Grottaglie primo centro per l’osteomielite del sud Italia

Grottaglie primo centro per l’osteomielite del sud Italia

Non c’é trucco e non c’è inganno, chi ha un problema di ulcere cutanee o osteomielite, riesce ad ottenere prestazioni mediche nel giro di due giorni, invece di due mesi, come é stata la prassi nell’asl di Taranto, sino a poco fa.

Non c’è bisogno che il cittadino si prenoti, non c’é attesa, ma solo una buona organizzazione, frutto di un lavoro di due anni, che ha portato alla realizzazione di una rete di servizi dal territorio, quattro ambulatori per i casi più lievi, presso gli ospedali di Manduria e Martina Franca e i distretti di Taranto e Massafra, sino al centro di riferimento: il “San Marco” di Grottaglie, nei casi più complessi.

A Grottaglie il primo centro per osteomielite nel sud Italia
Si tratta di un percorso per il trattamento delle ulcere cutanee, che prevede una serie di servizi sanitari, tra cui l’attivazione del primo centro in Puglia e nel meridione di Italia, per l’osteomielite, che ha già dato ottimi risultati. E’di pochi giorni fa infatti, il delicato intervento eseguito a Grottaglie, su un giovane paziente affetto dalla malattia ossea.

L’osteomielite è causa di centinaia di amputazioni l’anno
“Si tratta di una patologia – spiega il dottor Giancarlo Donnola, referente della rete aziendale delle ulcere cutanee – per lo più misconosciuta, difficilmente diagnosticabile, per cui nella maggior parte dei casi, i pazienti con osteomielite, vengono trattati in maniera impropria. Quando si arriva allo specialista, spesso é troppo tardi per intervenire, se non con l’amputazione.”
In effetti sino all’anno scorso, il cittadino con ulcere o osteomielite e il suo medico di base, non sapevano a chi rivolgersi, con il risultato spesso di affidarsi alle persone sbagliate. Nella maggior parte dei casi, i pazienti venivano seguiti dagli infermieri degli stessi medici di base o del servizio asl domiciliare, che però non avevano competenza specifica. Il risultato é stato per molti, quello che è accaduto al giovane operato che, prima di arrivare all’intervento, è stato trattato per sei mesi con terapie inappropriate, seguite da un infermiera, non dal medico. Un’osteomielite mal gestita, comporta ulcere con il rischio di amputazione. L’uomo è arrivato già con un dito amputato e rischiava la stessa fine anche il piede.

“Per fortuna nel caso specifico dell’altro giorno, si é riusciti ad evitare l’amputazione, ma spesso vediamo pazienti trattati per esempio, con la terapia a pressione negativa – riferisce il dottor Donnola – che invece è altamente sconsigliata nell’osteomileite, come indicato dalle più recenti linee guida. Ecco perché, c’è bisogno di specialisti dedicati al trattamento delle ulcere che non sono tutte uguali.”

Servizi extra per accelerare i tempi
Da qui la rete dei servizi organizzati in un percorso che vede in collaborazione 40 specialisti: i medici di base, gli specialisti sul territorio dei distretti per i casi meno complessi, in quelli più gravi i chirurghi ospedalieri: vascolari e ortopedici, a seguire i biologi per gli esami sull’osso del paziente, in base al quale stabilire la terapia più appropriata. Infine il fisiatra, lo psicologo, il radiologo, l’infettivologo. Tutto svolto nei tempi più rapidi possibili, cosicché un paziente con osteomielite, riesce ad avere la prima visita, l’intervento, gli esami di routine e quelli post operatori con la terapia, entro 10 giorni. Un record se si pensa che solo per la visita c’è un’attesa di un paio di mesi, sei mesi invece, per avere la risonanza magnetica.

“I nostri pazienti – dice Donnola – sono persone che non possono aspettare – siamo tutti daccordo in questa grande rete di medici e non, a lavorare fuori dalle liste di attesa, con prestazioni extra, garantendo così, delle corsie preferenziali a queste persone. E’ sufficiente scrivere nella richiesta che il medico di base o lo specialista fa, “attivazione della rete per le ulcere cutanee” e parte immediatamente la macchina organizzativa che in 48 ore assicura la risonanza magnetica, in 24 l’ecodoppler per evitare ischemie, e così via.

Una squadra multispecialistica che lavora all’unisono
Il paziente operato l’altro giorno, è stato fortunato ad arrivare in tempo, nel posto giusto, ma diversi mesi li ha persi con cure sbagliate, vagando tra infermieri e medici non specializzati in materia. Il successo dell’operazione é stato possibile grazie al lavoro dei due chirurghi, il vascolare Donnola e l’ortopedico Antonio San Martino. Prima di loro il dottor De Marzo, che ha inviato il paziente presso la struttura giusta, svolgendo azione di supporto nel comunicare al paziente l’iter terapeutico; la dott.ssa Maria Della Pietà, anestesista, la dotto.ssa Rosa Tripaldi e la sua equipe (Elisabetta Morelli e Modestina Collecchia), che effettueranno l’esame colturale sull’osso asportato per stabilire la corretta terapia; l’equipe infettivologica dell’Ospedale Nord invece, si occuperà di prescrivere la cura specifica per l’infezione, grazie al dottor Giovanni Buccoliero, infine la fisiatra Nunzia Amati.

Il buon funzionamento della rete, è stata possibile alla grande determinazione del direttore sanitario dell’asl tarantina, Vito Gregorio Colacicco, che ha voluto fortemente questo servizio così organizzato in PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale). Un modello che potrebbe essere esteso per altre patologie e su tutto il territorio regionale. “É un servizio – afferma Colacicco – che, grazie al lavoro di specialisti che hanno messo a disposizione gratuitamente la loro professionalità, si potenzia e fa fronte a un’esigenza sottaciuta. Il problema delle cure legate al decubito e alle ulcere – aggiunge il direttore – coinvolge moltissime persone e da domani riusciremo a far fronte a questo, in modo più organizzato e coordinato.”

Prossimi obiettivi
“Con grande orgoglio – afferma il direttore generale Stefano Rossi – posso affermare
che si tratta del primo PDTA che riguarda un’intera ASL e integra il Territorio, i Medici di Base e gli Ospedali in una rete per la prevenzione e la terapia delle ulcere cutanee. La sede centrale della rete sarà a Grottaglie. Attività come il debridement chirurgico, saranno effettuate anche presso il Moscati e a Massafra, dove sarà inaugurato un ambulatorio linfologico, come a Grottaglie. L’HUB, collocato al I piano della struttura, disporrà di una nuova sala attrezzata per prestazioni chirurgiche, quattro ambulatori medici, tra i quali uno per la terapia del dolore e uno per l’osteomielite, nonché una sala semi-operatoria. Attrezzature moderne e l’obiettivo di estendere la cura di tutti i pazienti affetti da questa patologia in modo omogeneo in tutto il
territorio dell’ASL sono il primo passo di questo progetto che sarà presentato in Regione, per cercare di esportarlo in tutta la Puglia.” Nel progetto anche le dottoresse Maria Maddalena Quinto, Case Manager, Cosima Farilla, responsabile del controllo di gestione e il dottor Gregorio Frascella, responsabile dei percorsi di risk management.

Roberta Grima
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