Pasti ospedalieri, rifiuti, barelle e salme. Rischio infettivo?

Pasti ospedalieri, rifiuti, barelle e salme. Rischio infettivo?

Il pulmino con i pasti, arriva puntuale alle 10 e 30 davanti l’ingresso dell’ospedale “Vito Fazzi”, il varco e’ quello che si trova proprio adiacente al pronto soccorso. Cosi capita che i carrelli con i vassoi, si incrocino con le barelle che, dal pronto soccorso, trasportano pazienti verso uno dei tanti reparti.

Un tragitto non proprio corretto, che potrebbe esporre gli alimenti a contaminazioni. La cucina ospedaliera infatti, dove vengono depositati gli alimenti prima di essere smistati nei vari reparti, si trova proprio di fronte al pronto soccorso, condividendo lo stesso corridoio.

Pasti, salme e rifiuti: ascensori comuni
A peggiorare la situazione, anche l’ascensore che viene utilizzato dagli addetti alla distribuzione dei pasti, si tratta dello stesso che viene impiegato per il trasporto di rifiuti speciali ospedalieri, per il trasporto delle salme, oltre che per il trasferimento di pazienti del pronto soccorso.

L’amara realtà, e’ constatata dalla consigliera regionale Antonella Laricchia che, insieme al deputato Michele Nitti, si e’recata nei giorni scorsi, nell’ospedale leccese, proprio per verificare le condizioni igieniche, nella distribuzione dei pasti agli ammalati.

Vassoi e scaldalatte lavati a mano
Di igienico c’e’ ben poco – dicono – i vassoi, dove viene trasferito il cibo confezionato, vengono lavati a mano, con un semplice detersivo come faremmo a casa nostra. Non dovrebbe esser così perché in un ambiente come quello ospedaliero, dove circola di tutto, salme, pazienti, barelle, utenti, operatori, sopratutto per chi è immunodepresso, si dovrebbe adottare maggiore accorgimento e protezione da possibili infezioni, trasmissibili anche con un semplice vassoio non sterilizzato. Anche i contenitori dove si scaldano le vivande prima di distribuirle, sono lavati a mano.

Una cucina ospedaliera,senza sterilizzatore
Così a ricevere il bicchiere di latte, scaldato nello scaldavivande lavato a mano, sono pazienti oncologici, gente appena operata, persone con difese immunitarie basse, tutti esposti a rischi infettivi per la mancanza di uno sterilizzatore. Di norma i contenitori alimentari dovrebbero finire in una sorta di lavastoviglie per il lavaggio e sterilizzazione a vapore, che al “Fazzi” manca. Per il materiale impiegato nel reparto di malattie infettive poi, la prassi prevede maggiore attenzione, con la sterilizzazione nell’autoclave, che sembra non venga fatta.

Un rischio da evitare
Se ci fosse un percorso separato tra rifiuti, vivande e assistenza sanitaria, si ridurrebbero i rischi infettivi. Seppure difficile che avvenga il contagio, la possibilità che una salma o un rifiuto ospedaliero o un paziente in barella o semplicemente un utente di passaggio, possa creare un contagio infettivo, ci sarebbe e forse questa possibilità andrebbe eliminata.

Un errato smaltimento dei rifiuti
“Abbiamo toccato con mano – dichiarano i pentastellati – l’inadeguatezza del sistema del trasporto e smistamento dei pasti, non solo, ma oltre al serio problema dei percorsi, ci sarebbe anche un cattivo smaltimento, perchè – come riferiscono la consigliera e il deputato – i cibi sono distribuiti in confezioni monouso per garantire la corretta conservazione, ma poi finiscono per essere gettate nell’indifferenziato secco, aumentando così la produzione di rifiuti.

Il problema della mensa ospedaliera, riguarda anche il neo sistema di cottura che vige da un anno nelle asl pugliesi, da quando e’ stato istituzionalizzato un centro cottura unico, per ciascuna azienda sanitaria, nel Salento é a Gallipoli, con il metodo “cook & chill”, chiudendo le cucine degli altri ospedali.

La cottura “cook & chill” per un’igiene che non ci sarebbe
Alla questione posta già un anno fa, che sollevò il movimento 5 stelle e l’allora consigliere regionale Mino Borraccino di Liberi e Uguali, per cui il sistema di cottura voluto dalla Regione “cook & chill”, non garantirebbe la qualità del cibo, la Regione chiarì, per voce dell’allora direttore del dipartimento regionale della salute, Giancarlo Ruscitti, che dietro tale metodo di cottura, vi sarebbe un sistema di raffreddamento veloce delle pietanze appena cotte, che porterebbe non solo vantaggi produttivi, ma anche benefici igienico – sanitari. Una risposta che appare però in contraddizione con quanto emerso nella cucina del “Vito Fazzi”.

Sulle condizioni nelle quali viaggiano i pasti del “Vito Fazzi”, è stato contattato il direttore sanitario dell’asl salentina Roberto Carlà che, pur avendo una lunga esperienza e formazione in materia di sicurezza e prevenzione alimentare, tanto da essere stato per lungo tempo referente regionale in materia, ha preferito rimandarci al direttore generale.

Roberta Grima
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