Il personale scopre il Dea. Parte intanto l’iter per il tunnel non previsto in origine

Il personale scopre il Dea. Parte intanto l’iter per il tunnel non previsto in origine

Si sta lavorando alacremente per definire gli ultimi passi e poter inaugurare il DEA, il nuovo blocco del “Vito Fazzi”. C’é ancora qualcosa da realizzare infatti, per rendere quanto più funzionale la struttura: come un tunnel di collegamento tra ospedale e Dea, cosa non prevista nel progetto originario e che è stata ritenuta necessaria solo in fase successiva. Ora si tratta di capire se ci sono le risorse per realizzarlo, quindi sarà necessario la presentazione di un progetto di realizzazione, da far approvare dal comune e dai vigili del fuoco come da prassi.

Un tunnel di collegamento per evitare l’ambulanza da un blocco all’altro
Proprio in questi giorni infatti é stata inviata al comune di Lecce la relativa documentazione per le autorizzazioni del caso, che dovranno essere poi rilasciate prossimamente. Per l’inaugurazione dunque si dovrà aspettare ancora un pò, se il governo regionale vorrà aprire i battenti con il tunnel pronto. In effetti nell’attuale ospedale dovrebbero rimanere circa 400 posti letto, mentre 330 dovrebbero spostarsi al Dea, ma solo come posti di emergenza – urgenza. Se però da un blocco all’altro, é necessario un trasferimento, si vorrebbe evitare di usare l’ambulanza per un tragitto di nemmeno 500 metri, visto che si tratta di una struttura nuova.

Il passo successivo dovrebbe essere la pubblicazione del bando di gara per la realizzazione del tunnel di collegamento. Una volta ottenuto il nulla osta del comune e dei vigili del fuoco, che non dovrebbe tardare, si andrà quindi in gara e da lì occorreranno i tempi fisiologici dell’appalto.

Il nuovo Dipartimento Emergenza Accettazione (DEA) del “Vito Fazzi”, é destinato a rappresentare una realtà di primo piano nel panorama della Sanità non solo pugliese, ma di tutto il Mezzogiorno. La struttura conta 330 posti letto, dei quali 116 riservati a Terapia Intensiva e Sub – Intensiva, con importanti aree operative quali il Centro Cuore, dotato di un’avveniristica sala ibrida, il Centro Trauma e il Blocco Operatorio con 12 modernissime sale chirurgiche.

La formazione del personale per lavorare nel Dea
Per questo, mentre si lavora per la realizzazione del tunnel e degli ambienti da completare, il neo direttore generale Rodolfo Rollo, per ottimizzare anche i tempi, si sta preoccupando di attivare la formazione del personale sanitario e non, per l’utilizzo delle nuove apparecchiature diagnostiche e dei reparti che dovranno essere pian piano trasferiti: cardiochirurgia, pronto soccorso, radiologia, neurochirurgia, ortopedia trauma center. A tal proposito, proprio oggi da via Miglietta è arrivata comunicazione che è cominciato questo pomeriggio la formazione, con la prima delle quattro giornate – le altre si terranno domani, il 5 e 6 agosto. Saranno giornate di formazione riservate al personale impegnato nell’Area Cuore. E’ l’aula multimediale del nuovo DEA (ore 15-17) ad ospitare il percorso formativo, anche per consentire agli operatori sanitari, di prendere contatto con la nuova struttura, in questo caso cardiochirurghi, cardioanestesisti, infermieri, tecnici perfusionisti e operatori socio sanitari delle Unità operative di Cardiochirurgia, Terapia Intensiva e Sala Operatoria.

Prima giornata per l’area cuore
Durante questo primo corso, al quale sono intervenuti il neo Direttore Generale ASL Lecce Rodolfo Rollo e il Direttore Amministrativo Antonio Pastore, si è posto l’accento sul percorso clinico assistenziale del paziente cardiochirurgico. Dalla degenza, alla sala operatoria e alla terapia intensiva, con gli approfondimenti del direttore medico del “Fazzi” Gianpiero Frassanito, del direttore di Cardiochirurgia Giovanni Casali e di Cardiologia Ennio Pisanò. Gli aspetti più squisitamente logistici e strutturali sono stati illustrati invece dall’ingegnere Vittorio Mirizzi. Più avanti seguiranno i corsi formativi dedicati alle altre strutture organizzative interessate: Area Emergenza Urgenza, Trauma Center-Ortopedia, Area Chirurgica e Area Cerebrale.
In generale – fanno sapere dalla asl – le attività formative mirano alla definizione dei diversi percorsi e processi clinico assistenziali, ad informare e formare gli operatori sanitari sulla cultura del rischio clinico, sulla gestione della tecnologia, attraverso la formazione d’aula e sul campo, nonché a sviluppare, affinare e testare strumenti operativi, protocolli e procedure.

L’idea di Rollo, secondo un modello dipartimentale
“Stiamo spingendo molto sulla formazione del personale, anche in pieno agosto – ha detto il direttore Rollo – Il nostro impegno oggi – ha aggiunto – è proprio rendere concreto un ospedale pubblico d’eccellenza e con personale all’altezza di dare risposte al passo con i tempi. Necessario per questo l’utilizzo al meglio delle competenze tecniche e le risorse tecnologiche per metterle a disposizione dei cittadini. Da un lato i tecnici stanno lavorando all’agibilità della struttura, da un altro a noi spetta operare per renderla “agibile” per le persone. Il tutto attraverso percorsi e processi clinici e chirurgici, pensando queste fasi in una logica dipartimentale di continuità e globalità delle cure, in un “contenitore” sostanzialmente diverso dal “Fazzi”. Ognuno dovrà prendere confidenza con gli spazi, ciascuno per la sua disciplina, bisognerà cioè “toccare il campo” per saggiarne le qualità e le caratteristiche, ragionando in termini di gruppi omogenei di pazienti e di team interprofessionali”.

Pronto a fine anno?
Solo quando sarà pronta la struttura e il personale istruito, si potrà cominciare il trasferimento vero e proprio, con l’inaugurazione che dovrebbe prevedere anche il tunnel di collegamento realizzato. Se così fosse, si tratterà di attendere la fine dell’ anno.

Poi sarà la volta del “Vito Fazzi”, per capire come riempire gli spazi vuoti che si verranno a creare una volta trasferiti i reparti di emergenza. Eventuali modifiche e lavori da attuare nei singoli piani, quindi altre gare e appalti da pensare. Secondo e terzo piano saranno destinati a ginecologia e pediatria per le quali si dovrà progettare una migliore e adeguata organizzazione dei servizi da offrire.

Roberta Grima
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