Ritardi nei lavori del centro trasfusionale, attività ridotta

Ritardi nei lavori del centro trasfusionale, attività ridotta

Doveva essere una sistemazione temporanea, ma rischia di essere una soluzione a tempo indefinito, quella del centro trasfuzionale dell’ospedale di Gallipoli, che proprio in vista delle opere di ristrutturazione, é stato spostato, già a giugno scorso, dal secondo piano della torre E, al sesto della torre B dell’ospedale “Sacro Cuore”.

I lavori per la messa a norma del centro, dovevano cominciare il primo luglio scorso, ma ad oggi non sono neanche cominciati. Medici e infermieri lavorano in ambienti stretti, con una riduzione dell’attività, tanto da diventare semplice punto di raccolta sangue.

Prima che il servizio venisse trasferito, si poteva contare su otto poltrone per la raccolta di sangue ed emoderivati. Oggi nel trasferimento in altri ambienti, evidentemente più stretti, si lavora su tre postazioni di raccolta esclusivamente di sangue, con la conseguente riduzione di numero di donatori e sacche. Quest’ultime vengono inviate al centro trasfusionale del “Vito Fazzi”, l’unico ad oggi attrezzato per esaminare il sangue che poi viene smistato nei vari ospedali, in base alle richieste.

Il problema a Gallipoli, è quello delle urgenze. In questo periodo in particolare, dove sulle strade sono frequenti incidenti stradali per notti brave e non solo, poter contare su un centro trasfusionale era per i chirurghi del “sacro Cuore”, che si trovano a dover intervenire tempestivamente, fondamentale. Oggi non è proprio così: il centro di Gallipoli é diventato un punto di raccolta sangue, non più quindi un riferimento trasfusionale che si fornisce anche di emoderivati, piastrine e fattori coagulanti, per cui di fronte ad un’emergenza, il chirurgo che ha bisogno di sangue per l’intervento su un politraumatizzato, é costretto a chiamare l’autista dell’ambulanza, che a sua volta deve recarsi al centro trasfusionale più vicino, quello di Casarano, che ricevute le sacche da Lecce, assegna a Gallipoli le sacche di sangue compatibili con il paziente. I minuti persi o meglio le ore che trascorrano in questo iter possono diventare fatali, bene che vada passano un paio di ore dalla richiesta all’arrivo di sangue necessario.

Eppure l’ospedale di Gallipoli, è stato “promosso” dal piano di riordino varato dalla Regione, come struttura sanitaria di primo livello, ma in queste condizioni diventa difficile anche garantire il rifornimento di sangue h24 e far lavorare la chirurgia in maniera serrata.

E’ vero anche che ogni ospedale ha di base quattro sacche di sangue tipo 0 negativo, quello universale che va bene per tutti, ma spesso non sono sufficienti e vengono risparmiate per i casi estremi, quando il paziente è in fin di vita da non poter aspettare.

C’è da dire che quello che fin’ora ha fatto l’Asl è stata l’installazione di un impianto di condizionatore che non c’era in queste giornate afose e l’assunzione di un medico incaricato in supporto all’unico che attualmente é in servizio. Non basta però per far si che il “Sacro Cuore” di Gallipoli sia a tutti gli effetti un ospedale di primo livello.

Roberta Grima
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