. C’é una buona collaborazione tra noi e i colleghi che rispondono alle nostre segnalazioni nei casi che riteniamo debbano essere sotto controllo. Tuttosommato le squadre sono sufficienti, la situazione non è quella del marzo scorso, la gestione dei pazienti è più fattibile. Molti di noi sono attrezzati di dispositivi di sicurezza per vistare i pazienti, sappiamo cosa fare e la situazione si può affrontare. Si parla di pazienti che nel 95% dei casi sono positivi asintomatici, quindi basta seguirli anche a distanza, non abbiamo casi tali da richiedere visite, che comunque farebbero i colleghi delle USCA perchè meglio attrezzati.”

Le unità speciali di continuità assistenziale, ricordiamo, hanno il compito di visitare a casa il paziente positivo che non ha bisogno di ricovero e quando il medico di base ritiene sia necessario, allertando le squadre speciali. Le USCA hanno anche il compito di recarsi a casa della persona sospetta per sottoporla al tampone, se questa persona è impossibilitata a recarsi nelle postazioni dove vengono eseguiti i tamponi. Certamente le USCA non vanno a controllare lo studente con la febbre, se questo non ha sintomi sospetti o non ha avuto contatti con persone positive. Chi si lamenta, deve capire quale é il ruolo preciso delle USCA, “chi denuncia rallentamenti – ha detto il dottor Monopoli segretario della FIMMG di Brindisi – deve sapere che ogni volta la squadra deve cambiare la sua divisa, indossare una nuova tuta, nuovi dispositivi, questo fa perdere tempo, ma é necessario.” “Spesso la gente vuole tutto e subito – ha continuato De Paolis da Foggia – ma non sa che non sempre le squadre sono sufficienti.” “E’ incomprensibile – ha aggiunto Antonio De Maria – chi parla a proposito delle USCA, di capitolo triste della sanità, come ha fatto il dottor De Giorgi, presidente dell’ordine dei medici della provincia di Lecce.”

“La questione USCA – ha proseguito De Maria – sembra un pò strumentalizzata. Basti pensare che solo in Puglia sono stati effettuati qualche giorno fa oltre 5300 tamponi, tra questi risultano 324 positivi dei quali 10 a Lecce. Non sono gravi in rianimazione, ma vengono monitorati da noi e dalle USCA. Ho esperienza di un buon funzionamento di collaborazione con le unità speciali di continuità assistenziale. A Galatina per esempio – continua De Maria – c’é stato bisogno di mandare una squadra a casa di una famiglia dove un componente é positivo al Covid-19, non vi è stata resistenza, rallentamenti o simili. Nessuna tensione, anche perché si tratta per lo più di casi lievi. Nel caso specifico, al paziente è stata riscontrata solo una rinite e tosse che viene comunque monitorata.”

In prossima uscita le linee guida per i medici di base
“La realtà delle USCA – continua il referente della FIMMG del Salento – la viviamo molto da vicino non solo professionalmente, ma anche sindacalmente: stiamo preparando delle linee guida per spiegare ai medici di base come comportarsi di fronte ai diversi casi Covid che si possono riscontrare. Indirizzi che presto i medici riceveranno secondo protocolli e linee guida stilate dalla FIMMG in collaborazione con la SIMG, affrontando tutte le sfaccettature di questa seconda ondata del virus.”

Asl Lecce e FIMMG daccordo sul bando per le USCA
Se dunque le prime USCA sono arrivate nel momento sbagliato, cioé alla fine della prima epidemia, sono tornate adesso nuovamente utili, tanto da essere prorogate almeno nel Salento, sino a tutto dicembre. Se inizialmente non è stato facile reperire medici, adesso sembra che questo problema si stia risolvendo grazie alla collaborazione tra Asl e FIMMG, proprio come avvenuto nella provincia di Lecce. Bisogna dare atto – continua De Maria – alla direzione dell’asl salentina, di aver ascoltato i suggerimenti della FIMMG, nell’integrare il bando in alcuni punti cruciali che, nella versione precedente, avevano fatto desistere i medici dall’aderire, con appena tre domande soltanto. Mancavano infatti garanzie per la sicurezza e protezione del personale, non era esplicitato quale fosse la sede delle USCA, tutti aspetti fondamentali che sono stati chiariti nella seconda fase e che evidentemente hanno convinto i medici. Lecce dunque ha applicato il protocollo del comitato aziendale concretizzandolo a pieno, con i dispositivi di sicurezza necessari per le visite e i tamponi da fare a domicilio dei pazienti, con sedi USCA distinte da quelle delle guardie mediche, ecc…Non è un caso che nella fase due sono così arrivate nell’asl leccese, ben dieci domande di adesione da parte dei medici.

Roberta Grima
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