Lavori inutili? Il Dea torna ad avere una centrale gas autonoma

Lavori inutili? Il Dea torna ad avere una centrale gas autonoma

Detto fatto: l’asl ha deciso di rendere il Dea autonomo nell’erogazione dell’ossigeno, attivando la sua centrale di gas medicali. L’avevamo annunciato il 26 giugno l’intenzione dell’azienda sanitaria leccese di portare il Dea alla sua originaria natura di dipartimento di emergenza, con una propria autonomia per quanto riguarda la centrale di ossigeno. Viene quindi accantonato quanto fatto sin’ora con la realizzazione di una condotta di collegamento alla centrale del “Vito Fazzi”, con tutti gli annessi e le spese connesse.

Tre lotti ad una sola ditta
In effetti é arrivata la pubblicazione della determina n°3167 del 01/07/20, con la quale il direttore dell’ufficio patrimonio Cosimo Dimastrogiovanni, indice la procedura di gara per l’affidamento della fornitura di gas medicali nelle strutture ospedaliere dell’asl, compreso il Dea. L’appalto da aggiudicare, prevede la fornitura di gas medicinali, gas dispositivi medici, gas tecnici, impianti di stoccaggio, servizi di gestione connessi, lavori accessori per tutte le strutture sanitarie dell’asl Lecce.
La ditta che vincerà quindi, verrà pagata non solo per rifornire di ossigeno e di altri gas tutti gli ospedali, compreso il Dea, ma anche per lavori sugli impianti e la loro manutenzione.

Quasi 5 milioni di euro più iva l’anno, sarà il capitale che l’asl impegnerà dal proprio bilancio, per il servizio complessivo, escluse le spese di sicurezza che ammontano a 10mila euro più iva. Il tutto per una durata di quattro anni più eventuali ulteriori sei mesi. L’appalto verrà affidato ad una sola ditta vincitrice, che quindi si aggiudicherà la distribuzione, la manutenzione e i lavori sugli impianti in tutti gli ospedali dell’azienda sanitaria, secondo le condizioni stabilite nell’accordo quadro.

Una gara fatta in modo veloce e flessibile
Uno strumento che permette alle parti di concordare prima le condizioni contrattuali dei servizi appaltati e che verranno poi richiesti dall’asl. C’è da dire che questa modalità dell’accordo quadro, permette all’azienda sanitaria, di affidare in maniera flessibile alla ditta vincitrice i vari servizi, senza ogni volta vedersi obbligata a bandire una nuova gara come da procedura tradizionale.

Un modo legittimo di velocizzare e snellire l’iter, soprattutto quando si tratta di appaltare servizi che hanno una ripetitività, come per esempio la manutenzione. Una volta stabilito a monte l’accordo quadro, la stazione appaltante può fare un affidamento diretto alla ditta vincitrice, tutte le volte che ne ha necessità, con il solo limite di rientrare nel budget di spesa fissato a monte.

Legittimata l’estensione di un servizio da un ospedale all’altro
Tradotto significa che non ci sarà più il problema per esempio di come estendere un servizio. L’impresa che vince l’appalto infatti, potrà erogare la fornitura di gas, ogni volta che l’asl ne avrà bisogno, ma sopratutto potrà farlo in qualunque plesso ospedaliero dell’azienda sanitaria. Cosa che ad oggi non é così, ragion per cui l’asl non potrebbe fare alcun tipo di estensione, come invece é accaduto. Ci sono imprese che hanno vinto l’aggiudicazione di servizi nel “Fazzi” e di riflesso li erogano anche nel Dea, pur non essendo quest’ultimo contemplato nel contratto E’ capitato per esempio per la vigilanza, ma non solo.

Come sappiamo il servizio di distribuzione di ossigeno vinto da Air Liquide, per il “Vito Fazzi” e polo oncologico, non poteva essere esteso anche al Dea, perchè l’aggiudicazione non lo prevedeva, la gara era suddivisa per lotti (area nord, e sud, corrispondenti agli ospedali) e il Dea neanche esisteva all’epoca dell’aggiudicazione dell’appalto, ma tant’é. Questo è il motivo per cui la scelta dell’asl di affidare ad Air Liquide il servizio nel Dea, facendo di fatto un’estensione dell’appalto a vantaggio dell’Air Liquide, è stata contestata dall’opposizione regionale: fratelli di Italia e movimento cinque stelle.

Questo problema non si porrà con la nuova gara che non prevede la suddivisione per lotti, stabilisce un unico vincitore per erogare il servizio in tutte le strutture dell’asl (quindi un unico lotto). Il che vuol dire che la “torta” non sarà divisa tra più aziende vincitrici di differenti ospedali/lotti, ma verrà data a un solo operatore economico, anzi l’asl sarà obbligata a chiamare sempre la stessa impresa vincitrice. Il che potrebbe essere un fatto positivo, perché al momento della partecipazione, ci sarà più concorrenza e quindi un maggior ribasso dei prezzi proposti dai vari partecipanti.

Un’ultima perplessità: il mancato controllo da parte di terzi
C’è solo una perplessità: l’asl è tenuta a pubblicizzare solo il contratto madre, quello orginario a cui fare riferimento per gli affidamenti successivi, detto ciò, come verificare che gli affdamenti successivi all’accordo quadro, nelle varie strutture ospedaliere, siano eseguiti a condizioni congrue a quelle pattuite inzialmente e non siano invece economicamente differenti ? Proprio perchè l’asl affida direttamente all’operatore economico il servizio tutte le volte che ne ha bisogno, senza l’obbligo di rendere pubblici e trasparenti i singoli contratti che derivano dall’accordo quadro, diventa impossibile verificare i singoli contratti applicativi, se non con una continua richiesta di accesso agli atti e senza neppure sapere se c’é o meno un contratto applicativo firmato.

Roberta Grima
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