L’ISS sulle protezioni per i sanitari, non convince gli esperti

L’ISS sulle protezioni per i sanitari, non convince gli esperti

Entrare nella stanza di un paziente Covid con mascherina chirurgica, senza filtro e camice da sala operatoria basta a proteggersi dal contagio. Secondo l’ISS (istituto superiore di sanità) per assistere un paziente Covid, non è neccesario indossare dispositivi di protezione particolari, se non quelli base: mascherina e camice da sala operatoria, guanti e occhiali protettivi.

Sono indicazioni che lasciano stupefatti molti che lavorano in ospedale in prima linea, come si dice. L’ISS però aggiunge nel rapporto aggiornato al 14 marzo scorso, che gli operatori addetti all’assistenza diretta di pazienti Covid, possono indossare protezioni più alte quali: mascherine con filtro FFP2 o FFP3, camice idrorepellente e naturalmente visiera o occhiali protettivi, se sono previste però manovre tali, da provocare areosol come per esempio: intubazione del paziente, nebulizzazione del farmaco, broncoscopia, ecc…

Indicazioni dell’ISS presentate nella riunione Asl
E’ pur vero che si tratta di raccomandazioni e non di obblighi, che sono state presentate anche nella riunione tenutasi il 25 marzo scorso nella Asl di Lecce, dove il direttore generale Rollo, ha convocato i responsabili dei reparti più coinvolti dall’emergenza: malattie infettive, rispettivamente guidati dal dottor Romano a Lecce e Tundo a Galatina, il dottor Silvano Fracella per quanto riguarda il pronto soccorso del “Vito Fazzi”, il dottor Scardia per il 118 e il dottor Giuseppe Pulito per l’anestesia e rianimazione. Presenti anche Roberto Carlà e Giampiero Frassanito, i direttori sanitari rispettivamente dell’Asl e dell’ospedale di Lecce, il referente del dipartimento di sicurezza sul lavoro dottor De Filippis, il dottor Muratore per la medicina del medico competente, la responsabile della segreteria della direzione Sonia Cioffi, la dottoressa Caterina Montinari e per finire il dottor Antonio De Giorgi, a capo del servizio di protezione e prevenzione aziendale.

Proprio il dottore De Giorgi ha aperto la riunione distribuendo ai presenti un fascicolo con le raccomandazioni dell’ISS, in cui si evidenzia come il personale sanitario potrebbe recarsi sul posto contaminato, solo con i dispositivi di protezione individuale di base. Come dire mandiamo al macello tutti gli operatori sanitari, almeno stando a quanto dicono gli infettivologi, secondo i quali non è ammissibile fare tamponi o assistere pazienti Covid, senza maschere filtranti e tute protettive contro la contaminazione biologica. I camici monouso previsti dall’ISS non proteggerebbero in maniera completa perchè lasciano porzioni del corpo scoperte. Il virus sappiamo oggi, che si contrae per contatto e attraverso le goccioline di saliva che si depositano. Il virus infatti ha una dimensione di 5 micron risucendo a trapassare i tesssuti proprio come quello delle mascherine senza filtro o del camice, bloccandosi invece davanti all’azione filtrante di una mascherina FFP 2 o FFP3 o di una tuta idonea che copra tutto la figura.

Non solo, la mascherina semplice senza filtro è adatta a proteggere l’altro, quindi il fatto che nei luoghi pubblici venga usata da tutti è buona norma per evitare un possibile contagio, perchè ognuno difende il prossimo finendo per evitare la diffusione del virus. La mascherina FFP2 e FFP3 servono invece agli operatori sanitari per proteggersi dal paziente che arriva senza mascherina e che può avere sintomi quali la tosse. In questo caso il paziente eliminerebbe una carica virale di quantità maggiore rispetto a chi sta bene, carica di goccioline di saliva che non può essere facilmente trattenuta dalla mascherina chirurgica. Ecco perchè l’infermiere, il medico o l’operatore socio sanitario dovrebbe indossare la mascherina col filtro per proteggere sè stesso, visto che l’altro in tal caso non ha solitamente alcuna protezione.

