Scintigrafia ossea, quando é possibile combattere le metastasi

La salute delle nostre ossa, chi può saperlo? Il nostro scheletro, composto da 200 ossa grandi e piccole, spesso ci appare come una struttura rigida sulla quale appoggia il nostro organismo. In realtà anche il tessuto osseo é in continua evoluzione, per cui va incontro a molti cambiamenti nel corso di tutte le età della vita. Questi cambiamenti possono essere utili e positivi, portando ad avere ossa forti e solide, ma anche negativi, con riduzione della densità ossea e aumentato rischio di malattie metaboliche dell’osso, come l’osteoporosi, e quindi al rischio di fratture. Un esame utile per conoscere lo stato di salute del nostro scheletro é la scintigrafia ossea.

Si tratta di un esame di medicina nucleare che consiste nell’acquisizione di immagini relative allo scheletro del paziente, attraverso un radiofarmaco che viene iniettato per endovena, contenente difosfonati che legati ad un metallo, il tecnezio, vanno in circolo e si depositano lì dove l’attività delle cellule ossee é maggiore. In questo modo lo specialista quando vedrà nell’immagine ricavata, una maggiore concentrazione del radiofarmaco, saprà che in quella zona c’é un’altrettanta maggiore attività delle cellule osteoblastiche. Cosa che avviene nei casi di anomalie, in particolare in alcuni tipi di tumori. L’esame é importante soprattutto perché individua le metastasi in fase iniziale e quindi quando è ancora possibile sconfiggerle.

L’esame cosìffatto, permette di individuare infatti metastasi ossee, quindi la presenza di tumori primitivi che danno questo tipo di metastasi, come il tumore alla prostata, al polmone e alla mammella, che possono essere sconfitti, se presi in tempo, consente quindi di capire a che stadio é la malattia, verificare se la chemio o radioterapia stanno facendo il giusto effetto. La scintigrafia permette anche di individuare malattie infiammatorie ossee, come l’artrite reumatoide o microfratture difficili da vedere con la semplice radiografia, aiuta infine a diagnosticare le osteomeliti.

C’è da dire che l’esame non è affatto doloroso e invasivo, anche se il radiofarmaco viene iniettato per via endovenosa, inoltre le dosi di radiofarmaco sono piuttosto contenute e non comportano rischi significativi, anche se la scintigrafia resta comunque controindicata per la donna in gravidanza o in fase di allattamento.

L’esame si divide in due fasi: una prima in cui al paziente che è sdraiato, viene iniettato il radiofarmaco, dopodicchè viene lasciato per 3 -4 ore per dare il tempo al radiofarmaco di fissarsi nelle ossa. Durante questo periodo, il tracciante in eccesso, non legato quindi alle ossa, viene filtrato dal rene ed espulso con le urine: pertanto, al fine di agevolare l’eliminazione della radioattività non assorbita, quindi superflua, nell’intervallo di tempo che intercorre tra iniezione del radiofarmaco ed l’esecuzione della scintigrafia ossea, il paziente dovrebbe bere almeno mezzo litro di acqua.

L’esame vero e proprio viene quindi eseguito due/tre ore dopo l’iniezione; il paziente è nuovamente invitato a sdraiarsi sul lettino in posizione supina, cercando di rimanere quanto più immobile possibile. Le testate della gammacamera (l’apparecchio che registra le radiazioni emesse dal paziente) vengono quindi fatte scorrere lungo il corpo per un tempo variabile dai 15 ai 30 minuti.

Prima di una scintigrafia ossea non sono richieste preparazioni particolari; il digiuno non è normalmente necessario, ma una buona idratazione può migliorare la qualità delle immagini.

Al termine della scintigrafia ossea, il paziente può riprendere immediatamente le proprie attività abituali, senza particolari precauzioni; tuttavia bere più del solito facilita l’eliminazione del radiofarmaco. Nelle prime 48 ore dopo la scintigrafia ossea, sempre a scopo cautelativo, il paziente dovrebbe evitare uno stretto contatto con bimbi piccoli e donne in gravidanza.

I vantaggi che può dare la scintigrafia sono diversi: minimo margine di errori, quando si vuole esaminare la presenza di un tumore o meno, assenza di dolore, affidabilità per la diagnosi di metastasi ossee, i cui esami tradizionali sono spesso poco affidabili, perché non ci sarebbe – dicono gli esperti – un rialzo automatico dei marcatori oncologici. La scintigrafia inoltre viene richiesta spesso dagli ortopedici per verificare possibili infezioni o complicanze causate da protesi.
L’esame può essere eseguito anche sui bambini perché le radiazioni sono a dosaggio basso e proporzionato al peso corporeo.

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1 Commento to “Scintigrafia ossea, quando é possibile combattere le metastasi”

  1. Alberto Maggialetti ha detto:

    La scintigrafia ossea non ò scevra da falsi positivi spesso determinanti da alterazioni degenerative dello scheletro.
    Oggi valida alternativa nella ricerca di lesioni ossee neoplastiche primitive o secondarie e la RM morfologica e con sewuenza DWIBS molto sensibile e peraltro biologicamente inerte.

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