Odontoiatria per disabili, i genitori incalzano il direttore Asl

Odontoiatria per disabili, i genitori incalzano il direttore Asl

Non ce la fanno più i genitori dei tanti ragazzi con gravi disabilità ad aspettare i tempi dell’organizzazione sanitaria, per avere un servizio di odontoiatria sociale. Un’attività riconosciuta nell’ospedale di Lecce sulla carta dal 2018, ma che di fatto arranca con tempi lunghi, tra mille difficoltà, costringendo i pazienti ai viaggi della speranza verso il nord.

Il nodo del problema é che l’odontoiatria sociale non é un reparto da diversi anni, dopo il pesnionamento del primario é stato dismesso. Non è neanche un servizio della chirurgia maxillo – facciale come dovrebbe essere, perchè quest’ultima non é mai stata attivata, dopo il pensionamento del primario nel lontano 1987.

Si va avanti a favori, per chiedere un diritto: quello alla salute
Morale della favola si va avanti tra favori, buona volontà dei medici e iniziativa dei singoli professionisti. Non essendoci un reparto a tutti gli effetti, il dottor Raffaele Piccinonno che si occupa di odontoiatria sociale, per persone non autosufficienti, quindi non collaborative, garantisce interventi sul cavo orale, chiedendo favori di volta in volta ai colleghi. Chiede al responsabile del blocco operatorio di avere delle sedute per questi ragazzi che hanno bisogno di interventi sotto anestesia, chiede il favore agli otorini di riservare un posto letto per chi deve essere operato o deve essere sotto osservazione dopo l’intervento, chiede ancora al primario otorino di provvedere all’ordine di materiale necessario per l’odontoiatria, visto che l’otorino risulta un reparto e come tale ha un codice identificativo e un centro di costo per effettuare gli ordini.

Tempi di attesa lunghi con pesanti effetti collaterali

A tutto ciò si è aggiunto negli ultimi mesi, anche il Covid-19 che non ha fatto altro che rallentare ulteriormente l’attività e quindi l’attesa per tanti ragazzi e persone gravemente disabili. Sono pazienti che il più delle volte non richiedono la semplice estrazione di denti, purtroppo le malattie rare o le patologie delle quali sono affetti questi ragazzi, possono comportare delle malformazioni sul cavo orale, se non si interviene per tempo. Ci sono malattie genetiche che causano già in tenera età l’assenza della dentatura, impedendo di mangiare se non alimenti liquidi. Ci sono situazioni che vanno trattate in tempi rapidi, i denti infetti possono causare infezioni dentali che a lungo andare danneggiano pesantemente il tessuto osseo, provocano neoplasie, malformazioni del palato, malattie congenite. Per non parlare del dolore e del fatto che in alcuni casi gli ascessi, se non trattati in tempo, portano setticemie o problemi cardiopolmonari.

La rabbia di chi sa che può essere curato in loco
Chiedere un intervento, una cura per questi ragazzi come fosse un favore, fa rabbia, lo sa bene il papà di una giovane donna affetta dalla sindrome di Duchet che, rivolgendosi al direttore generale dell’asl salentina Rodolfo Rollo, in un incontro del 29 luglio scorso, spiega perchè le parole non gli bastano più.

Un disabile prenotato da Gennaio senza intervento sino al 29 luglio
Come quest’anziano padre che lotta da 40 anni per la salute di sua figlia, c’è anche una madre che chiede di fare presto, perché suo figlio aspetta da Gennaio di porre fine alle sue sofferenze e poter mangiare come gli altri, ma la mamma si è sentita dire che non c’è ancora la sala operatoria disponibile, poi è arrivato il Covid e adesso é ritornata la difficoltà di avere disponibilità di sala operatoria e/o anestesisti. Una versione che non risulta al direttore dell’asl

C’è chi ha bisogno di posti dedicati e isolati
Per il direttore Rollo tutti coloro i quali hanno bisogno di interventi sul cavo orale o la dentatura, devono fare riferimento ai posti letto dell’otorino se adulti, della pediatria o chirurgia pediatrica se minori, posti dedicati non sono previsti. La cosa non piace a quei pazienti che invece per la rarità della patologia della quale sono affetti, richiedono degenze protette, isolate dal resto degli altri reparti, come le due donne presenti all’incontro e affette da intolleranza chimica multipla.