Il 118 si era già ribellato alle raccomandazioni dell’ISS
“L’ISS – ci aveva riferito il 20 marzo scorso, il dottor Grecolini, medico del 118 e segretario provinciale della FMMG emergenza – ha confuso il nostro servizio con il semplice trasporto, noi non siamo un servizio taxi, ma interveniamo, soccorriamo e spesso intubiamo persone che chiamano, perchè la loro vita potrebbe essere a rischio. Non è raro effettuare manovre anche durante la corsa in ambulanza e non è un caso che qualche volta sui mezzi di soccorso si legge la dicitura “rianimazione mobile. Sentirsi dire che dobbiamo intervenire senza le adeguate protezioni, mettendo a rischio la nostra salute e la nostra vita, non ci stiamo, signfica essere carne da macello.”

Il documento dell’ISS a cui fa riferimento Grecolini, risale al 14 marzo e indica come dispositivi di protezione individaule le mascherine chirurgiche per gli operatori che entrano in una stanza contaminata, deputati all’assistenza diretta al paziente. Così come, chi deve fare i tamponi oro e rinofaringei possono farlo indossando le mascherine senza filtro, se non trovano quelle con filtro.

Dopo 14 giorni l’ISS aggiorna le raccomandazioni e rettifica che gli operatori che sono destinati all’assistenza diretta ad una persona positiva al virus, possono indossare mascherina chirurgica o FFP2 ovvero quella con filtro, in specifici contesti assistenziali, oltre al camice monouso/grembiule monouso, non più quindi idrorepellente come scritto nel fascicolo del 14 marzo, guanti, occhiali di protezione/occhiale a mascherina/visiera. Così come per chi é deputato ai tamponi oro rinofaringei si raccomanda di indossare mascherina FFP2 o chirurgica se non disponibile, camice/grembiule monouso, occhiali di protezione (occhiale a mascherina/visiera) e guanti.

“Le indicazioni – si legge nell’aggiornamento dell’ISS del 28 marzo – sono basate sulle conoscenze scientifiche disponibili, riguardo le principali modalità di trasmissione dell’infezione. Nell’aggiornamento è scritto anche che alcune istituzioni raccomandano in certi casi, l’utilizzo di Filtranti Facciali (FFP) per l’assistenza diretta ai casi Covid-19, sulla base di un principio di precauzione, pur in assenza di evidenze conclusive circa la possibilità di trasmissione del virus per via aerea, in casi non sottoposti a specifiche procedure in grado di generare aerosol, invitando comunque a tenere conto dell’effettiva disponibilità di tali DPI.” Sostanzialmente l’ISS ammette l’impiego da parte di alcuni enti di dispositivi di protezione facciali con filtro, pur non essendoci una comprovata validità scientifica che il virus si possa contrarre per via aerea. Ad oggi infatti sul Covid si sa che il contagio avviene per contatto, per cui ci si deve lavare spesso le mani e per droplets, ovvero goccioline di saliva microspiche che si depositano contagiando la superficie dove vanno a cadere. Ecco perché la mascherina col filtro è consigliata nelle manovre dove si liberano molte di queste goccioline creando areosol, ma non si considera che anche in assenza di manovre del genere il paziente potrebbe con la tosse per esempio, liberare comunqeu una quantità virale d aricheidere il filtro alla mascherina per protegersi.

Le tute protettive non sono contemplate
Delle tute protettive da contagi biologi che vediamo su tutti i telegiornali, l’ISS poi non fa cenno. Raccomanda invece camici o grembiuli monouso, anche in questo caso lasciando scettici gli esperti che ritengono non protettivi sufficientemente i camici che sono gli stessi che si usano in sala operatoria.

Della decisione ultima da parte dell’Asl in seguito alla riunione del 25 non è dato sapere, quello che si conosce ad ora, é che il dottore Scardia ha tenuto a sottolineare che gli equipaggi del 118, sono abilitati a manovre di tipo areosol e che come tali devono andare protetti adeguatamente quando intervengono a domicilo di un cittadino, che potrebbe essere positivo al virus.

Già qualche settimana fa SanitàSalento si è occupata del personale 118, che si ribellò alle raccomandazioni dell’ISS che l’Asl leccese recepì evidentmeente, mandando le squadre sull’ambulanza sprovviste di dispositivi di protezione adeguta per i casi Covid. Più di un’ambulanza rimase ferma dinnanzi alle chiamate da parte di pazienti Covid o sospetti tali. Il malumore fu tale che alla fine il dottore Scardia si vide costretto a bloccare le ambualanze sui casi di Corona virus, dopodicchè i dispositivi di protezione indiviuale arrivarono.

Roberta Grima
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