Suona l’allarme ossigeno nel Dea

Suona l’allarme ossigeno nel Dea

E’ l’allarme presente nel Dea, che l’altra sera ha suonato inspiegabilmente. Erano circa le 22 quando la luce lampeggiante ha dato il segnale di quantitativo minimo di prtossido di azoto, gas medicale utilizzato nella respirazione meccanica di alcuni pazienti ricoverati nella pneumologia del Dea.

Prima dell’allarme c’era qualcuno che respirava con difficoltà
Proprio il personale in servizio nel nuovo plesso ospedaliero, aveva notato poco prima dell’allarme, che qualcuno tra i ricoverati aveva difficoltà respiratorie. Qualche minuto dopo e parte il suono stridulo e cadenzato dell’allarme, in seguito al quale sono partite una serie di telefonate ai referenti della ditta manutentrice lì presente, ai responsabili, al referente degli impianti, sino alla chiamata arrivata a Bari, giunta direttamente alla Air Liquide, ditta che eroga i gas medicali negli ospedali dell’asl salentina.

Ripresi gli interventi sospesi per verifiche tecniche
Cosa sia accaduto effettivamente non è dato saperlo, sappiamo che sono stati effettuati dei sopralluoghi da parte dei tecnici, mentre questa mattina nel “Vito Fazzi” sono ripresi gli interventi chirurgici che erano stati sospesi per verifiche tecniche, simulazioni, visto che il gas medicale che arriva al Dea, viene erogato dalla stessa centrale che fornisce ossigeno e azoto nel “Fazzi” ed è stato ritenuto opportuno controllare il funzionamento dell’impianto anche nei reparti dell’ospedale leccese.

Testimoni ci riferiscono anche che sempre nella giornata odierna, sono stati visti serbatoi della centrale criogenica del “Fazzi” e dell’oncologico dai fuoriusciva gas, come se il rubinetto dei bomboloni fossero aperti per svuotarli da gas in esubero. Una scena già vista mesi addietro e che di tanto in tanto si ripete anche in queste settimane. Non sappiamo se questo è voluto per ridurre il carico di gas, che comunque viene pagato dall’asl alla ditta o se invece c’è qualche problema nella centrale, o se invece è una prassi normale. Così come non sappiamo se l’allarme che l’altra sera è suonato segnalando riduzione di perossido di azoto, è dovuto ad una perdita, un guasto o se invece un semplice calo di pressione e niente di preoccupante.

I controlli sulla fuoriuscita di gas spetterebbe allo spesal dell’asl
Il comandante dei vigili del fuoco ingegnere Antonio Panaro, ci riferisce che l’aspetto impiantistico non è di loro competenza, ma che tenendo conto che i gas criogenizzati possono essere pericolosi per una fuoriuscita a getto che potrebbe provocare ustioni a chi è addetto allo scarico e carico dei gas, andrebbe effettuata una verifica più da parte dello spesal (servizio prevenzione e sicurezza sui posti di lavoro) della stessa asl che dal loro comando. Dunque la stessa asl dovrebbe controllare i serbatoi della ditta che fornisce il servizio all’azienda sanitaria.

“Farò fare le dovute verifiche in tal senso – ha risposto l’ingegnere Giovanni De Filippis e responsabile dello spesal (servizio prevenzione e sicurezza sul lavoro), quanto al perché ci sia questa fuoriuscita di gas – ha aggiunto De Filippis – non abbiamo le competenze per verificare gli impianti e la centrale che spetta più all’area tecnica dell’asl.

Dall’azienda sanitaria intanto aspettiamo un riscontro a seguito di email inviate l’altro giorno alla direzione sanitaria e all’ufficio stampa e oggi anche alla direzione generale. Invieremo a questo punto un’email all’ufficio dell’area tecnica per capire e informare correttamente su quanto accaduto.

Attualmente quello che è certo è che sia la centrale criogenica del Dea, che dovrebbe fornire i gas medicali alla struttura, che quella del “Vito Fazzi”, dovrebbero essere messe in regola stando a quanto rilevato dai vigili del fuoco.

Anche la centrale dei gas del “Fazzi” è da regolarizzare
Il comandante Panaro ha infatti confermato quanto già verificato nel 2019 in un sopralluogo effettuato nel Dea, ovvero la dotazione di ben due serbatoi nella centrale apposita. Quando tutto sarà in regola rispetto al progetto presentato al comando, l’asl potrà ottenere l’approvazione della scia (segnalazione certificata di inizio attività) presentata al comando – ci chiarisce l’ingegnere Panaro – e avere quindi l’accreditamento dalla Regione e la possibilità di trasferire i reparti dal “Fazzi” al Dea.

I tempi potrebbero essere brevi, ma non brevissimi, anche se la settimana scorsa, in un’intervista telefonica il dottor Rocco Palese, consulente della direzione generale proprio per l’organizzazione del Dea, aveva riferito che era intenzione dell’asl di spostare nel giro di pochi giorni (in questa settimana) la rianimazione del “Vito Fazzi”. Una dichiarazione che però stride con quanto spiegato dal comandante dei vigili.

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Roberta Grima
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