Reparto chiuso, medici e infermieri da trasferire al 3° piano Dea, che però non apre

Reparto chiuso, medici e infermieri da trasferire al 3° piano Dea, che però non apre

Nove pneumologi divisi tra “Fazzi” e Dea, mentre il loro reparto pneumologico dell’ospedale leccese é chiuso già da diversi giorni. Si tratta dell’unica pneumologia del Salento insieme a quella convenzionata del “Panico” di Tricase. Una decisione della direzione strategica dell’Asl salentina, quella di chiudere, nata dalla necessità di recuperare personale da trasferire nel terzo piano del Dea, dove attivare nuove degenze. A distanza di una settimana però, gli pneumologi sono rimasti nell’ospedale “Vito Fazzi” sprovvisto del reparto pneumologico, mentre il terzo piano del Dea non é ancora aperto. Cosa stiano a fare quasi dieci medici senza un reparto con pazienti ricoverati, abbiamo provato a chiederlo ai direttori sanitari del presidio e dell’Asl, (dottor Maiorano e dottor Carlà) ma senza alcun riscontro.

Quello che sappiamo é che i nove pneumologi vengono impiegati per attività ambulatoriale e consulenze nei vari reparti dell’ospedale “Vito Fazzi”, primo fra tutti la medicina, dove sono ricoverate quelle persone che non trovano più il reparto di pneumologia aperto, ma hanno bisogno di cura e assistenza pneumologica. Solo a partire da oggi pomeriggio uno pneumologo ha turnato nella pneumologia Covid al quarto piano del Dea, per supportare i colleghi, mentre il terzo piano, dove era destinato tutto il personale pneumologico del “Fazzi”, è ancora chiuso.

Così gli infermieri della pneumologia sin da subito, sono stati trasferiti al quarto piano del Dea, nella cosiddetta pneumomed, mentre gli pneumologi del “”Fazzi” si alternano tra l’ospedale leccese e la struttura Covid. Qui gli infermieri hanno visto sguarnita la pianta organica perchè alcuni colleghi che lavoravano con loro, tra settembre e ottobre scorso sono stati temporaneamente spostati nei centri vaccinali, per poi essere richiamati con l’aumento dei contagi ed essere infine rispediti negli hub vaccinali venti giorni fa. A farli richiamare dall’Asl, le lamentele di alcuni direttori di distretto che chiedevano il personale vaccinatore. Un tira e molla che ha portato come decisione ultima dell’azienda sanitaria, quella di chiudere un servizio come la pneumologia del “Fazzi”, per reperire infermieri al posto di quelli vaccinatori.

Sulla decisione di chiudere un reparto ospedaliero come quello pneumologico, si è già espresso il Nursind, uno di sindacati più rappresentativi della categoria infermieristica, per voce di Graziano Accogli che ci ha riferito come l’incremento di personale infermieristico va raggiunto con le assunzioni e non togliendo dipendenti da un servizio per spostarli altrove. Una coperta troppo corta per cui si aggiunge personale da una parte, ma se ne toglie dall’altra e il problema della carenza di organico resta. Non solo, il Nursind critica anche la decisione dell’Asl di aver potenziato le squadre infermieristiche di ospedali come Scorrano, la cui attività è in questo periodo ridimensionata, per indebolire invece quelle del “Fazzi” sino a chiudere un intero reparto nevralgico.

Una scelta che agli addetti ai lavori risulta poco comprensibile. Il direttore medico di presidio, dottor Maiorano aveva predisposto il 20 aprile scorso, il blocco dei ricoveri in pneumologia proprio per dare applicazione a quanto stabilito dal direttore generale dell’Asl Rodolfo Rollo. Quest’ultimo infatti il 19 aprile scorso comunicò a Maiorano l’intenzione di potenziare la rete Covid, così come convenuto in una riunione del 3 aprile, con il responsabile del dipartimento regionale della salute dottor Montanaro e con l’assessore Lopalco.

Tra le iniziative per la rete dei servizi Covid, il dottor Rollo enuncia l’attivazione di 16 posti letto di terapia intensiva e 10 di medicina pneumologica Covid, tutti da allocare al terzo piano del Dea, con un incremento di ulteriori posti letto di degenza ordinaria fino a 42 in caso di progressione pandemica. La cosa strana è che Rollo dà questa situazione già pronta al 15 aprile, tanto da scrivere che “si è proceduto all’attivazione dei posti letto e che è in via di trasferimento il personale dalla pneumologia del “Fazzi”.”

In conseguenza del trasferimento di infermieri dal “Fazzi” al Dea, saranno – si legge nella comunicazione del direttore generale – incrementati i posti letto della pneumologia Covid del Dea al quarto piano, di ulterori 26 posti sino a 52 degenze a partire però da maggio, se la pandemia lo richiedesse.

Nel frattempo però accade che pazienti pneumologici critici, vengono assititi nella medicina o nella chirurgia toracica del “Vito Fazzi” che non sono la stessa cosa di una pneumologia, se poi come accaduto già questi, reparti si riempino non solo dei pazienti propri, ma anche di quelli pneumologici,senza avere più disponibilità di posti letto, si è costretti a trasportare il paziente con difficolà respiratorie a Tricase dove di letti in pneumologia ce ne sono appena 14.

Roberta Grima
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