Eroi in mutande. A Gagliano il 118 è senza spogliatoio Covid

Eroi in mutande. A Gagliano il 118 è senza spogliatoio Covid

Infermieri, medici, soccorritori, in mutande ! Strano a dirsi ma vero, l’equipaggio del 118 di Gagliano del Capo è costretto infatti a svestirsi per strada dagli indumenti contaminati in caso di Covid, prima di entrare nella propria postazione. Pensare che sino a poco fa loro, come altri colleghi, erano gli eroi dei nostri tempi !

Da quando c’é stata la pandemia, l’equipaggio del servizio di emergenza – urgenza di Gagliano del Capo, non ha infatti ancora una postazione attrezzata di spogliatoio Covid. Eppure dopo un soccorso su un caso positivo, il personale deve svestirsi degli indumenti contaminati, prima di poter rientrare nella sede e in ambualanza, per non diffondere il virus e contagiare i colleghi. Così il mezzo di soccorso viene sanificato dallo stesso personale con del cloro, il che é una cosa buona che evita di andare sino a Galatina o Lecce, dove ci sono i punti bonifica per i mezzi di soccorso.

L’equipaggio 118 si spoglia fuori dalla psotazione per strada
Quanto alla sanificazione dell’equipaggio, questo si sveste delle tute bianche, eliminate in appositi contenitori per rifiuti speciali, dopodicchè medico, infermiere e soccorritore, tolgono anche la divisa che hanno sotto la tuta, mettendola in una busta da portare a casa e lavare, infine indossano l’uniforme pulita che i colleghi passano loro. Tutto fatto in mezzo alla strada, fuori, davanti alla postazione 118 e al freddo.

Non si trova una stanza
“E’ assurdo – dice Dario Cagnazzo, rappresentante sindcale della UIL – c’era tutto il tempo quest’estate per attrezzarsi e invece siamo ridotti in mutande!” Mesi fa é stato fatto un sopralluogo anche dal responsabile del 118 dottor Scardia, che ha notato l’assenza di una sala per la svestizione segnalando l’anomalia. In effetti c’è stato un momento in cui si era individuato un ambiente per la svestizione del 118, ma poi con l’attivazione dell’ USCA (unità speciale di continuità assistenziale), la stanza è stata occupata proprio dalla squadra dell’unità speciale.

Collari sporchi di sangue lavati per strada
I problemi del 118 di Gagliano però, non si limitano all’assenza di una stanza di svestizione, a peggiorare le condizioni igienico – sanitarie, la pilozza in uso per lavare i presidi medici. Collari, stecche, spinali, molti attrezzi usati per soccorre i cittadini, si sporcano spesso di sangue o altri liquidi biologici, essi quindi devono essere sanificati prima di riutilizzarli su altre persone. “Anche qui c’è da mettersi le mani nei capelli – dice Cagnazzo – perchè gli attrezzi vengono messi a mollo, dentro una pilozza sprovvista di tubo di scarico, il che significa che sangue e altro finisce direttamente sulla strada, con i rischi che ne conseguono per la salute pubblica.”

La pilozza in questione usata dal 118 è fuori dalla postazione, interna all’area stradale dell’ospedale.

Si contamina il suolo pubblico di rifiuti potenzialmente infettivi
Come si vede nel video, non c’è alcun tubo di raccolta di reflui, così l’acqua scorre, con essa anche liquidi biologici, per finire sul manto stradale, tra le auto parcheggiate, dove passa la gente e se la quantità di acqua è abbondante arriva sino e oltre il cancello dell’ospedale.

“La situazione è annosa e dura da tempo – dice il rappresentnate sindacale della UIL – anche un anno fa quando il 118 era sporvvisto di aspiratori monouso, l’equipaggio era costretto ad usare sempre gli stessi presidi, lavandoli nella pilozza senza scarico, prima di poterli riutilizzare. Risultato: secrezioni, vomito raccolto negli aspiratori, gli strumenti per liberare le vie aeree, finivano dritti, dritti sulla strada. L’alternativa era quella di lavarli in casa delle persone, quando l’equipaggio interveniva a domicilio.

Non è un caso isolato
Una situazione simile anche nel 118 di Scorrano dove lì si lavano collari e altri presidi insanguinati, sporchi di liquidi biologici, sotto un rubinetto esterno alla postazione di emergenza – urgenza, il lavatoio in questo caso manca del tutto e ci si arrangia con mezzi di fortuna: un rubinetto appunto e un irrigatore, ma sempre su strada. Si tratta come detto di liquidi biologici, provenienti da persone malate, spesso in pericolo di vita, considerati rifiuti speciali, potenzialmnte infettivi, i rischi di contaminare le sueperfici quindi, sono concreti e come nel medioevo, quando non c’era una fogna, tutto viene riversato su strada.

Ambulanze come relitti, ferme durante la corsa
Ciliegina sulla torta poi sono le ambulanze di Galgiano del Capo, che spesso si fermano sul più bello. Il mese scorso l’equipaggio 118, é stato costretto a cambiare cinque, sei volte il mezzo di soccorso. L’ambulanza nuova, comprata poco fa dall’asl, é stata da settembre sino a poco fa, in officina per un alternatore che non andava, ora il pezzo è finalmente arrivato. “Qui a Gagliano – dice Cagnazzo – si fanno i soccorsi con dei relitti, gli equipaggi camminano sui mezzi sui quali si fa economia, con il rischio che da un momento all’altro si rimane per strada con ambualzne che hanno 400 mila chilometri alle spalle.”

Roberta Grima
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