Secondo bliz della finanza nell’asl. Mancano dei documenti richiesti per il Dea

Secondo bliz della finanza nell’asl. Mancano dei documenti richiesti per il Dea

Nuovo sopralluogo della guardia di finanza nella direzione dell’asl di Lecce. Dopo il primo blitz del 28 aprile scorso, ieri militari si sono trattenuti diverse ore, per recuperare la documentazione che il personale dell’azienda sanitaria, non avrebbe consegnato e che invece gli inquirenti avevano richiesto.
Si tratta del fascicolo relativo al progetto per la realizzazione della condotta di collegamento, tra la centrale di gas medicali del “Vito Fazzi” e il Dea (dipartimento di emergenza e accettazione).

Un contratto per due edifici distinti
La guardia di finanza vuole vederci chiaro sul contratto prorogato dall’asl alla Air Liquide, ditta che non avrebbe vinto alcun appalto per rifornire il Dea di ossigeno. La Air Liquide infatti, fornisce il Dea, per effetto di una proroga di un contratto scaduto a dicembre 2019, ma che non comprendeva il nuovo dipartimento, bensì solo l’ospedale leccese. Si dovrà verificare quindi se questo affidamento sia legittimo o meno, visto che Dea e “Fazzi” sono due cose diverse e che l’Air Liquide avrebbe avuto un’estensione della sua attività da un plesso all’altro.

La perdita di ossigeno costringe a chiudere il Dea
Si dovrà verificare anche, se i lavori della condotta siano stati ben fatti o se invece avrebbero determinato effetti negativi sul rifornimento del gas nel Dea, visto che dopo appena una ventina di giorni dalla realizzazione dell’opera, si è registrata una piccola lesione nell’impianto del nuovo dipartimento di emergenza, attuale ospedale Covid. Qui infatti c’è da un mese una perdita di aria nell’impianto di ossigeno. Lesione che per essere riparata ed evitare uno spreco di gas e un incremento di consumo, richiede la chiusura del dipartimento di emergenza, il blocco del rifornimento di ossigeno. Il tecnico dell’azienda Rivoira, azienda che ha costruito l’impianto del Dea, ha constato infatti che essendo stato manomesso l’impianto, non é possibile riparare la perdita se non chiudendo tutto. Originariamente quell’impianto era pensato secondo un sistema ad anello, tale per cui é possibile continuare a garantire l’erogazione del gas, anche se c’é un danno su un tratto che verrebbe isolato. La realizzazione della condotta tra il “Fazzi” e il Dea, ha di fatto alterato tale sistema, per cui lla perdita del tubo non si può riparare se non chiudendo l’ospedale.

Una ventino le persone da dimettere
Attualmente nel Dea ci sono circa venti persone nella zona rossa, in questo fine settimana si sta valutando di dimettere coloro che sarebbero nelle condizioni di essere dimessi, gli altri evidentemente dovranno essere trasferiti altrove.
Il timore degli operatori sanitari del “Vito Fazzi”, é che queste persone tutt’ora positive al Covid, siano trasferite nei reparti dell’ospedale leccese, che adesso si sta riprendendo da un vero e proprio focolaio venutosi a creare precedentemente. I reparti come pneumologia e medicina 1 sono stati chiusi, proprio quest’ultima riaprirà lunedì dopo la sanificazione di queste ore e si teme che lì vengano sistemati i pazienti positivi del Dea.
E’ solo un timore per adesso, ma che ci siano state le prime dimissioni é un fatto. Si tratta dei pazienti più giovani non più intubati, che probabilmente continueranno la terapia nella loro abitazione. Si spera che non abbiano bisogno di assistenza ospedaliera e siano in isolamento per non contagiare nessuno.

Un rischio per i pazienti ?
La finanza intanto dovrà stabilire inoltre, se la realizzazione della bretella di collegamento tra i due plessi ospedalieri, garantisca pressione sufficiente per assicurare la giusta quantità di ossigeno in entrambi gli ospedali o se c’è il rischio che ciò non avvenga. Questo dato si evince solitamente dal collaudo che però non è stato fatto.

