Come gestire a domicilio i pazienti positivi al Covid. No antibiotici, si paracetamolo

Come gestire a domicilio i pazienti positivi al Covid. No antibiotici, si paracetamolo

Pacetamolo e vigile osservazione, queste sono le due cose da fare per curare a casa le persone affette da Covid. A specificarlo le linee guida ministeriali di qualche giorno fa. Il documento bandisce antibiotico e cortisone, quest’ultimo da usare solo nei casi gravi.

Le indicazioni del ministero della salute indicano che il paziente andrebbe visitato dal proprio medico curante o dall’Usca (unità speciale di continuità assistenziale) con le dovute protezioni, per valutare lo stato di gravità della persona e se ha bisogno di ricovero o meno.

Nel caso in cui il paziente non richieda il trasferimento in ospedale, va comunque monitorato. La vigile attesa della quale parla il ministero, é proprio il continuo controllo clinico dei parametri della persona positiva al virus, anche attraverso la telemedicina. Questo perché purtroppo le condizioni possono peggiorare nel giro di poche ore o pochi giorni, senza rendersene conto. La parola chiave é quindi seguire il paziente, che potrebbe avere un’insufficienza respiratoria, pur sentendosi bene fino a poco prima.

Il parametro più importante da tenere sempre sottocontrollo, è la respirazione, che va verificata con particolare attenzione nel caso in cui ci siano difficoltà respiratorie e misurando la presenza di ossigeno nel sangue arterioso. La misurazione può essere fatta facilmente con il saturimetro digitale, che si consiglia di acquistare anche in farmacia. Se la saturimetria scende sotto il 96%, allora é possibile che il paziente possa sviluppare un’insufficienza respiratoria ed è bene agire per tempo con l’ossigeno terapia, il cortisone da impiegare solo in questi casi e in determinate circostanze l’eparina. Nelle situazioni più gravi, il ricovero in ospedale.

Il cortisone quindi non va usato quando la persona positiva sta bene e ha solo sintomi simil influenzali, senza accusare difficoltà respiratorie. Usando nei casi lievi il cortisone che é soltanto un antinfiammatorio – ci spiegano gli infettivologi – si rischia di fare peggio, provocando al paziente quegli effetti collaterali che ha di per sè il farmaco, tra cui l’indebolimento delle difese immunitarie. Ciò significa che se il paziente positvo sta bene e prende il cortisone, potrebbe procurarsi proprio con questo farmaco, un indebolimento delle proprie difese e favorire l’insorgere della malattia Covid.

Anche l’antibiotico é bandito, perchè si tratta di una cura da usare contro i batteri e non i virus. Assumerlo significa rischiare gli effetti collaterali del farmaco, senza sconfiggere il virus. Bene invece il paracetamolo che serve a elimianre i sintomi lievi simil influenzali e poi il monitoraggio dell’ossigeno nel sangue con il saturimetro.

Ci sono situazioni però, in cui il saturimetro non è attendibile, quando a causa di alcune patologie, si hanno le mani fredde, tremori, alterazioni vascolari. In questi casi per avere il valore dell’ossigeno affidabile, occorre il prelievo. Naturalmente tutte queste circostanze vanno valutate dal medico o dall’Usca, che potranno stabilire anche se il paziente può curarsi attraverso gli anticopri monoclonali, somminsitrabili in ospedale.

Solo a determinate condizioni è possibile la somministrazione degli anticorpi monoclonali. Il protocollo ministeriale indica infatti che in presenza di polmonite o se si sta facendo ossigenoterapia, se si é ricoverati in ospedale, non è consentito ricevere la terapia, che invece può essere data in presenza di sintomi lievi, insorti da non più di dieci giorni prima, nelle persone con un’età superiore ai 12 anni e se hanno uno dei seguenti fattori di rischio:

avere un indice di massa corporea uguale o maggiore a 35
essere sottoposti cronicamente a dialisi peritonale o emodialisi
avere il diabete non controllato o con complicanze
avere un’immunodeficienza secondaria con particolare attenzione ai pazienti oncoematologici
avere un’età pari o superiore ai 65 anni (in questo caso oltre all’età deve essere presente un altro fattore di rischio)

avere un’età uguale o superiore ai 55 anni con una malattia cardiovascolare o cerebrale (inclusa l’ipertensione con concomitante danno d’organo) oppure una broncopneumopatia cronica ostruttiva o altra malattia respiratoria cronica

avere un’eta compresa tra i 12 e i 17 anni con una anemia falciforme oppure una malattia cardiaca congenita o acquisitia, o una patologia del neurosviluppo oppure una dipendenza da dispositivo tecnologico (per esempio ragazzi con tracheostomia, gastrostomia, ecc… ) infine ragazzi con asma o altre malattie respiratorie che richiedono medicazioni giornaliere per il loro controllo.

Le linee guida ministeriali sottolineano che non è stato dimostrato alcun beneficio della cura a base di anticorpi monoclonali nei pazienti Covid ospedalizzati, quindi in situazioni più gravi o che ricevono ossigenoterapia, mentre in condizioni più lievi, il trattamento di anticorpi monoclonali evita il ricovero e soprattutto la mortalità dei pazienti trattati.

Nessuna evidenza scientifica poi su un’eventuale azione preventiva del Covid con l’utilizzo di due antimalarici: l’ivermectina e la clorochina, quest’ultima gravata da rischi di serie aritmie.

linee guida ministeriali gestione a domicilio Covid

Roberta Grima
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