Dea e “Fazzi” un tutt’uno, così si dà l’appalto a chi lavora nel “Vito Fazzi”, anche nel Dea

Dea e “Fazzi” un tutt’uno, così si dà l’appalto a chi lavora nel “Vito Fazzi”, anche nel Dea

E’ ufficiale, il Dea-Covid di Lecce é stato attivato. Con determina numero 76 del 20 marzo, del presidente regionale della Puglia Michele Emiliano, é stata infatti sancita l’attivazione del nuovo ospedale.

“Abbiamo attivato questo importantissimo presidio, per far fronte all’emergenza coronavirus – dichiara Emiliano – possiamo quindi contare su una struttura moderna e funzionale, che rispetta tutti i parametri per la migliore assistenza dei malati Covid-19”.

Per l’Asl e la Regione é tutto pronto
Sembra tutto pronto e funzionante quindi, anche il tanto “chiacchierato” serbatoio di gas medicali che rifornisce di ossigeno la terapia intensvia del Dea, collegandosi, attraverso un lungo tubo, alla centrale del serbatoio del “Vito Fazzi”.

L’impianto vecchio era già collaudato
Come raccontato in esclusiva l’11 marzo scorso da SanitàSalento, la Regione con l’ordinanza del presidente Emiliano n°174 del 06 marzo, ha intimato la ditta torinese Rivoira, a rimuovere il serbatoio criogenico che aveva installato, solo per effettuare prove tecniche di valutazione e funzionamento dell’impianto che aveva realizzato. Una scelta che lasciò e lascia tutt’ora sorpresi i rappresentanti della Rivoira, visto che la decisione arriva nel bel mezzo dell’epidemia di corona virus, quando avere il Dea già attrezzato di un serbatoio contente già ossigeno, a disposizione della terapia intensiva, già collaudato e funzionante, avrebbe fatto più che comodo per essere pronti all’emergenza il prima possibile, nelle more poi di espletare una gara per l’affidamento del servizio.

La multinazionale che non riesce a lavorare a Lecce, avendo filiali anche in Puglia.
Invece si smontano i pezzi, perchè – come é scritto nella delibera di Emiliano – la Rivoira con il suo serbatoio, avrebbe impedito di installarne un altro di una differente ditta (Air Liquide). Una decisione poco comprensbile, ma resta ancora un interrogativo a cui manca una risposta: perchè collegare il serbatoio del “Vito Fazzi” al Dea, visto che si deciso di installarne un altro dedicato? Possibile che la Air Liquide era impossibilitata a installare il nuovo serbatoio nel Dea? Da indiscrezioni sembra che l’impresa, fosse stata impossibilitata perchè impegnata al nord su altri ospedali. Possibile che una multinazionale non abbia tecnici, operai, serbatoi già pronti da installare a Lecce, avendo sopratutto filiali un pò in tutta Italia, Puglia compresa ? Difficile pensare che debbano scendere dalla sede centrale di Milano, per portare quanto necessario. Ad ogni modo proveremo a verificarlo.

Sembra un pò strano che un’impresa come l’Air Liquide che “si avvale oggi in Italia di oltre 1.500 collaboratori – come si legge sul sito web – impegnati al servizio di oltre 55.000 clienti industriali e 57.000 pazienti a domicilio, con un fatturato di 21,920 M€, presente in ottanta paesi, con oltre 3,7 milioni clienti e pazienti e
67.000 collaboratori, non riesce prima di un mese a nstallare un serbatoio di ossigeno dedicato al Dea. di Lecce.

Il Dea collegato al “Fazzi,” per far lavorare l’Air Liquide nel Dea.
Sta di fatto che si decide di procedere con i lavori per la costruzione di un tubo di collegamento dalla centrale di gas medicali del “Vito Fazzi”, al Dea. In questo modo diventerebbe di fatto un unica centrale, di un unico ospedale. Forse questo consentirebbe agli uffici Asl di effettuare la proroga di contratto all’impresa: l’Air Liquide che avendo un contratto scaduto il 01/1/2020 per installazione e rifornimento ossigeno nell’ospedale leccese, può continuare l’attività tramite una proroga, anche nel Dea, una volta collegato al “Fazzi”. Il Dea infatti non sarebbe una struttura a sé, ma sarebbe parte dell’ospedale leccese, per il quale l’Air Liquide aveva un contratto scaduto, divenuto così prorogabile e prorogato due gionri fa. Diversametne forse non si sarebbe potuto progare all’Air Liquide il servizio anche nel Dea che non è contemplato nel contratto.

Intanto però oggi il Dea apre finalmente i battenti. La struttura – si legge nel comunicato stampa istituzionale – nata come nuovo dipartimento di emergenza ed accettazione del presidio ospedaliero “Vito Fazzi” di Lecce, per accogliere al suo interno tutti i reparti ospedalieri ad alta complessità di cure, a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, è stata riorganizzata in ospedale Covid, seguendo le indicazioni dettate dalla Regione Puglia il 16 marzo scorso.

VIDEO nel DEA
http://rpu.gl/vkmct

OBI, terapia intensiva,malattie infettive e pneumologia
Da domani quindi, la struttura potrà iniziare la sua attività con un percorso dedicato ai pazienti affetti da Covid-19, con 6 posti di osservazione breve intensiva per pazienti giunti al pronto soccorso con una gravissima insufficienza respiratoria, 36 posti di Terapia intensiva-Rianimazione, 40 posti letto in Malattie Infettive – Covid e 44 di Pneumologia – Covid, anche questi dotati di posti letto di terapia sub intensiva.

I reparti di degenza – é scritto nella nota – saranno supportati da un servizio di radiodiagnostica, dotato di una TAC a 128 strati, una sala di radiologia tradizionale e di ambulatori di ecodiagnostica, anche cardiologica.

Resta in funzione nel “Vito Fazzi”, il reparto di Malattie infettive già voluto dall’ordinaria programmazione regionale con i suoi 26 posti letto.

Il direttore dell’Asl Rollo
“È stata una corsa contro il tempo – ha detto il direttore generale dell’Asl Rodolfo Rollo – finalizzata a garantire in tempo utile i servizi necessari per affrontare una prima ondata di richieste di ricovero. Si è pronti inoltre ad incrementare ulteriormente il numero di posti letto di ulteriori 50 unità, con 16 posti di terapia intensiva nel caso in cui dovessero verificarsi ulteriori picchi di afflusso di pazienti. La nostra azienda ha agito compatta e con solerzia per contribuire a contenere l’emergenza, mettendo in campo uomini e donne competenti, tecnologie avanzate e strutture adeguate. Il resto dovrà essere dimostrato sul campo, dalla nostra capacità organizzativa”

Parte dell’inchiesta:

11/03/20 Si smonta il serbatoio del Dea, per montarne un altro

12/03/20 Smontato il serbatoio di ossigeno nel Dea, pronto fra dieci giorni

17/03/20 Il nuovo serbatoio di ossigeno per il Dea, non può essere montato, ditta impegnata al nord

19/03/20 Sabato apre il Dea, ma solo una parte. Intanto si proroga il contratto per l’ossigeno

Roberta Grima
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