Cooperativa sotto inchiesta, disabili senza assistenza

Cooperativa sotto inchiesta, disabili senza assistenza

Tribunale di Lecce chiuso per ferie e da due settimane le famiglie del distretto socio sanitario di Gagliano sono senza assistenza domiciliare. Il giudice si dovrà esprimere in merito all’affidamento del servizio socio assistenziale che l’ambito di zona ha affidato, tramite una gara d’appalto, alla cooperativa Nuova Luce.

Le famiglie dei tanti disabili speravano che il parere del magistrato sull’idoneità della cooperativa a erogare il servizio, arrivasse lunedì scorso, così come era stato riferito loro dai funzionari dei comuni di appartenenza, invece é rimandato ancora non si sa bene a quando. L’handicap come la malattia però, non va in ferie e nel frattempo chi può paga di tasca propria l’assistenza ai propri figli, genitori, parenti non autosufficienti, chi non ha la possibilità dovrà arrangiarsi da solo con enormi difficoltà fisiche, psicologiche e anche economiche. Si tratta infatti di dover pagare un privato oppure lasciare il lavoro per dedicarsi al familiare, colmando il gap dell’assistenza pubblica.

Quello che si teme é che i tempi si allunghino visto il periodo di ferie e “non si capisce perché nell’attesa che esca una sentenza del giudice per decidere a chi affidare il servizio – dice il papà di una bimba di cinque anni affetta da una grave forma di autismo – non si possa intanto continuare a dare l’assistenza a chi ha bisogno, affidandola alla cooperativa CISS arrivata seconda alla selezione, nelle more che si chiarisca la posizione della vincitrice dell’appalto.”

Non solo, ma le famiglie accusano anche la totale assenza di comunicazione. Nessuno si sarebbe degnato di avvisare per tempo dell’interruzione del servizio, sospeso di punto in bianco senza dare la possibilità a chi aveva l’assistenza a domicilio, di organizzarsi in qualche modo.

Il problema é ben più ampio e si intreccia con l’inchiesta di Taranto dove i Nas hanno eseguito una misura cautelare interdittiva, per la durata di 12 mesi, nei confronti del legale rappresentante della cooperativa Nuova Luce, che anche nel tarantino erogava l’assistenza ai disabili per conto dell’Asl. L’accusa é per presunta truffa aggravata e continuata, per cui la cooperativa con raggiri e artefici, avrebbe intascato 240mila euro dall’Asl per prestazioni mai effettuate. Naturalmente é tutto da chiarire, ma nel frattempo che si faccia luce sulla vicenda, le famiglie che dovrebbero ricevere il servizio assistenziale, sono rimaste al “palo.”

Famiglie di disabili e lavoratori adesso hanno paura: “chi si veste di nero, dopo essersi vestito di bianco ?” – Ci dice il papà di Sofia affetta da un malattia rara che la inchioda sul letto giorno e notte. – Sia le famiglie che gli operatori socio sanitari della CISS di Tricase, la precedente ditta che dovrebbe trasferire il personale alla Nuova Luce, la cooperativa vincitrice dell’appalto, temono di perdere i primi il servizio, i secondi il lavoro, in quanto affidati a chi ha una posizione poco chiara.

“La Nuova Luce però – ha fatto sapere il dottor Giuseppe Rizzo, segretario del comune di Gagliano e referente dell’ambito di zona, che si interessa di attivare l’assistenza socio sanitaria a domicilio – ha sostituito il rappresentante legale colpito da misura cautelare, con una nuova figura. Anche l’ambito di zona però, attendeva dal Tar di conoscere se la cooperativa Nuova Luce avesse o no le carte in regola.

Nel frattempo Maria con un figlio gravemente disabile, non é in grado più di sollevare il suo ragazzo da sola per lavarlo e vestirlo. Avere anche quell’ora al giorno un operatore socio sanitario a casa che dava una mano, era fondamentale per la schiena dolorante della donna, per prendersi cura di suo figlio che non è più bambino ma é un adolescente che ha superato in altezza e peso la madre, quell’aiuto che garantiva la cooeprativa CISS, significava per Maria avere una boccata di ossigeno e un pò di tempo per cercare un lavoro o dedicarsi alla casa e al resto della famiglia.

Ora è tutto molto difficile per queste nuclei familiari che vivono un’estate senza alcun aiuto. Ancora una volta le famiglie si devono sostituire alle istituzioni. A monte c’é anche una notevole perdita di tempo già in epoca non sospetta quando forse qualcosa in più si poteva fare.

L’ambito di zona – ci rifersice il dottor Rizzo – aveva chiesto alla CISS l’elenco dei lavoratori che sarebbero dovuti passare alla Nuova Luce, per effetto della clausola sociale che obbliga la vincitrice dell’appalto ad assorbire i lavoraotri della precedente cooeprativa. Questa lista però degli Oss (oepratori socio sanitari) è arrivata tardi, mettendo in difficoltà i comuni del distretto e le famiglie che aspettavano l’assistenza. A ciò va considerato anche che la Nuova Luce, prima di assumere l’organico, deve fare dei passaggi obbligati con i sindacati e così passa altro tempo. Di fatto – conclude il dottor Rizzo – le imprese hanno litigato tra loro, una metteva in difficoltà l’altra, ai danni dei cittadini che hanno visto l’interruzione del servizio.

Ora, chi ha bisgono di cambiare le sacche, di essere lavato, di curare le piaghe da decubito, deve attendere e sperare nel proprio congiunto che non é detto che si possa prendere cura di lui o che voglia farlo.
Si perchè quando tutto è lasciato al singolo cittadino, senza alcun controllo, che garanzia si ha che ciò che andrebbe fatto, venga effettivamente eseguito ? Il discorso é ben più ampio e parte dalla legge 328 con la riforma dell’assistenza socio sanitaria affidata ai piani di zona, ossia i comuni del territorio del distretto sanitario.

Durante i primi anni del 2000 il sistema ha funzionato grazie alle tante risorse assegnate ai piani di zona, come i fondi per il sud, i Pac, poi le amministrazioni sarebbero dovute rendersi autonome finanziando i servizi, ma di fatto non avevano risorse sufficienti, nè la Regione avrebbe distribuito somme in tal senso, preferendo erogare l’assegno di cura ad una platea di beneficiari che si è incrementata sempre di più negli anni, arrivando a 8000 beneficiari.

Milioni di euro distribuiti e mai sufficienti alle domande che ogni anno aumentano, lasciando fuori metà degli aventi diritto perchè la copertura finanziaria è insufficiente. Da due anni non si fa il bando e a prendere l’assegno di 800 euro al mese, sono sempre gli stessi, senza che venga data possibilità ad altri disabili gravi che pure ci sono. Una coperta troppo corta che forse la politica doveva evitare spendendo i 41 milioni di euro per l’assegno di cura del 2020, per potenziare invece l’assistenza domiciliare pubblica, assumendo personale già formato, aumetando gli Oss per esempio e dando sia lavoro, ma soprattutto servizi a domicilio. Forse si sarebbe speso meno e si sarebbe avuta anche maggior garanzia che l’assitenza venisse assicurata da personale assunto con contratto.

Invece oggi abbiamo una platea di migliaia di persone senza assegno di cura per poter pagare l’assistenza al proprio caro, un servizio pubblico assistenziale a domicilio con pochi Oss e tante famiglie in ginocchio che non riescono a pagare le cure e l’assistenza ai propri familiari non autosufficienti.

Roberta Grima
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