“Bisogna fare presto perchè sto mangiando le amalgame”
Una delle due ha urgenza di sottoporsi ad intervento perché deve togliere tutte le piombature presenti che le provocano intolleranza, per poi inserire una protesi, perché nel frattempo i denti rimasti le si stanno sbriciolando in bocca a causa della sua malattia. “Io – dice al direttore Rollo – sto ingerendo residui metallici delle piombature, perchè non riesco ancora ada vere la seduta programmata con la degenza isolata.”

Dal 2018 era stabilito l’istituzionalizzazione del servizio
Eppure nel dicembre del 2018, lo stesso Rollo all’epoca direttore sanitario dell’asl, insieme ad Antonio Pastore direttore generale facente funzioni, firmano la delibera n° 2791 prevedendo tra le altre cose l’istituzionalizzazione del servizio protesico. Quello che doveva essere il fiore all’occhiello dell’odontoiatria sociale, ovvero la possibilità di impiantere protesi per i disabili gravissimi, a titolo gratuito ovvero con il rimborso del sistema sanitario regionale, tramite asl, grazie a fondi dedicati che consentirebbero di pagare le protesi a prezzi calmierati. Tutto ciò é fermo da un anno, nonostante Lecce abbia un bacino di utenza vastissimo, essendo il primo centro di riferimento nel sud Italia a garantire simili prestazioni.

La delibera del 2018 stabiliva inoltre di istituire il servizio di odontoiatria sociale presso l’otorino, nelle more di trasferilo nel reparto maxillo -facciale previsto nel Dea. Era deliberato quindi un programma di sedute operatorie, con tanto di anestesisti e medici, di posti letto prestabiliti senza dover chieder favore a destra e sinsitra.

Tutte intenzioni confermate da Rollo durante l’incontro del 29, senza dire però che i direttori dell’asl avevano firmato anche di potenziare il servizio con medici, si da garantire un maggior numero di interventi, con un conseguente abbattimento delle liste di attesa.

Si favorisce Gallipoli a discapito di Lecce
“A distanza di anno e mezzo – dice Lucio D’Arpe presidente dell’associazione A.E.E.O.S.S., non si é visto nulla di quanto promesso, anzi abbiamo visto medici trasferiti ilegittimamente a Gallipoli, dove sino a poco fa nell’odontoiatria c’era un solo medico andato poi in pensione e dove per caso abbiamo scoperto l’esistenza di un servizio di odontoiatria sociale già istituzionalizzato come unità semplice, quando Lecce che lo era da tempo, è stata dismessa nonostante un’euqipe di medici con 4000 interventi solo nel 2019.

Per Rollo Gallipoli resta aperto per servire il sud Salento
Dunque nell’attesa che si attivi il reparto di chirurgia maxillo- facciale, resta l’ambulatorio di Gallipoli con un solo medico in sostituzione dell’ex primario andato in pensione. Un servizio – ha speigato Rollo che comunqeus erve il bacino di 400 mila persone del sud Salento che non sempre può arrivare al “Fazzi” per questo non va chiuso. A Lecce però si faranno sedute operatorie aggiuntive per smaltire tutti gli interventi programmati e saltati a causa del lock down, perchè è possibile – ha ammesso Rollo – che nel riprendere l’attività dopo l’emergenza Covid, abbiamo dato priorità alle urgenze, agli oncologici e ci siamo dimenticati della odontoiatria dei disabili.”

Al direttore Carlà il compito quindi di programmare le sedute convocando i responsbaili dell’odontoiatria, del blocco operatorio e dell’anestesia.
Resta intanto l’interrogativo di papà Biagio.

Roberta Grima
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