Organizzazione sanitaria prima di scrivere l’atto programmatico

Organizzazione sanitaria prima di scrivere l’atto programmatico

Nessuna azienda sanitaria ha presentato l’atto aziendale, ovvero il documento che ogni azienda sanitaria presenta alla Regione, con un programma di quanto si intende offrire alla popolazione, in termini di servizi assitenziali. Un sorta di programmazione che, una volta approvata dal governo pugliese, può essere adottato dai direttori delle asl, che a quel punto prenderanno le misure relative a scelte, assunzioni, attivazioni e chiusure ecc…con l’ok del governo.

Si attendono le linie guida regionali
Non si comprende bene, perché questa prassi non è mai stata fatta.
“Le asl – ha detto il direttore del dipartimento regionale della salute, Vito Montanaro – stanno aspettando le linee di indirizzo che il governo della Puglia detterà loro e che sono da tener presente nella stesura dell’atto programmatico.”

Vendola le aveva scritte nel 2015
In realtà delle linee guida, dettate dalla Regione alle asl pugliesi, ci sono sin dall’era vendoliana. Il 29 aprile del 2015, viene pubblicata sul bollettino regionale, la delibera di giunta n°879, nella quale si legge che: “vista la rilevanza dell’adozione degli atti aziendali, per la revisione degli organigrammi e il contenimento dei costi del sistema sanitario pugliese, necessario per uscire dal commissariamento,”si ritiene opportuno procedere all’adozione delle linee guida, al fine di fornire alle aziende sanitarie, criteri condivisi per la stesura degli atti aziendali, nell’ambito dei quali potrà esplicarsi, l’autonomia organizzativa di ciascuna azienda sanitaria.”

Si potevano programmare i servizi sanitari già nel 2015
La giunta stabilisce quindi già nel 2015, che i direttori generali delle asl, sono tenuti ad adottare gli atti aziendali, nel rispetto delle linee guida, entro tre mesi dalla pubblicazione del provvedimento sul bollettino ufficiale, (aprile 2015). Sono trascorsi quattro anni e dei documenti programmatici, non vi è traccia. Eppure, l’atto aziendale di un’asl, costituisce lo strumento giuridico, mediante il quale, un’azienda sanitaria, definisce il proprio funzionamento in base ai criteri e principi emanati dalla Regione.

Lecce avrebbe già i dipartimenti, ma mancherebbe l’atto aziendale
A distanza di quattro anni, Lecce però si è mossa, ma tutta la programmazione dei servizi ospedalieri e non, la tipologia delle strutture organizzative, l’attivazione di unità complesse, semplici, semplici dipartimentali, eventuali declassamenti, potenziamenti o accorpamenti di strutture già esistenti, ogni cosa sarebbe stata individuata dalla direzione asl e proposta ai rappresentanti sindacali, prima ancora di aver scritto l’atto aziendale, ovvero il programma che si intende perseguire.

La CISAL: atto illegittimo
E’ quanto denuncia la CISAL che parla di procedura illeggittima. “Anche solo a logica – dice Giovanni D’Ambra, segretario provinciale della sigla sindacale – si dovrebbe prima fare un programma con quanto si intende raggiungere (atto aziendale) e poi in funzione degli obiettivi, stabilire l’organizzazione dei servizi. D’Ambra, da tempo infatti ripete come un mantra, che qualsiasi organizzazione si voglia intraprendere nella gestione dei servizi e delle strutture sanitarie, deve presupporre per legge, l’atto aziendale, che dovrà poi essere approvato dalla Regione, prima di essere effettivo. Diversamente, la scelta di assegnare incarichi, attivare strutture dipartimentali, chiuderne e declassarne altre, senza poter avere una programmazione a monte espressa nell’atto aziendale, rischia, per la CISAL, di essere fraintesa e apparire come mera distribuzione di premi ai prescelti, senza criteri e motivazioni, che invece un direttore generale di un’asl, deve indicare, così come chiarito nella linee guida del 2015.

Urge l’organizzazione dipartimentale nelle more dell’atto aziendale
“In realtà la bozza dipartimentale stilata dal numero uno di via Miglietta Rodolfo Rollo, è uno dei tanti passaggi che il direttore sta percorrendo, prima di arrivare all’atto aziendale” – ha detto Roberto Carlà – manager sanitario dell’asl salentina. “Per l’atto aziendale – ha chiarito Carlà – ci vorrà ancora un pò, si farà più avanti, quando faremo l’impostazione del budget, si tratta del documento conclusivo di un iter. L’organizzazione dipartimentale è invece precedente e propedeutico all’atto aziendale da presentare alla Regione. Abbiamo urgenza – ha detto ancora Carlà – di relizzare l’organizzazione dei vari dipartimenti, perchè in funzione di essi, deve essere creato un sistema di reti di servizi, nell’ambito degli ospedali e dei distretti.” Dunque l’organizzazione per dipartimenti nel caso dell’asl leccese, viene prima dell’atto programmatico, perchè come dice il direttore sanitario c’è l’urgenza di adottarla.

L’ok della Regione all’atto aziendale, solo se cambia tutta l’organizzazione
“Se si tratta di costituire un intero assetto organizzativo – ha spiegato Vito Montanaro, direttore del dipartimento regionale della salute – le asl non possono prescindere dall’atto aziendale, ma se l’organigramma resta invariato e si tratta di piccole modifiche, costituire per esempio un’unità, allora è possibile anticipare i tempi dell’organizzazione, nelle more di scrivere l’atto aziendale. Non solo, ma – aggiunge il direttore – l’assegnazione di un’alta professionalità o di un’unità semplice o dipartimentale, è una procedura che deriva dall’applicazione del contratto, nell’ambito di un atto già approvato. Se invece deve cambiare l’organizzazione complessiva: attivare o disattivare strutture complesse, cambiarne il nome, a quel punto la storia cambia e i direttori delle asl, hanno bisogno di comunicare il nuovo assetto ai rappresentanti sindacali. Se l’organigramma viene stravolto, è quindi necessario l’atto aziendale, approvato dalla Regione.”

Roberta Grima
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