Riapre il Dea per il Covid con una fornitura di ossigeno inadeguata

Riapre il Dea per il Covid con una fornitura di ossigeno inadeguata

Potrebbe aprire già dalla prossima settimana il quarto piano del Dea di Lecce, per essere adibito a reparto Covid. Ieri mattina si è tenuta una riunione alla presenza di medici, infermieri, tecnici e direzione dell’asl, per stabilire l’iter più rapido da seguire e far fronte all’ondata del virus che già si comincia a far sentire.

Apre il Dea per i ritardi a Galatina
Gli infettivi del “Vito Fazzi”, destinato a reparto Covid, è già saturo di pazienti, provenienti anche dal barese. Altri casi sono in arrivo e l’asl vuole fare presto per trovarsi pronta, mentre gli infettivi di Galatina, che dovrebbe essere l’altro riferimento per i pazienti Covid, aspettano che l’ospedale venga attrezzato di rianimazione e servizi necessari all’assistenza dei pazienti positivi.

In attesa dei posti letto di rianimazione a Galatina, che possano quindi rispondere ad eventauli complicanze da Covid, l’asl di Lecce pensa di attivare oltre agli infettivi del “Fazzi”, il quarto piano del Dea, quella che sarebbe dovuta essere la stroke unite in tempi ordinari. Un reparto già dotato all’interno di 16 posti letto di rianimazione/terapia intensiva, oltre alle degenze, quindi già pronto rispetto a Galatina, con buone premesse per far fronte ai ricoveri da Corona virus, anche perchè collocato a pochi passi dai vari servizi ospedalieri del “Vito Fazzi”, qualora dovesse essercene la necessità, in caso di complicanze.

Adattare un reparto a zona Covid
Si tratta soltanto di adeguare alcuni ambienti della stroke unite a zone Covid, quindi con spazi dove il contatto con arredi, superfici, maniglie e pomelli per esempio, sia il minimo possibile, grazie all’impiego di un sistema a fotocellule. I tecnici dovranno perciò lavorare nei prossimi giorni per garantire massima sicurezza.

Altrettanta sicurezza andrebbe garantita per quanto riguarda l’impianto di gas medicali, che a questo punto diventa fondamentale per l’erogazione di ossigeno nei respiratori dei possibili pazienti. Come detto più volte l’ossigeno che arriva nel Dea, viene erogato dalla centrale del “Vito Fazzi”, attraverso la condotta di collegamento che risulterebbe inadeugata.
E’ di qualche settimana fa, la notizia data da SanitàSalento, rilanciata su Striscia La Notizia, del sopralluogo effettuato a metà settembre, dai vigili del fuoco nel Dea. Un’ispezione che si è conclusa con un divieto di attività, fino a quando l’asl non provvederà a sanare le criticità sollevate; prima fra tutte l’alimentazione di gas biomedicali che ad oggi nel Dea non sarebbe regolare.

Come si legge nel verbale dei vigili del fuoco, l’erogazione di ossigeno/azoto nei reparti del Dea, avviene
attraverso la centrale di gas del “Fazzi” tramite una condotta di collegamento, non corrispondente però al progetto approvato dal comando. Per questo si legge ancora nella nota – il comando dei vigili del fuoco non può rilasciare il certificato di prevenzione antincendi.

Che il Dea dovesse funzionare con la propria centrale gas in maniera autonoma si sapeva da tempo, sin dal 2019 alla luce di un precedente sopralluogo dei vigili del fuoco. In concomitanza con l’emegenza Covid di marzo 2020 però, l’asl ha voluto collegare il Dea alla centrale gas del “Fazzi”, invece di attivare l’impianto criogenico proprio. Passata però l’emergenza con le dimissioni dei pazienti Covid guariti, già a fine giugno, l’asl avrebbe potuto cominciare a regolarizzare la fornitura di gas medicali nel Dea e farsi trovare pronta per la seconda ondata che già era preventivata per questo autunno/inverno. A conferma di ciò, le dichiarazioni del comandante dei vigili del fuoco l’ingegnere Panaro e del responsabile del SIAN della stessa Asl, Giovanni De Filippis. Entrambi ascolati tra fine agosto e primi di settembre scorso e poi nuovamentequalche giorno fa.

Entrambi confermano l’inadeguatezza dell’erogazione di gas medicali, attraverso la tubazione di collegamento dal “Vito Fazzi” al Dea. Nonostante ciò nel Dea, da luglio ad oggi, ci sono state e ci sono persone ricoverate nella pneumologia, quindi con malattie respiratorie, in un reparto dove la fornitura di ossigeno sarebbe illegittima, così come scritto nel verbale di settembre scorso dai vigili del fuoco.

Nel Dea garantito il distanziamento sociale
Certamente l’asl ha dovuto fare delle scelte di priorità, preferendo forse ricoverare in un reparto del Dea i pazienti, piuttosto che lasciarli nel corrispondente reparto del “Fazzi”, dove sarebbe stato difficile rispettare il distanziamento sociale.

Resta il fatto però che adesso, con questa seconda ondata del Corona virus in arrivo, il problema dei gas medicali ritorna: sono in arrivo pazienti positivi al Covid, giungeranno nel Salento anche da fuori provincia e verranno ricoverati nel Dea che ad oggi non ha ancora l’autorizzazione dei vigili del fuoco per funzionare, per via di una fornitura di ossigeno/azoto non in regola.
Sulla annosa vicenda abbiamo scritto l’ennesima email alla direzione santiaria e genrale dell’asl di lecce, oltre all’ufficio stampa aziendale, nella speranza di avere un confornto e capire quale é la soluzione adottata.

Roberta Grima
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