Tubercolosi, in Puglia nessun allarme, ma non abbassiamo la guardia

Nessun allarme per la Puglia, per quanto riguarda la diffusione della tubercolosi, malattia infettiva molto più presente nelle regioni del nord Italia e in particolare nelle aree metropolitane. A sostenerlo, il professore Gioacchino Angarano, direttore responsabile delle malattie infettive del Policlinico di Bari, che nel convegno conclusosi a Lecce sabato, sull’attualità e le prospettive della pneumologia territoriale, ha fatto il quadro della nostra regione, rispetto ad una delle malattie più temute, per la presenza sul territorio pugliese di immigrati che sbarcano, portando con sé, spesso in modo sotto forma latente, la tubercolosi.

Tassi bassissimi quindi, se si pensa che per la medicina, la bassa incidenza é quella considerata al di sotto di 10 e che l’incidenza nazionale della tubercolosi é tra i 7 e 9 malati, laddove per incidenza si intende la misura di nuovi casi registrati ogni anno.

Non solo, proprio per la bassa concentrazione di persone ammalate di tubercolosi in Puglia, anche il contagio, che avviene per vie aeree (sternuti, tosse, saliva, mani non lavate dopo uno sternuto) é contenuto.

Oltre a ciò il professor Angarano ha parlato di un buon coordinamento tra ospedale e ambulatori territoriali, come strategia favorevole alla bassa diffusione della malattia.

Il 50% delle persone ammalate nella nostra regione é straniera, per lo più polacca, un’inversione di marcia rispetto a 10 anni fa quando ad ammalarsi erano più i pugliesi e solo il 10% gli immigrati. Non bisogna però abbassare la guardia – avverte il professore – anche se il contatto tra gli immigrati e i cittadini pugliesi non é frequente, resta il problema delle badnati polacche per esempio a stretto contatto con i nostri anziani. Dunque é importante che la tubercolosi non diventi una delle malattie dimenticate

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