Emergenza Cardiaca nel tarantino, un viaggio di 50 chilometri

Emergenza Cardiaca  nel tarantino, un viaggio di 50 chilometri

Da oggi per chi ha un’emergenza cardiaca, c’é il rischio di fare una corsa disperata per 40 chilometri e più, prima di arrivare all’ospedale più vicino attrezzato di UTIC, unità di terapia intensiva cardiologica. Ieri mattina, l’ambulanza del 118 di Manduria, è partita verso Avetrana, proprio per soccorrere un uomo in pericolo di vita, con un grave problema cardiologico. La gravità del caso, ha costretto il mezzo di soccorso ad un viaggio disperato verso Taranto, dove si trova l’UTIC più vicina, nell’ospedale “Santissima Annunziata”.

Il caso di Avetrana é l’effetto del riordino ospedaliero che ha classificato l’ospedale “Giannuzzi” di Manduria, come struttura di base, quindi senza più UTIC, come era sino all’altro giorno, ma piuttosto un centro sanitario di tipo territoriale per i casi meno complessi, con servizi per lo più ambulatoriali.

Un territorio senza servizio di emergenza cardiologica
Sino a ieri però, Manduria era dotata di UTIC, il che significa che se il cittadino di Avetrana avesse accusato il malore ieri, l’ambulanza in pochi minuti, l’avrebbe portato al posto giusto, senza perdere minuti preziosi, visto che Avetrana dista da Manduria 10 chilometri. Una volta stabilizzato, il paziente verrà trasferito nel reparto di cardiologia che al “Giannuzzi” tutt’ora è in attività. A Taranto anche, ma proprio perché ospedale di secondo livello, ha un bacino di utenza più grande, con casi molto complessi, per cui spesso i posti sono insufficienti. L’uomo di Avetrana, molto probabilmente dovrà essere messo nuovamente sull’ambulanza per essere ricoverato quindi nella cardiologia di Manduria. Disagi, costi, soprattutto rischi per i pazienti, non solo di Avetrana, ma di tutto il circondario attorno Manduria, una decina di comuni, compresi in alcuni periodi particolari, quelli della costa salentina: Porto Cesareo, Torre Lapillo, ma anche San Pancrazio Salentino.

Se Manduria aveva sino a ieri un’UTIC, una ragione evidentemente c’era – dicono dall’ospedale – quella di dare una risposta per le emergenze a tutto l’hinterland orientale che diversamente restrebbe scoperto, aveva quindi un ruolo preciso che ora si sta cercando di strappare. Oggi, con il nuovo riordino ospedaliero, non c’è alternativa se non Taranto.

Una scelta senza molte alternative valide
Una scelta scellerata quella di togliere l’UTIC di Manduria secondo i consiglieri regionali Luigi Morgante e Francesca Franzoso, “da Bari – dice Morgante – mi avevano assicurato che la soppressione di reparti all’ospedale “Giannuzzi”, come appunto l’UTIC, di vitale importanza, si sarebbe effettuata solo dopo aver attivato il nuovo ospedale “San Cataldo” di Taranto e invece hanno anticipato i tempi. Temo a questo punto – ha continuato Morgante – che come si stata chiusa l’UTIC, verrà meno a breve anche la nefrologia e la rianimazione che secondo il nuovo riordino ospedaliero, non dovranno più esserci in un nosocomio di base.”

Mancano però nei casi gravi, le alternative ai cittadini dell’hinterland, anche se dall’Asl ribadiscono che a Manduria l’attività del reparto di cardiologia, continuerà a garantire, come fatto fino ad ora, l’assistenza in regime di urgenza/emergenza ed in regime di ricovero ai pazienti che afferiscono alla struttura. Come verrà garantita questa assistenza in regime di urgenza/emergenza non è scritto nel comunicato, che invece riporta il ruolo del reparto di cardiologia del “Giannuzzi”, all’interno della rete dei centri dell’ipertensione arteriosa, riconosciuta dalla relativa società italiana, come unico centro dell’Asl di Taranto, ma questa è un’altra situazione che poco a che fare con i casi acuti come l’infarto per esempio.

A proposito di infarto del miocardio, si legge nel comunicato stampa a firma dell’addetto stampa dell’asl tarantina – la cardiologia del “Giannuzzi”, fa parte anche della rete IMA (infarto del miocardio acuto), il che significa che il 118 della postazione di Manduria, sa a priori che in casi di infarto, deve recarsi immediatamente all’ospedale di riferimento, quello definito come HUB, attrezzato di tutti i servizi necessari, che nel caso specifico é appunto il “Santissima Annunziata” di Taranto, per cui nelle emergenze i 40 e passa chilometri di corsa disperata, restano.

Roberta Grima
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