Due infermiere positive in chirurgia. Si chiedono tamponi periodici al personale

Due infermiere positive in chirurgia. Si chiedono tamponi periodici al personale

Un infermiera positiva al Covid. Si tratta di una dipendente della chirurgia del “Vito Fazzi” di Lecce, che nei giorni scorsi ha accusato sintomi tali da spingere il medico competente, il dottor Siciliano, a sottoporre la donna al tampone, uscito poi positivo al Corona virus.

Come da prassi sono scattati subito i controlli a tutto il personale del reparto e ai pazienti lì ricoverati. Tutti negativi i test effettuati, eccetto per un’infermiera che quindi é rimasta in quarantena come la sua prima collega.

La tensione è alta tra il personale ospedaliero. Si teme lo stesso errore della primavera scorsa, quando i tamponi venivano effettuati molto spesso solo davanti ai sintomi, lasciando il più delle volte gli asintomatici lavorare in corsia come mine vaganti, libere di diffondere il virus. Il risultato é stato quello di chiudere diversi reparti del “Fazzi”, come di altri ospedali perchè si creavano veri e propri focolai.

Ora si teme la stessa cosa, perché una oss ha comunicato al medico competente, dottor Siciliano, di aver viaggiato in autobus con la seconda infermiera positiva al virus e ha chiesto quindi se fosse necessario essere sottoposta al tampone.

Oltre a lei su quell’autobus hanno viaggiato anche altri operatori sanitari, infermieri dopo lo smonto del turno.

“Non appena l’infermiera ha saputo di essere positiva – ci racconta qualcuno dei lavoratori coinvolti – l’ha comunicato a tutti noi che eravano in viaggio con lei. Ci ha detto di stare tranquilli, che dall’ufficio del medico competente, le avevano riferito che noi colleghi non dovevamo fare alcun test, visto che avevamo tutti la mascherina, compresa l’infermiera che tra l’altro era asintomatica.”

Qualcuno ha anche contattato il proprio primario e la caposala, le risposte non sono state sempre omogenee. C’e’ chi ha chiesto di rientrare in reparto solo a tampone negativo e chi ha tranquillizato gli animi invitando i dipendenti a lavorare perche’ l’uso della mascherina da parte di tutti, azzerava la necessita’ del tampone. La maggior parte del personale e’ andato quindi a lavorare, anche dopo aver saputo che il primario dell’UTIN (unita’ di terapia intensiva neonatale) aveva chiesto lumi in direzione sanitaria che avrebbe confermato l’inutilita’ del tampone visto l’utilizzo delle mascherine.

“A chi ha chiesto il test in ospedale – racconta qualcuno – é stato anche chiarito dall’ufficio del dottor Siciliano, che il contagio avvenuto fuori dal posto di lavoro, non è compito del medico competente e che avrebbero dovuto rivolgersi al Sisp (servizio igiene e prevenzione).” Una risposta che ha lasciato perplesso qualche dipendente. “Sarebbe stata piu’ logica – dicono – la prima risposta data all’infermiera, che avendo usato le mascherine e non essendoci sintomi, non c’era bisogno dei tamponi, ma il viaggio per lavoro dovrebbe rientrare nelle responsabilita’ del nostro datore, cioe’ dell’asl.” Un paio di dipendenti ospedalieri poi, hanno chiamato il Sisp (il servizio di prevenzione) che avrebbe invitato loro ad allertare il proprio medico di base, per avviare la procedura: quarantena e tampone.

Una risposta differente rispetto alla prima proveniente dall’ufficio del dottor Siciliano e che ha mandato un po’ in confusione chi é già teso e non capisce quale sia la cosa migliore da fare. Occorre forse una maggiore chiarezza e comunicazione al personale sanitario, sulle modalità da seguire in caso di contagio asintomatico.

Quello che chiedono molti dipendenti del “Vito Fazzi”, é una maggiore chiarezza e soprattutto una tutela con un monitoraggio periodico dello stato di salute. “Sarebbe utile a tutti non solo a noi, ma anche ai ricoverati – dicono – essere sottoposti a tampone anche una volta al mese, per essere controllati indipendetemente dai sintomi. L’infermiera positiva che ha viaggiato con noi, e’ stata individuata per caso, per la collega sintomatica, ma lei non aveva alcun segno da Covid e se non avesse fatto il test, avrebbe continuato ad aggirarsi nella chirurgia e perche’ no, in altri reparti dell’ospedale.”

In altre asl come quella di Brindisi, c’é un costante controllo. Il personale del “Perrino” si sottopone infatti al tampone, indipendentemente dalla presenza di sintomi, proprio per evitare quello che é accaduto mesi addietro, quando l’ospedale si trasformò in un focolaio, chiudendo più di un reparto e spingendo la magistratura ad aprire un fascicolo.

Roberta Grima
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