Perché la Puglia è arancione è la Campania é gialla?

Perché la Puglia è arancione è la Campania é gialla?

E’ montata la polemica dopo l’annuncio di Conte sulla differenza tra la Puglia regione rossa e la Campania invece zona gialla. Come mai – si domandano in tanti – la regione partenopea risulta più virtuosa, se così si può dire, rispetto al terriotrio pugliese ? La risposta sta nel fatto che il comitato scientifico di monitoraggio che lavora per conto del governo, ha tipicizzato le regioni italiane, in base ad una serie di indicatori, ventuno per l’esattezza, non c’è quindi soltanto il numero dei casi positivi come criterio di valutazione. Ragione per cui si può avere un territorio come la Campania, con un tasso di incidenza che indica 3.888 casi positivi nella giornata odierna che, pur essendo di gran lunga superiore a quella pugliese con quasi 1000 casi in più oggi, presenta però una velocità di trasmissione del virus più contenuta rispetto alla diffusione che invece si registra in Puglia.

In Puglia il virus corre più veloce a Brindisi
Qui infatti la contagiosità è molto elevata, il brindisino in particolare è l’area con un indice Rt al di sopra dell’ 1,5. L’Rt è appunto il parametro che indica la velocità di trasmissione del corona virus, stando a quanto spiegato dal presidente dell’istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro. Il parametro con un valore compreso tra 1 e 1,25, è considerato basso, il che significa che l’epidemia é ancora contenibile dal sistema sanitario. Il rischio dell’infezione invce é alto se il valore dell’Rt é tra l’1,25 e l’1,50, molto alto se é oltre l’1,50, come appunto si registra nella zona di Brindisi. Anche nelle altre aree della Puglia, la velocità del contagio è elevata, con valori che si attestano intorno all’1,50. Gli effetti di questa diffusione si vedranno tra qualche giorno con un incremento dei casi positivi. Solo Lecce e il Salento mantiene un valore entro la soglia di 1 – 1,25.

Mancano i letti per le altre patologie
Non c’è pero soltanto l’Rt a dettare la situazione covid nelle regioni, ma tra gli indicatori presi in esame dagli esperti del Governo, ci sono anche i dati di occupazione dei posti letto nelle aree mediche e nelle terapie intensive che possono determinare una zona rossa, arancione o gialla. La Puglia é ad un passo dal limite di saturazione dei posti letto disponibili in ospedale. “Oggi – ha detto l’assessore regionale alla sanità Pierluigi Lopalco a “Piazza Pulita” – il problema grave che riscontriamo è proprio quello della saturazione, per cui se dobbiamo ricoverare pazienti covid che poi guariscono, rischiamo che per 15 giorni di degenza per il paziente positivo, non abbiamo letti per altri pazienti con differenti patologie.”

Eppure Michele Emiliano già ad agosto aveva annunciato di aver varato il piano ospedaliero covid, con il raddoppio delle terapie intensive e l’incremento dei posti letto con 1.255 posti in più.
Poi anche aggiunto che evidentemente questi letti non bastano e che a peggiorare le cose ci sono state elezioni che certamente hanno tenuto impegnati lui e Lopalco. “Avevamo chiesto al Governo centrale – ha ricordato il presidente della Puglia – di anticiapre le regioanli a Luglio, ma Roma ci ha fatto fare le elezioni a settembre, questo ovviamente non ha aiutato.”

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Sta di fatto che oggi nel Salento per esempio ci sono ancora aree Covid incomplete (a Galatina), posti letto insuffucienti e in effetti la Regione ha imposto il blocco dei ricoveri programmati, consentendo solo quelli urgenti, proprio perchè non ci sono degenze sufficienti per tutti.

Serve personale
Nel Salento poi non solo non si vedono i letti in più dei quali parlava Emiliano, ma non si sono viste neppure le terapie intensive raddoppiate. “Ammesso poi che ciò avvenga – dice un medico – qui non abbiamo visto l’ombra di un’assunzione. Puoi aggiungere tutti i letti che vuoi, aprire il Dea o altri ospedali o reparti, ma se non ci metti il personale, come fai a far funzionare queste strutture covid ? Chi c’è a seguire queste degenze in più che vogliono mettere ? Glis tessi medici che sono al Fazzi, gli stessi infermieri e oss che lavorano lì vengono per una aprte trasferiti nel Dea, ma il numero è sempre los tesso a fronte di un aumento di pazienti.”

L’assessore Lopalco ha dichiarato più volte che i medici non ci sono – é un problema nazionale – ci ha spiegato, ma in alcuni casi le asl a cercare medici non ci hanno neppure provato. Anestesisti e rianimatori per esempio, sono tra le figure più richieste in questo momento di pandemia. L’Emilia Romagna, la Campania, la Lombardia, il Friuli Venezia Giulia e persino la Calabria, hanno bandito selezioni per arruolare medici. A fine mese scadrà il concorso bandito dall’asl Roma 6 per 14 anestesisti e rianimatori, oggi é scaduto il termine per il concorso per 20 anestetisti che andranno al “Cardarelli” di Napoli, 15 sono già stati individuati per la provincia partenopea, una trentina saranno in Lombardia e così via, ma la Puglia non compare. Neppure per gli infettivologi, altra specialità preziosa di questi tempi, sono stati banditi dei concorsi, eccetto che a Foggia dove l’ospedale “Riuniti” ha bandito una selezione per due posti, la cui domanda scade l’otto di questo mese. Nelle altre asl non si vede ombra di concorsi.

Eppure in questi giorni aprirà ad esempio, il quarto piano del Dea di Lecce, adibito ad ala covid. Con quale personale verrebbe da chiedere ? Quello che c’è già e che spesso è costretto a turni massacranti. Lo stesso problema verebbe da porsi quando aprirà la terapia intensiva di Galatina.

Come si intuisce quindi, a determinare il quadro di una regione non è solo il numero di casi positivi, ma anche una serie di variabili, comportamento più o meno virtuoso dei cittadini, strategie politiche eseguite o meno, ritardi sulla tabella di marcia oppure no, assunzioni, degenze sufficienti o meno, ecco forse anche per queste situazioni, non solo per il numero di contagi, ci meritimao per ora la maglia arancione !

Roberta Grima
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