Asl lontana dai medici. Per la FISMU serve il dialogo per risolvere annosi problemi

Asl lontana dai medici. Per la FISMU serve il dialogo per risolvere annosi problemi

Pochi posti letto, troppi professionisti precari, mancato rinnovo delle nomine e della riorganizzazione dei servizi, nessun dialogo con i medici da parte della direzione generale. E’ il quadro che fa la Federazione Italiana Sindacale Medici Uniti, sulla situazione dell’ospedale di Lecce e in particolare del dipartimento di emergenza urgenza.

“La direzione dell’asl salentina – dichiara Raffaele Gaudio, referente nazionale FISMU (federazione italiana sindacale medici uniti) pronto soccorsi – é sempre più distante dai suoi dipendenti, in particolare dai medici, in una posizione di autoreferenzialità, sempre più isolata e dirigista”, che assume decisioni rifiutando qualsiasi dialogo o confronto.

Mancano nomine a capo dei servizi sanitari
“Dal mese di Aprile – aggiunge Gaudio – l’azienda sanitaria non si confronta con le organizzazioni sindacali mediche. Non è normale. Soprattutto a cavallo di passaggi cosi delicati come quello della assegnazione degli incarichi, (che ricordiamo è adempimento contrattualmente dovuto e su cui pesano ritardi anche economici ormai ingiustificabili) da quelli apicali, agli incarichi di alta professionalità, mancano nomine e premialità Covid e piena applicazione del nuovo contratto collettivo nazionale del lavoro, come la riapertura delle attività ambulatoriali e chirurgiche. Certo, il tutto è nelle prerogative aziendali, ma – evidenzia Gaudio – al netto di pratiche arcinote, resta lo sconcerto di chi vorrebbe semplicemente dare il proprio contributo costruttivo, purché si agisca alla luce del sole, senza interessi che non siano quelli della cosa pubblica e della tutela dei medici”.

Azioni antidemocratiche dell’Asl
Gaudio accusa la direzione dell’asl leccese di un approccio antidemocratico, che risentirebbe a suo dire di “tanti ritardi e calcoli politici, senza porsi nell’ottica di intercettare invece le reali difficoltà dei medici e dare risposta ai bisogni pratici della categoria e del sistema, a quel lavoro aziendale ordinario/straordinario di medici, infermieri che tutti i giorni compensa i cronici deficit gestionali delle nostre strutture.” L’atteggiamento della direzione dell’asl di Lecce, sarebbe invece incentrato su decisioni calate dall’alto sugli operatori sanitari, in primis sui medici, senza avere con loro un confronto individuando i reali problemi da sciogliere, partendo dal basso per impostare una più efficace azione aziendale. ”

Serve una programmazione dipartimentale dei servizi che si intendono offrire
Gaudio parla di un’ulteriore “occasione mancata” per il rilancio della realtà ospedaliera di Lecce. “La riorganizzazione dipartimentale, è la sola dimensione organizzativa – gestionale, capace di determinare una efficace governance di una macchina così complessa, articolata e mastodontica quale quella dell’asl di Lecce. In tal senso va attivato il mancato rinnovo delle nomine dei capi dipartimenti e giù a cascata, dei direttori delle UOC (dei reparti ospedalieri o unità operative complesse). Seguono le nomine dei responsabili delle unità operative semplici dipartimentali, complesse, degli incarichi di alta professionalità (reale motore gestionale aziendale), nomine sulle quali – dice il sindaclaista – si discute da almeno un paio di anni, ma che inspiegabilmente restano invece al palo.”

“Tutto fermo, forse in attesa delle elezioni ? I problemi però nel frattempo si incancreniscono.” Primo tra tutti quello di non riuscire a ricoverare i pazienti che arrivano nei pronto soccorsi. “Per i medici – sottolinea il dottor Gaudio – è oramai la prassi avere pazienti in attesa di un letto per giorni e giorni, senza una dignitosa ricettività ricoveriale. Questa situazione oltre a creare enormi disagi ai cittadini, comporta un carico assistenziale per gli operatori sempre più insopportabile, anche in termini di rischi clinici.

Se non c’è il letto per ricoverare potrebbe essere colpa dell’organizzazione e non dei medici
Vale la pena ricordare che si è consolidata una giurisprudenza che, in presenza di impedimenti all’attività ricoveriale, individua responsabilità oggettive proprio nell’organizzazione”.
“Ebbene – annuncia polemicamente Gaudio – da ora in poi in ogni verbale di pronto soccorso, in scienza e coscienza, si scriverà dei rischi clinici e di esito della permanenza eccessiva di pazienti destinati ad essere ricoverati. Perché non bastano neppure lontanamente i 20 posti improvvisati di pneumologia – medicina o quelli di medicina ad alta intensità. La carenza negli organici resta, nonostante i provvedimenti tampone per l’emergenza Covid, ancora presente.”

Assumere i medici precari, prima che trovino di meglio e vadano via lasciando ulteriori carenze
“C’é poi il drammatico e annoso problema del personale insufficiente che rende ancor più drammatica l’ennesima estate, periodo in cui i lavoratori prenderebbero a turno le ferie, già procrastinate per il coronavirus. Buona cosa sarebbe – suggerisce il dottor Gaudio – che la Regione Puglia, sui decreti di stabilizzazione dei precari medici, assumesse un’ interpretazione flessibile della legge Madia, adottandone una sua applicazione più inclusiva, perché il rischio in assenza di prospettive, è di una fuga di questi medici precari a vita”. Servono uomini in sostanza e quindi assunzione a tempo indeterminato per evitare la fuga di quei pochi medici che ancora lavorano, seppure a tempo, nei pronto soccorso e che davanti alla prima occasione lasciano il Salento e vanno via.

Potenzialità inespresse, buona sanità mortificata, se inascoltata da chi amministra
“I dirigenti medici di questa azienda – conclude Gaudio – sono portatori di idee innovative, sono un bagaglio di progettualità purtroppo inespresse e misconosciute perché non esiste interlocuzione. Idee in grado di coniugare più efficacia e maggiori risparmi nella gestione aziendale. Una direzione con visione di futuro, dovrebbe dialogare e prevedere una sessione apposita su questi temi per raccogliere, valutare e se il caso implementare queste proposte, un esempio tra tutte, l’ospedalizzazione domiciliare.
E invece spesso vengono maturate dall’alto scelte che si fa oggettivamente fatica a comprendere. Le nuove prassi, in termini di modernità di visione, efficacia professionale, manageriale e progettualità, chiaramente ne escono mortificate”.

Roberta Grima
ADMINISTRATOR
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