Psichiatria in Puglia: investire in risorse umane, prevenzione e rete integrata

Psichiatria in Puglia: investire in risorse umane, prevenzione e rete integrata

“Esiste una distanza tra il mondo astratto delle leggi, dei regolamenti, dei progetti per la salute mentale, e il mondo reale, di quanto effettivamente viene realizzato, dove bisogna fare i conti con la (cronica) mancanza di risorse”. E’ quanto affermato da Serafino De Giorgi – direttore del dipartimento di salute mentale dell’ asl Lecce, Presidente della Società Italiana di Psichiatria Sociale.

De Giorgi é infatti intervenuto durante il convegno che si é svolto oggi a Bari, organizzato da MotoreSanità, sulla presa in carico del paziente psichiatrico, con riferimento alla realtà pugliese.

Serve migliore organizzazione
Punto nodale del problema della psichiatria, è anche la rete integrata dei servizi, che necessita, oltre che di maggiori risorse, anche di maggiore organizzazione, come ha sottolineato Alessandro Battistella, del Centro Studi Fondazione “The Bridge”: “Il tema della rete integrata di servizi – ha detto – rappresenta da sempre un nodo complesso nella gestione del paziente psichiatrico. Ai tradizionali problemi, legati alla costruzione, gestione, finanziamento e conduzione delle reti integrate di servizi, si pongono nel caso della psichiatria, alcuni elementi specifici relativi alla relazione tra ospedale e territorio, tra sanità e assistenza, che necessitano di un particolare attenzione.

Una rete integrata dei servizi per il paziente psichiatrico
I nodi della rete dei servizi psichiatrici – ha proseguito Battistella – si collocano a tutti i livelli: dal quello della spesa e del finanziamento, a quello della organizzazione del sistema assistenziale, a quello della relazione tra operatori sanitari e sociali, fino alla relazione tra pubblico e privato sociale, non sempre facile da gestire. Il paziente psichiatrico è di sua natura una realtà complessa da gestire e ogni deriva della rete dei servizi, che sia sanitaria o assistenziale, rischia di compromettere l’equilibrio necessario ad una gestione integrata delle prestazioni e delle risposte utili alla persona con disturbi o malattia psichiatrica.

Semisa, Direttore Dipartimento Salute Mentale
ASL Bari, Presidente Società Italiana di Riabilitazione Psicosociale

Durante l’evento però, non si è parlato solo di sostenibilità e organizzazione, ma si è discusso anche del contributo che la ricerca può dare nella cura di alcune patologie mentali, come ad esempio la psicosi. “La prevenzione nell’ambito delle psicosi – ha detto Alessandro Bertolino, Professore ordinario di Psichiatria, Direttore Dipartimento Scienze Mediche di Base, Neuroscienze e Organi di Senso, all’Università di Bari – rappresenta una delle maggiori priorità scientifiche, essendo stato dimostrato che interventi precoci, possono prevenire o almeno ritardare e attenuare, l’insorgenza e il decorso di disturbi psicotici.

Buone speranze per la psicosi
Lo sviluppo di metodi diagnostici affidabili, basati sulla genetica – ha proseguito l’esperto – su dati di imaging, su informazioni neurofisiologiche e cliniche, ha prodotto risultati incoraggianti nella caratterizzazione del rischio di psicosi. Ulteriori studi sono ancora necessari per cercar di raggiungere traguardi a lungo termine quali un miglioramento della prognosi a lungo termine, nonchè un decisivo miglioramento della qualità di vita”.

La schizzofrenia, malattia simbolo della psichiatria
Durante il convegno, è stata poi prestata particolare attenzione, alla schizofrenia, malattia simbolo sociale della clinica psichiatrica. “La schizofrenia – ha spiegato Giuseppe Barrasso, Direttore Dipartimento di Salute Mentale ASL BAT – è caratterizzata da una scissione delle funzioni psichiche, che causa una frattura con la realtà. Per arginare tale scissione e produrre un’integrazione, c’è bisogno di una riorganizzazione dei servizi sanitari, in funzione di tale obiettivo. La riorganizzazione delle strutture dipartimentali, in maniera innovativa permette – ha proseguito Barrasso- un più agile percorso terapeutico: così nascono le stanze, i dialoghi, gli incontri.

Il progetto scuola corsara
Il progetto scuola corsara è un esempio di risultato raggiunto. Dall'”as is al to be” (dal com’é al come deve essere), bisogna iniettare nuove idee nei modelli organizzativi e terapeutici – conclude l’esperto – prendendo in prestito da altre culture, gli insegnamenti necessari alla modifica delle prassi e strategie terapeutiche, in linea con il modello del budget della salute.”

Roberta Grima
ADMINISTRATOR
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