“Musica e Cervello 2” Il nuovo libro del neurochirurgo Antonio Montinaro

“Musica e Cervello 2” Il nuovo libro del neurochirurgo Antonio Montinaro

Musica e cervello. Un abbinamento affascinante, perché la prima riesce e penetrare il secondo negli anfratti più segreti, stimolando delle capacità cerebrali sopite. Ci sono casi in cui il linguaggio musicale, diventa l’unico possibile per comunicare e interagire. In queste situazioni, una melodia può fungere come terapia o riabilitazione, per coloro che hanno danni cerebrali, con buoni risultati.

La musica risveglia capacità cerebrali “addormentate”

E’ un messaggio di speranza e ottimismo, quello che emerge dal testo di Antonio Montinaro, neurochirurgo ed esperto conoscitore di musica. Nel volume, dal titolo “Musica e Cervello 2”, la musica non è che l’arte di arrivare alla mente, meglio di ogni altro, perché conosce strade che ai più sfuggono, per stimolare il cervello, suscitare emozioni, risvegliando ciò che era addormentato. E’ un legame quello tra linguaggio musicale e neurologia, che presuppone il cervello come entità plastica, non solo come estremamente fragile, ma piena di risorse in grado di trovare vie alternative, quando una di esse è danneggiata. Il nostro cervello é a volte capace di comunicare anche quando si perde la parola, per esempio attraverso la danza o il canto. Come è possibile cantare se non si è in grado di parlare? “Ebbene – racconta il medico – ci sono connessioni che servono a bilanciare delle carenze, che vengono stimolate proprio dalle note musicali. Ci sono pazienti – che hanno dimostrato ciò.”

Montinaro ricorda un caso in cui un uomo, colpito da afasia a causa di un ictus, ha cantato per un anno “buon compleanno”, impiegando solo la parte destra del cervello, la sinistra era danneggiata, è riuscito a interagire e dialogare con gli altri, cosa che prima non faceva. C’è una spiegazione scientifica per questo, che si lega alla memoria sensoriale che viene rievocata, sollecitando il canale uditivo.
E’ lo stesso meccanismo che si nota nei bambini autistici, per cui una melodia fa recuperare alla memoria immagini che rasserenano l’animo e riducono le stereotipie classiche di questo disturbo.

Un trattato di musicoterapia
“E’ un vero e proprio trattato, quello di Montinaro, da leggere attentamente, non certo prima di andare a dormire – ha esclamato la neurologa Antonella Vasquez, commentando il testo del collega, durante la presentazione, avvenuta nei giorni scorsi a Lecce.
“Un libro non facile quindi – ha detto la dottoressa Antonella Vasquez. – Tuttavia – ha continuato la neurologa – leggendolo mi sono ritrovata diversa, più ricca. Emerge l’importanza dell’ascolto: la persona ammalata che ascolta la musica, il medico che ascolta il paziente. Un ruolo fondamentale é quello dell’ascolto, in un’era in cui se ne dà poco, ascoltare significa entrare in sintonia con la persona, recuperando la sua essenzialità ed è proprio quello che fa la musica.”

Forse non è un caso che persone ammalate di demenza, riferiscono di sentirsi bene ascoltando la musica, di provare una sensazione di benessere. Vi è una bellissima pagina sul Parkinson, in cui l’autore spiega come la musica e la danza, migliorano l’equilibrio nei pazienti affetti da questa patologia. Cosa importante è che tutto ciò viene dimostrato scientificamente, riprendendo studi eseguiti da ricercatori e neurologi, casi reali e osservazioni su pazienti. Si tratta per questo di un trattato sulla musicoterapia. Montinaro dimostra di aver studiato scientificamente l’effetto della musica su malattie importanti, che spesso ci fanno sollevare le spalle. Ci sono disgrazie neurologiche di persone che entrano in coma, eppure quante volte abbiamo sentito che quella persona, ascoltando per mesi la musica per esempio, si è risvegliata.

La musica benefica di Mozart
“Viene rievocata la memoria in questi casi – riferisce Montinaro – il canale uditivo è sempre attivo anche quando la coscienza non lo è. Ci sono effetti straordinari nel nostro cervello, suscitati proprio dalla musica. In particolare quella di Mozart, la sonata k 438 ad esempio, ha un particolare “potere” benefico sul nostro cervello. Lo stesso Mozart – racconta il neurochirurgo – lo riscontra e lo riferisce in una delle sue lettere al padre.
In effetti si è visto, che uno dei motivi di questa capacità straordinaria della musica K 438 – risiede nel tipo di diapason impiegato dal musicista. Il 432, lo stesso che più tardi usò anche Verdi, con la capacità di stimolare notevolmente le pressioni negative, portandole all’esterno.”

“Nessuno sa ancora perché dopo i 65 anni insorge l’Alzheimer – ha aggiunto Montinaro – sappiamo però cosa provoca la musica in questi casi. A Roma in un centro per i malati di questa demenza, c’é una psicologa, che ad ogni paziente ha dato un violino, insegnando loro a suonare lo strumento. E’ venuta fuori una nuova lingua per comunicare, una migliore capacità relazionale e sopratutto c’è un sorriso su ogni volto di queste persone, che prima non c’era.”

Roberta Grima
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