A Galatina i cardiologi ribadiscono il loro operato continuativo per i reparti Covid

A Galatina i cardiologi ribadiscono il loro operato continuativo per i reparti Covid

Tutto nasce da un equivoco sull’idea di consulenza medica che, per i cardiologi di Galatina è un atto che può essere fatto anche da remoto in tempi di Covid, ma per i medici internisti che la chiedono, è principalmente una visita specialistica al paziente in presenza e non a distanza.

La verità sta nel mezzo o meglio nel buon senso – come ci spiega il dottor Amico, responsabile della cardiologia di Copertino e di Galatina sino al 24 maggio scorso, quando poi è avvenuto il passaggio di consegna con il collega di Lecce – Amico ci chiarisce che in effetti il regolamento dell’associazione nazionale dei medici cardiologi ospedalieri, prevede i consulti da remoto in determinate situazioni e che tale documento è stato redatto all’inizio della pandemia, quando ancora non si capiva bene cosa fosse opportuno fare. “Era un periodo in cui ancora si conosceva poco del Corona virus e durante il quale i medici si sono trovati anche sprovvisti dei dispositivi di protezione adatti; per questo temevano di essere esposti a rischi di contagio elevato, durante le consulenze chieste dai colleghi in servizio nei reparti Covid.”

“Il regolamento dell’associazione dei cardiologi ospedalieri ha un carattere orientativo – ci spiega Amico – e non può contemplare tutte le situazioni, per questo il documento si basa anche su un razionale di carattere generale e condivisibile.”
Il razionale del quale parla Amico è che davanti ad un rischio a cui si espone il medico, va fatta una valutazione commisurando il vantaggio che il paziente avrebbe, se il medico lo visitasse fisicamente, con il possibile rischio di contagio per il medico stesso.
Se un paziente con Covid ha un infarto e rischia la vita senza un intervento del cardiologo, allora lo specialista sicuramente effettuerà una visita alla persona, correndo anche il rischio di esporsi ad un possibile contagio, perché la sua consulenza diventa fondamentale per salvargli la vita. Se invece il cardiologo viene chiamato per casi meno urgenti, il regolamento consente al medico di gestirli anche telefonicamente, prestando la consulenza da remoto, evitando di esporsi ai rischi di contagio entrando in una zona rossa.

Detto ciò, quando nell’articolo pubblicato il 4 giugno scorso si parla di impossibilità per i pazienti Covid di Galatina ad avere una consulenza cardiologica, si faceva riferimento ai consulti in presenza, ovvero a visite da parte del cardiologo fatte fisicamente recandosi da chi era ricoverato in zona rossa, perché affetto da Corona virus.
Questa modalità in effetti non c’è sempre stata agli inizi della pandemia, come confermato dal personale in servizio nei reparti Covid, ci sono state diverse prestazioni per via telematica invece. Se consideriamo quindi anche i consulti da remoto, allora sì effettivamente le consulenze cardiologiche non sono mai state negate, né si è mai interrotto il servizio che invece c’è sempre stato 24 ore su 24 e sette giorni su sette, prima e durante la pandemia.

Nonostante il numero dei cardiologi ampiamente sottodimensionato le consulenze non sono mancate, anche se po’ in presenza e un pò da remoto, i reparti attivi presso il “Santa Caterina Novella” hanno comunque potuto fare affidamento sulla presenza di almeno un cardiologo in sede

Nell’articolo in questione infine, ci si augurava che ora che l’Asl sta riorganizzando l’ospedale galatinese, ci siano medici disponibili a consulenze cardiologiche per i pazienti Covid, facendo riferimento ai consulti in presenza nella zona rossa, augurandosi perciò che l’Asl crei le condizioni per affrontare al meglio un’eventuale emergenza sanitaria, con la possibilità di potenziare l’organico cardiologico e rendere le consulenze sempre in presenza per i pazienti affetti da Corona virus.

Quanto ai medici in servizio a Galatina che si sono rifiutati di lavorare per pazienti Covid e/o che si sono opposti ad un’eventuale trasferimento in altri reparti “puliti”, si fa riferimento a figure diverse dai cardiologi. Si tratta infatti di internisti che, avendo ricevuto ordini di servizio dalla direzione medica di presidio a lavorare in reparti differenti da quello di appartenenza, per le nuove esigenze legate alla pandemia, hanno avanzato i propri diritti sindacali per rimanere nel proprio ambulatorio, visto che i reparti erano stati chiusi.

Roberta Grima
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