Investire nelle assunzioni, perché il riordino ospedaliero sia effettivo

Investire nelle assunzioni, perché il riordino ospedaliero sia effettivo

Per il piano di riordino, c’è ancora tanta strada da percorrere: servono soldi, ma sopratutto persone. Questo il parere del segretario provinciale della FSI – USAE Franco Perrone, che ha preso parte, insieme a consiglieri, rappresentati istituzionali e altri colleghi sindacalisti, alla convocazione della terza commissione regionale, sulla sanità, nella quale però, mancava proprio Emiliano.

Bisogna fare presto, entro la fine dell’anno attuazione del riordino.
“Il riordino – ricorda Perrone – dovrà essere attuato entro i 31 dicembre del 2020, data entro la quale ogni singola struttura sanitaria ospedaliera e territoriale, dovrà avere il proprio ruolo all’interno delle reti clinico – assistenziali ed emergenziali. Naturalmente, perché questo avvenga, é necessario avere la disponibilità di risorse economiche, per poter fare i giusti investimenti, primo tra tutti l’assunzione di personale.”

Posti letto in più, ma non con lo stesso organico
“Il riordino ospedaliero – fa presente Perrone – prevede 13.403 posti letto, contro gli attuali 11.806. Una differenza quindi di 1.597 degenze in più, così distribuite: +1053 posti letto per acuti, +280 posti letto di riabilitazione e +469 posti letto di lungodegenza. In particolare – aggiunge il sindacalista – per poter attuare l’incremento dei posti letto, la Regione Puglia ha bisogno di aumentare il personale dipendente, almeno di circa 7000 unità entro il 30/12/2020. Ciò dovuto a più fattori: la già cronica carenza di organico, con il blocco del turn over durato un decennio, l’attuazione del DL n°4/2019 sulla quota 100, che presto vedrà il pensionamento di un numero considerevole di personale dipendente, nelle singole AA.SS.LL. della Regione Puglia.”

Un esercito di medici e infermieri in uscita dalle corsie
“Sono circa 140mila gli operatori sanitari dipendenti del servizio sanitario nazionale, che a fine 2018 avevano raggiunto i requisiti per “Quota 100”. Di questi – sottolinea Perrone – oltre 40mila (tra il 22 e il 26% per i dirigenti e il 28 e il 35% per il personale non dirigente sulla base delle nostre stime effettuate, tenendo conto della percentuale di domande fino ad oggi presentate sul totale degli aventi diritto) sono tra i possibili ‘pensionandi’ con il nuovo meccanismo.

Franco Perrone FSI – USAE

I primi a segnalare il pericolo, sono stati i medici che avevano annunciato una fuoriuscita possibile, di circa 4.500 professionisti. Poi l’allarme rosso degli infermieri, la categoria più numerosa del Ssn, le cui previsioni sono state di una perdita di oltre 22mila unità. Assistenza più che a rischio quindi, soprattutto nelle Regioni che stanno peggio, quelle con i piani di rientro, dove le carenze di personale sono già gravi e pesano sui servizi: oltre il 35% di chi potrebbe andare in pensione con Quota 100, è nei loro territori.” La Puglia é dunque a rischio.

Va messa in conto anche la fuoriuscita di personale tecnico: circa 3.500 unità, quasi 2mila lavoratori con funzioni riabilitative e poco più di 1.300 persone, impiegate nella vigilanza e ispezione. Ci sono poi i dirigenti sanitari non medici, (farmacisti, chimici, fisici, psicologi ecc.) che perderebbero oltre 1.200 lavoratori.

Liste di attesa più lunghe e per chi resta in corsia si lavora al limite della legalità
“Una riduzione di personale così drastica – evidenzia il segretario della FSI – USAE – non può non determinare effetti quali: allungamento dei tempi di attesa, visto che ad assistere e curare i cittadini malati, sono i dipendenti del sistema sanitario, insufficienti ad oggi, rispetto alla domanda di salute. Ne consegue poi, un carico di lavoro spropositato per chi resta in attività, con buona pace del rispetto di turni, riposi, ferie e normative europee, con danno sopratutto per la sicurezza degli operatori e quindi dei pazienti stessi.”

Investimenti mirati
Ecco perché – conclude Perrone – poter garantire i servizi sanitari a tutti, con qualità, sicurezza, significa sapere dove investire: in particolare nelle dotazioni organiche che dovranno essere coerenti, con il ruolo che una struttura sanitaria ospedaliera o territoriale dovrà ricoprire nell’ambito del riordino sanitario regionale. Non basta – scrive Perrone – trasferire dei servizi da un polo ad un altro, per realizzare la nuova rete sanitaria, serve programmazione e risorse umane sopratutto.”

Roberta Grima
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