La nutrizione in oncologia. A Tricase il secondo ambulatorio della Puglia

La nutrizione in oncologia. A Tricase il secondo ambulatorio della Puglia

La nutrizione ha un ruolo fondamentale, perché le cure oncologiche abbiano il miglior effetto. E’ quanto emerso dalla tavola rotonda svoltasi sabato sera a palazzo “Gallone” a Tricase, in occasione della presentazione del nuovo ambulatorio di nutrizione oncologica, aperto nell’ospedale “Panico”.

Tra i relatori, Giacinto Miggiano, direttore dell’unità operativa complessa di nutrizione clinica, del “Gemelli” di Roma. “Abbiano osservato – ha detto il professore – che molte delle persone decedute di cancro, erano mal nutrite, ovvero non mangiavano nel modo giusto. Le malattie oncologiche sono purtroppo la seconda causa di morte, dopo quelle cardiache. Una persona che mangia male, si ammala e facilita l’insorgenza di altre patologie, proprio come quelle oncologiche. Se poi la persona avendo una neoplasia, continua a non seguire uno stile di vita sano e soprattutto non segue un’alimentazione corretta, le cure non avranno la miglior resa.”
Dunque, nutrirsi bene migliora gli effetti della chemio o radioterapia.

Nutrizione come preparazione alla chemioterapia
L’alimentazione giusta, prepara l’organismo ad affrontare la lotta contro il tumore. Un conto è sottoporre a chemioterapia o radioterapia, una persona alimentata correttamente, altro è se si arriva ai cicli di chemio e radioterapia, senza aver curato prima la nutrizione. Gli effetti sono profondamente diversi. “Chi è sottoposto ad una cura alimentare, avrà risultati migliori e in minor tempo. Diversamente da chi invece ha uno nutrizione errata, dovrà sottoporsi a cicli terapeutici più lunghi, prima di vedere gli effetti sperati.” E’ importante sottolineare che la nutrizione giusta non è uguale per tutti. Ogni paziente oncologico, avrà una suo piano nutrizionale personalizzato.

L’alimentazione funge anche da supporto durante le terapie. Il cibo, se assunto nel modo coretto, non é soltanto una sorta di preparatore per l’organismo, che deve avere le risorse necessarie, per sopportare le cure, ma gioca un ruolo importante anche durante i cicli di chemio o radioterapia. Spesso la persona a causa dei pesanti effetti collaterali, salta i cicli terapeutici o li rimanda, con una minore efficacia della cura. La nutrizione adeguata, comporta una riduzione degli effetti collaterali e quindi una maggiore aderenza alla terapia.

La nutrizione in chirurgia
Tutto ciò vale anche per gli interventi chirurgici. “Spesso chi arriva da noi in chirurgia per una malattia neoplastica, é già in ritardo. – dice il dottor Massimo Viola, primario di chirurgia al “Panico” di Tricase.
“L’organismo – aggiunge – é già provato e le sue risorse sono in depauperimento. Ciò perché la persona si reca dal medico, quando c’è già il sintomo e non sempre si riesce ad arrivare prima. In questi casi, il paziente ha due possibilità: i cicli di chemio o radioterapia e poi eventualmente l’intervento chirurgico o viceversa. In ogni modo – aggiunge Viola – la persona dovrà affrontare una battaglia, che si può vincere se ci si prepara, anche con la nutrizione adeguata, che può essere naturale o artificiale, a seconda dei casi.”

Anche per la chirurgia la nutrizione é importante non solo prima, per avere migliori esiti, ma anche dopo l’intervento, come dimostrato dal protocollo ERAS, stilato dalle società scientifiche. Anche in questi casi, si guadagna in salute e in termini di costi, perché si riducono i giorni di degenza, così come la spesa farmaceutica.

L’oncologo
“In appena un anno di mia attività qui a Tricase – ha dichiarato Emiliano Tamburini, medico riminese e primario di oncologia nel “Panico” – mi sono reso conto dell’esigenza pratica – clinica di implementare il servizio ai pazienti, secondo un modello emiliano, dal quale provengo. Da qui anche la necessità di un ambulatorio di nutrizione oncologica, al quale possono rivolgersi tutti coloro che devono sottoporsi a interventi addominali, ma non solo, alle terapie più aggressive, che richiedono un’alimentazione artificiale, coloro ai quali dobbiamo garantire un mantenimento, ecc..La domanda c’è – ha aggiunto l’oncologo – se si pensa che in appena un anno la chirurgia tricasina ha eseguito un centinaio di interventi, solo per i tumori epato-biliari.”

Il secondo ambulatorio in Puglia sulla nutrizione oncologica
Nato grazie alla sinergia tra ospedale “Panico”, unità complessa di nutrizione clinica del “Gemelli” di Roma, associazione “Le ali di Ale”, l’ambulatorio di nutrizione oncologica, é già operativo. Il secondo in Puglia, dopo quello del “San Giovanni Rotondo”, l’ambulatorio garantisce una presa in carico del paziente oncologico, qualunque tipo di tumore si tratti. La persona ha così accesso ad un unico percorso, con il beneficio di avere una valutazione da più specialisti, che “studiano” il caso sotto tutti i punti di vista, anche nutrizionale. Si tratta di una valutazione personalizzata, tenendo presente le differenze di genere, non solo tra uomini e donne, ma tra chi può permettersi cure a pagamento e chi no, tra chi è istruito e chi non lo è. Distinzioni che si traducono in effetti anche nello stato di salute di una persona.

La formazione come investimento sulla qualità
Il servizio ambulatoriale vanta specialisti adeguatamente formati. “Investiamo molto sulla formazione – ha dichiarato Suor Margherita Bramato, alla guida dell’ospedale tricasino – la sanità cammina sulle competenze degli uomini. Da anni abbiamo una scuola infermieristica, dopodicché ogni infermiere si specializza nel settore del quale si occuperà dopo, puntiamo molto sull’aspetto pratico. Stessa cosa vale per le altre figure. In particolare l’ambulatorio di nutrizione oncologica, si è potuto attivare dopo aver formato medici e non solo. Attualmente lavorano due biologi, la dottoressa Giusy Ferraro, responsabile della farmacia ospedaliera della “Pia Fondazione Cardinale Panico” e coordinatrice dello staff medico ambulatoriale, un chirurgo e una dottoressa. Tutti formati presso il master dell’università Cattolica di Roma in nutrizione oncologica. Master supportato dall’associazione “Le ali di Ale”.

Grazie ad un lavoro manageriale, e soprattutto ad un confronto tra i primari dei reparti e la direzione strategica del “Panico”, si é potuto ragionare su cosa e come offrire all’utenza, perché non vada fuori regione a curarsi. “Abbiamo puntato sulle competenze, ma anche sull’innovazione, sulla robotica – ha aggiunto Suor Margherita – certo non è facile investire quando i fondi della convezione, da parte del sistema sanitario regionale sono fermi al 2009, ma ci sforziamo comunque di crescere ulteriormente.”

Roberta Grima
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