Copertino apre il suo ospedale post Covid. Primi quattro ricoverati

Copertino apre il suo ospedale post Covid. Primi quattro ricoverati

Ha aperto proprio questa mattina l’ospedale “San Giuseppe” di Copertino che ha accolto le prime degenze da Covid-19 post acuzie, ovvero dopo il primo ricovero nelle malattie infettive o in un centro Covid. Sono persone in fase di guarigione, quattro provengono dagli infettivi di Galatina e uno é stato portato dopo il primo ricovero nel “Vito Fazzi”. Vengono così allegeriti i due reparti ospedalieri, per dare posto agli eventuali nuovi casi che si spera non ci siano.

Un modello innovativo con le “squadre panchina” che riduce i contagi tra sanitari
Caratteristica del “San Giuseppe” é la modalità organizzativa che il dottore Amico, responsabile del centro copertinese, ha approvato sulla base della consulenza infettivologica del dottore Chiavaroli, specialista in malattie infettive. Il modello organizzativo prevede le cosiddette “squadre in panchina”, ovvero operatori sanitari pronti a sostituire i colleghi dopo una settimana di lavoro. Tutto il personale è stato prima controllato con tampone, per essere poi formato adeguatamente. Dopodicchè la prima equipe comincia a lavorare per sette giorni di seguito, all’ottavo subentra l’altra squadra di medici, infermieri e oss, mentre i colleghi restano a casa e vengono sottoposti nuovamente ad un altro tampone. In questo modo c’è un controllo serrato sugli operatori, che permette di intervenire immediatamente in caso di contagio, senza che il virus possa entrare in reparto e contagiare altri. Certo il tampone non è la panacea di tutti i mali, per questo non basta effetuarlo una sola volta, ma ogni settimana, così permette di tenere il polso della situazione e intervenire per tempo, isolando colui che risulta positivo e tutta la squadra dei colleghi che sono a contatto. In questi casi c’è sempre un’altra equipe sana, pronta prendere il posto dei colleghi in quarantena.

In effetti l’idea é perspicace, visto quello che sta accadendo in altri ospedali dove il virus tra operatori sanitari comincia ad essere significativo. Il problema del contagio tra i dipendenti ospedalieri é molto serio, perché già oggi sta mettendo in ginocchio diversi reparti costretti a chiudere.

Per chi si complica c’è l’area sub intensiva
Il contagio sarà evitato il più possibile grazie anche all’isolametno e alla suddisivione della struttura in moduli separati, otto aree distinte una dall’altra, ciascuna contente dai 18 ai 20 posti letto e che verranno aperte una alla volta al momento del bisogno. Per adesso i pazienti che sono ricoverati, richiedono una bassa intensità di cure, visto le loro condizioni discrete. Se però dovesse esserci la necessità, c’è la condizione di ventilare e utilizzare la ex Tipo (terapia intensiva post oepratoria), convertita in area sub intensiva sotto la direzione del dottor Dell’Anna, che dispone di quattro posti letto per i pazienti che si dovessero aggravare o che sono in attesa di un trasferimento verso un centro Covid.

La struttura garantisce anche un servizio di radiologia con TAC, un laboratorio di patologia clinica. Sarà in collegamento costante con l’ospedale di riferimento che è il “Vito Fazzi” e in particolare con il Dea.

20 giorni in ospedale per eliminare compeltamente la carica virale
E’ previsto un graduale aumento delle degenze che saranno ben isolate, grazie anche alla suddivisione dei percorsi sporco – pulito, per cui il personale che lavora nell’area Covid, sarà diverso e separato da quello che invece lavora fuori dalle degenze che non avranno alcun contatto con chi si trova in ambiente esterno. Questa soluzione consente di dare al paziente positivo una perfetta guarigione che richiede un tempo lungo di almeno 20 giorni. Ciò comporta una difficoltà per l’ospedale come il “Fazzi” che neccessita di continuo ricambio per i nuovi arrivi. Spesso i pazienti in fase di guarigione possono essere mandati a casa, ma il rischio é che contagi la famiglia. Non c’è sempre la possibilità di avere una convivenza con un proprio bagno, un uso distinto e sperato della cucina, un vero isolamento come dovrebbe essere. Ecco perchè si prefersice tenere in ospedale come quello di Copertino, il paziente in via di ripresa, fino a quando non ha raggiunto la totale guarigione. Va considerato che l’eliminazione del virus da parte del soggetto colpito, richiede 20, 25 giorni, se non è un caso particolarmente grave, il che accade per l’80% dei casi. Dunque anche dopo una settimana dal ricovero, la persona postiiva continua ad eliminare cariche virali, risultando ancora infettivo.

Le dichiarazioni del direttore generale
“Voglio ringraziare i medici, gli infermieri, gli Oss, Sanitaservice e tutti coloro che hanno affrontato con professionalità una condizione di emergenza inedita. L’Ospedale di Copertino in pochi giorni è stato in grado di rialzarsi, riorganizzarsi e di mettersi a disposizione del nostro territorio per il contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, grazie ad un lavoro di squadra. Il resto sarà valutato dai cittadini nei prossimi giorni”.

Roberta Grima
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