Per i vigili del fuoco il Dea deve restare chiuso. 45giorni per sanare le anomalie

Per i vigili del fuoco il Dea deve restare chiuso. 45giorni per sanare le anomalie

Non potrà funzionare almeno fino a quando non verranno sanate tutte le irregolarità. Il Dea di Lecce (dipartimento di emergenza e accettazione), dove si sarebbero dovuti trasferire i reparti dediti alle emergenze più gravi e complesse, non può essere operativo, almeno per il momento. L’hanno messo nero su bianco i vigili del fuoco nell’ultimo sopralluogo effettuato il 13 settembre scorso. Il quarto in ordine di tempo.

La struttura non corrisponde a quanto previsto nel progetto presentato e approvato dal comando dei vigili del fuoco nel 2015. Quello che é stato approvato è un Dea con una propria centrale criogenica, dotata di due serbatoi che erogassero i gas medicali nei reparti. Di fatto ossigeno e azoto però, arrivano nelle stanze dei degenti e nelle sale operatorie, direttamente dalla centrale gas del “Vito Fazzi”.

L’anomalia era già nota, anche il nuovo comandandante De Iaco ci aveva confermato un paio di mesi fa, che quella struttura per funzionare, avrebbe dovuto avere attiva la propria centrale gas, dotata di due serbatoi.

Si doveva partire subito
Come è noto l’azienda sanitaria salentina, in piena emergenza Covid, fece costruire un tubo di collegamento dalla centrale di gas medicali dell’ospedale leccese, al vicino Dea, all’epoca ospedale Covid. Un’opera realizzata in fretta e furia, a causa dell’emergenza. Si doveva fare presto per fronteggiare al meglio il Covid. Un corsa contro il tempo che non avrebbe dato possibilità di fare i dovuti collaudi e le dovute verifiche, eseguite poi successivamente.

A montare i serbatoi nel Dea, sempre l’Air Liquide
Questa condotta di collegamento però, ha di fatto reso oggi inattivo il Dea. In effetti come abbiamo saputo dal dipartimento di sicurezza e prevenzione della stessa asl (il SIAN), la Air Liquide, la ditta che gestisce la centrale del “Vito Fazzi”, installerà a breve i due serbatoi nella centrale del Dea, perchè possa funzionare in maniera autonoma e dare finalmente il via al trasferimento dei reparti. Se così fosse sarebbe sempre la stessa ditta a fornire il servizio, nelle more che venga espletata la gara di appalto che per la verità, é stata bandita da tempo.

Il Dea poteva essere già operativo
Come qualcuno ricorderà, l’asl però aveva la possibilità già dagli inizi dell’anno, prima dell’emergenza Covid, di attivare il Dea con la propria centrale, oggi probabilmente vedremmo già i reparti dediti alle gravi emergenze, trasferiti dal “Fazzi” al Dea, invece dovranno attendere ancora.
Quando la struttura fu consegnata chiavi in mano, era il 18 dicembre del 2019, la Rivoira ditta torinese, realizzò l’impianto dei gas medicali. Non solo, ma installò anche un serbatoio per effettuare le dovute verifiche del corretto funzionamento, la centrale quindi era collaudata e pronta per funzionare.

A fine febbraio in Italia si registravano già i primi casi Covid, la nostra asl decide saggiamente di trasformare il Dea appena consegnato, come ospedale Covid. Lecce probabilmente sarebbe stata la prima città ad aprirlo, aveva tutto pronto e invece perde un mese di tempo. Anziché approfittare a far funzionare la centrale del Dea che aveva anche un serbatoio lì pronto, (bastava aggiungere il secondo), decide di far smantellare tutto e realizzare il tubo di collegamento alla centrale del “Fazzi”.

Eppure la Rivoira insiste a proporsi come ditta fornitrice di gas medicali, era fine febbraio, vista l’emergenza che la stessa ditta percepiva già come grave, avendo sede nel nord Italia. La Rivoira aggiunge anche che non avrebbe lucrato sul prezzo, considerata la situazione emergenziale. L’asl però si appella al presidente Emiliano. Siamo al 6 marzo e il governatore emette un’ordinanza per far smantellare il serbatoio alla Rivoira perchè – si legge nell’ordinanza – impedirebbe la collocazione dei serbatoi di un’altra ditta.

I due serbatoi da collocare però, non arriveranno mai, l’altra ditta, l’Air Liquide fornisce gas al Dea grazie alla tubazione di collegamento. Da quel momento cominciano a verificarsi una serie di episodi che potrebbero anche essere semplici coincidenze, ma sta di fatto che dopo appena una decina di giorni, cede il manto stradale proprio nel punto in cui era interrata la tubazione, un tratto di continuo passaggio delle numerose auto di dipendenti e non.

Ad aprile poi si registra un perdita seppur piccola, in uno dei giunti antisismici dell’impianto. Si dovrà attendere un mese per avere il giunto nuovo che l’asl dovrà ordinare fuori garanzia, perché quest’ultima non ha più valenza vista la manomissione dell’impianto stesso.

Arriviamo all’estate e la virulenza del Covid cala, si comincia a dimettere dall’ospedale Covid e quando finalmente il Dea é vuoto, si provvede a fare tutte le verifiche e gli aggiustamenti del caso. Nel frattempo però arrivano segnalazioni di frequenti fuoriuscite di gas dai serbatoi del “Fazzi”. Non si capisce se la cosa è fisiologica o se come ipotizza qualcuno, è un modo per svuotarli dal gas in eccesso, visto che ora parte del quantitativo non serve perchè il Dea è inattivo. Se così fosse però, andrebbe chiarito se quel gas l’asl lo paga comunque alla Air Liquide oppure no.

Un’ipotesi inverosimile secondo De Iaco, da verificare invece secondo Giovanni De Filippis, direttore del SIAN, il servizio dell asl sulla sicurezza nei posit di lavoro. De Filippis if,att,i temeva che, trattandosi di gas criogenico, si potessero correre rischi nelle operazioni di carico e scarico di gas, esponendosi a eventuali ustioni da freddo. Fatti i dovuti accertamenti dal personale del SIAN, per fortuna questo rischio non ci sarebbe. Resta invece confermata l’irregolarità della tubazione di collegamento tra “Fazzi” e Dea, anomalia confermata come detto dai vigili del fuoco che non hanno rilasciato il certificato di prevenzione incendi. Documento questo, fondamentale per attivare la struttura.

Non é solo la mancata attivazione della centrale di gas medicali a rendere non a norma il Dea, ma ci sarebbero una serie di anomalie, compresa l’assenza di protezione al tubo della centrale del “Fazzi”, che per un tratto viaggia esternamente sulla facciata dell’ospedale leccese, davanti a finestre e condizionatori. L’assenza di rivestimento protettivo alla tubazione, la espone a surriscaldamento e ad azioni meccaniche. C’è poi la mancanza di serbatoi nell’impianto del Dea, compresi quelli più piccoli da tenere in casi di emergenza e che nel progetto erano previsti, così al contrario sono state registrate bombole non previste. Dal sopralluogo poi, é emerso che le tubazioni interrate sarebbero adiacenti ad un pozzetto sprovvisto di sistema di drenaggio delle acque.

Insomma per tutte queste ragioni il Dea per ora è fermo, tempo 45 giorni per poter sistemare il tutto e sanare le anomalie.

Roberta Grima
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