Il fascicolo che ieri i finanziari sono andati a recuperare in via Miglietta, riguarda tutto l’iter di questa condotta realizzata, che dopo appena due settimane dalla sua costruzione, ha visto il manto stradale sotto il quale è interrata, lesionato. Un’opera che come é noto non era prevista nel progetto originario, che invece prevedeva l’impianto autonomo del Dea, composto da due serbatoi.

In effetti la ditta Rivoira realizzò quell’impianto e a dicembre, per effettuare le verifiche di funzionamento, l’impresa installò un serbatoio che conteneva dell’ossigeno, che sarebbe stato utile in piena emergenza, nelle more di espletare una regolare gara per affidare il servizio. Invece la cosa strana, è che l’asl chiede, tramite una fitta corrispondenza con la ditta Rivoira, di smantellare il serbatoio criogenico.

La decisione fu avallata anche da Emiliano, con un’ordinanza del 6 marzo scorso, davanti la quale l’impresa non potette che eseguire quanto imposto. Perché si smonta un serbatoio in piena emergenza, quando poteva servire nell’immediatezza a ricoverare pazienti Covid ? E’ costato questo lavoro di smantellamento ? E quanto? Sono alcuni interrogativi ai quali la finanza cercherà di avere delle risposte.

La risposta del direttore generale
Una in verità l’ha data alla stampa il direttore generale dell’azienda sanitaria, dottor Rollo, il quale ha riferito che la rimozione del serbatoio, è stata una decisione nata dal fatto che il serbatoio serviva solo con lo scopo di fare delle prove tecniche. Proprio i vigili del fuoco – ha aggiunto Rollo – durante un sopralluogo a dicembre scorso, avevano avvertito che quell’impianto non corrispondeva al progetto originario. In realtà, come ha spiegato poi il comandante del corpo, Giuseppe Bernardo, dal verbale risulta che l’asl avrebbe dovuto aggiungere un secondo serbatoio, così come previsto e non lasciarne uno solo.

L’altro punto da chiarire è perchè l’Asl contravviene ad un’ordinanza regionale. La decisione di smontare un serbatoio per realizzare un collegamento con il “Vito Fazzi”, non è contemplata da nessuna parte, nemmeno nell’ordinanza di Emiliano che parla della necessità di smantellare, per installare un serbatoio di un’altra ditta. Non si parla quindi di condotta di collegamento neanche nell’atto regionale.

Parte dell’inchiesta:

11/03/20 Si smonta il serbatoio del Dea, per montarne un altro

12/03/20 Smontato il serbatoio di ossigeno nel Dea, pronto fra dieci giorni

17/03/20 Il nuovo serbatoio di ossigeno per il Dea, non può essere montato, ditta impegnata al nord

19/03/20 Sabato apre il Dea, ma solo una parte. Intanto si proroga il contratto per l’ossigeno

20/03/20 Dea e “Fazzi” un tutt’uno, così si dà l’appalto a chi lavora nel “Vito Fazzi”, anche nel Dea

23/03/20 Esposto alla finanza sul caso DEA

26/03/20 Sottratte mascherine con filtro da Copertino, per aprire il DEA ?

02/04/20 Dea, si corre per recuperare il tempo perso e salvare il “Fazzi” dal contagio

04/04/2020 https://www.sanitasalento.net/inchieste/e-attiva-la-rianimazione-terapia-intensiva-del-primo-piano-del-dea/

13/04/2020 https://www.sanitasalento.net/inchieste/il-dea-perde-ossigeno/

18/04/2020 https://www.sanitasalento.net/cronaca/sei-positivi-trasferiti-dalla-medicina-1-ex-pneuomologia-al-dea-di-lecce/

21/04/2020 https://www.sanitasalento.net/inchieste/restano-i-dubbi-sul-dea-dopo-gli-interventi-di-rollo-in-tv/

28/04/2020 La finanza negli uffici dell’Asl, per il serbatoio di ossigeno del Dea

08-05-2020 Presto chiuderà il Dea, a breve la prime dimissioni

Roberta Grima
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