Il direttore del dipartimento regionale della salute risponde sull’assegno di cura

Il direttore del dipartimento regionale della salute risponde sull’assegno di cura

“Chi ha partecipato al bando per l’assegno di cura, sapeva le condizioni.” Cosi il direttore del dipartimento regionale della salute Vito Montanaro, a proposito delle critiche segnalate dal comitato “uniti per l’assegno di cura”, relativamente al bando di assegnazione che avrebbe dei criteri di assegnazione discriminatori, creando pazienti di seria A e di serie B.

“Abbiamo fatto una lettera di sollecito ai direttori generali delle Asl – ha riferito Vito Montanaro, direttore del dipartimento regionale della salute – perché concludano la valutazione delle domande pervenute per l’assegno di cura, che sono circa 12 mila in tutto. La maggior parte delle aziende sanitarie – aggiunge il manager – hanno concluso la procedura, ne restano tre che hanno da esaminare ancora poche pratiche, soltanto uno è più indietro, ma credo che nel giro di pochi giorni si arrivi a conclusione. La data di scadenza per comunicarci l’esito delle valutazioni è il 10 settembre.” Dopodicché ciascuna azienda sanitaria, potrà elaborare i propri elenchi tenendo distinti gli aventi diritto al beneficio economico e non, da coloro che saranno effettivamente ammessi tra gli aventi diritto, visto che le risorse economiche regionali, non saranno probabilmente sufficienti per tutti.

Non più repliche dell UVM (unità di valutazione medica) per chi non può migliorare la propria condizione
“Solo dopo questa fase – aggiunge Montanaro – potremo capire come comportarci sul da farsi: come preparare il nuovo bando, quali elementi inserire e quali no, evitando di ripetere eventuali errori commessi, come diverse valutazioni da un’asl all’altra, sulla stessa patologia. Cercheremo poi – ha continuato Montanaro – di evitare per quelle persone affette da malattie che non possono regredire – di replicare la valutazione medica. Il tutto con delle modifiche o integrazioni delle norme.

Evitare gli stessi errori nel futuro.
Quanto alle discriminanti denunciate dalle associazioni tra cui il comitato “uniti per l’assegno di cura”, Montanaro taglia corto: “chi ha partecipato al bando, ha accettato le condizioni, compresa quella di rinunciare al trattamento ABA per l’autismo, per avere un punteggio di 20 punti. Sebbene alcune rimostranze siano comprensibili e condivisibili, tuttavia occorre rispettare il bando perché così funziona.”
“Quello che più volte abbiamo ribadito – ha ricordato Montanaro – é che pur condividendo le difficoltà dei tanti familiari di persone gravemente non autosufficienti – dobbiamo rispettare il bando. Certamente faremo tesoro delle segnalazioni che le stesse associazioni ci hanno fatto per questo bando, per migliorare il futuro, sul quale lavoreremo da subito per poi incontrare le stesse associazioni, prima della stesura definitiva.

Manca la volontà politica
Non é del tutto soddisfatto Vito Tupputi, segretario regionale del comitato “uniti per l’assegno di cura”, che resta convinto della mancata volontà politica di rimediare alle criticità del bando. Chiedere di rinunciare ad un trattamento come quello ABA, fondamentale per l’autismo, significa rinunciare ad una terapia che rientra nei LEA(livelli essenziali di assistenza) e che come tale è un diritto. Se il governo pugliese si é reso conto di aver commesso alcuni errori nel bando, poteva rimediare con un atto deliberativo per esempio, che modificasse l’effetto del bando, così come é stato per il caso di quei pazienti che erano rimasti esclusi perché frequentanti centri diurni non specializzati, ma non per scelta personale, bensì per mancate risposte da parte del sistema sanitaro regionale.”

Roberta Grima
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