L’ortopedia leccese fa scuola

L’ortopedia leccese fa scuola

Sono quasi 2000 gli interventi eseguiti quest’anno, dall’equipe del dottor Giuseppe Rollo, primario di ortopedia e traumatologia del “Vito Fazzi” di Lecce, nonchè capo di dipartimento. Numeri che raccontano di un’ortopedia e traumatologia, quella leccese, che la pone prima in Puglia per traumi severi dimessi: 198 nell’ultimo anno, secondo il rapporto Agenas e con risultati

Sono quasi 2000 gli interventi eseguiti quest’anno, dall’equipe del dottor Giuseppe Rollo, primario di ortopedia e traumatologia del “Vito Fazzi” di Lecce, nonchè capo di dipartimento. Numeri che raccontano di un’ortopedia e traumatologia, quella leccese, che la pone prima in Puglia per traumi severi dimessi: 198 nell’ultimo anno, secondo il rapporto Agenas e con risultati sovrapponibili, rispetto ai livelli del Niguarda di Milano, che è centro di riferimento nazionale. I dati dei traumi gravi dimessi – fa sapere l’Asl leccese tramite comunicato stampa – sono persino superiori per alcune fasce d’età, come nel caso dell’anziano (14,8% di decessi contro 17,24) e del grande anziano over 80 (35% contro 41,79).
Un’attività che va aumentando, quella dell’ortopedia e traumatologia leccese, tenuto conto che nel 2017 si sono registrati oltre 1.700 interventi, che arriveranno a 2.000 alla fine del 2018, anche per effetto della chiusura dell’ortopedia di Galatina, dove il dottore Rollo eseguiva circa 700 interventi l’anno, che adesso, nella maggior parte dei casi, vanno a riversarsi sul reparto leccese. Questo conta 36 posti letto, con 10 medici e 32 infermieri, impegnati a fare rete con gli altri ospedali, secondo un modello dipartimentale.

L’Asl infatti mesi fa, ha istituzionalizzato il dipartimento di ortopedia e traumatologia, con a capo il dottore Rollo che sta lavorando da tempo per creare dei servizi in rete, collegati tra loro, tra tutte le ortopedie e traumatologie del Salento. L’idea è quella per cui ogni singolo reparto, avrà una propria “mission”, diventando specializzato in un particolare settore, per esempio al “Ferrari” di Casarano si troverà un’equipe di chirurghi ortopedici specializzati nelle estremità: per interventi al piede, alla mano, al gomito, ecc.., così come l’ortopedia di Copertino si dedicherà all’ortogeriatria, ossia alla chirurgia ortopedica per anziani, con una serie di medici specialisti, che ruotano attorno al paziente, il quale oltre ad avere l’intervento chirurgico per la frattura per esempio di un femore, avrà la consulenza del cardiologo, dello pneumologo e di tutti quegli specialisti, che una persona ultrasessantacinquenne spesso richiede per comorilità, ossia per la presenza di più disturbi o malattie. In tal modo l’ortopedia di Copertino diventerebbe un riferimento per il paziente che, con un unico accesso, potrà avere un percorso attrezzato di ogni servizio sanitario. Su questo si sta lavorando, il dottore Rollo ha già dato disposizioni all’equipe di Copertino in tal senso.

Ci sono poi i servizi di chirurgia ortopedica ambulatoriale, che quindi non richiedono il ricovero, se non qualche ora di osservazione, come nel caso delle sale di day surgery a Poggiardo, dove il venerdì una parte dell’equipe di Lecce, va ad operare i casi più semplici, per lasciare al “Vito Fazzi”, solo gli interventi più gravi e complicati. Perché la rete sia efficiente, é opportuno che questa distinzione tra nosocomio e territorio, venga rispettata da tutte le ortopedie e traumatologie, purtroppo non è così a parte Lecce, solo i chirurghi ortopedici di Casarano hanno smistato a Poggiardo pochi interventi, la maggior parte delle operazioni banali di ortopedia dei vari reparti salentini, vengono ancora fatte negli ospedali; con ricoveri inappropriati e costi di degenza evitabili.

Su questo il dottore Giuseppe Rollo sta lavorando da tempo, è un processo culturale che la classe medica dovrebbe compiere, supportato dalla direzione dell’Asl. Proprio nelle prossime settimane si terrà una riunione dipartimentale su questi temi organizzativi. “L’Ortopedia e Traumatologia del “Fazzi” – fa sapere l’Asl – è entrata a pieno titolo oramai, nel disegno della Rete Traumatologica Regionale, che prevede la definizione di tre sistemi integrati di assistenza al trauma (SIAT). Il SIAT 3 (Area Salento), individua come Centro Traumatologico di Alta Specialità (CTS) l’Ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, mentre gli Ospedali di Gallipoli e Scorrano, svolgeranno il ruolo di Centro Traumatologico di Zona (CTZ). La rete sarà completata dagli Ospedali di Copertino e Casarano, che avranno funzioni di presidi di Pronto Soccorso per Traumi (PST), così come in parte Galatina, anche se senza posti letto dedicati. Un sistema di vasi comunicanti che, in funzione della gravità, dovrebbe attivare il percorso migliore: dal piccolo trauma gestito localmente nei PST, ai traumi di media entità con stabilizzazione del paziente nel CTZ, sino al trauma severo e al politrauma da centralizzare nell’HUB di II livello ad alta specialità, ossia il Fazzi.”

E’ necessario che oltre al modello organizzativo, alla strumentazione e agli spazi adeguati, ci siano le figure giuste, formate per attivare il percorso necessario al paziente, partendo dall’operatore che interviene con l’ambulanza su strada, per soccorrere un politraumatizzato e che dovrà anche sapere in base al caso dove portare il paziente. Proprio questo sarà l’immediato futuro per rendere funzionale il Trauma Center che sorgerà nel DEA del “Fazzi”, il dipartimento di emergenza in fase di realizzazione e che la direzione dell’Asl dichiara prossimo alla consegna.

Tutto ciò anche per non rendere vano un patrimonio di attività e d’esperienza costruito nel tempo e condiviso con la comunità scientifica, come testimoniano i 15 articoli pubblicati su riviste internazionali negli ultimi mesi e che raccontano di tecniche chirurgiche ortopediche d’avanguardia eseguito a Lecce.
“L’Ortopedia leccese – si legge nel comunicato stampa dell’Asl – è stata la prima in Puglia a ricostruire il legamento crociato posteriore con una tecnica mini-invasiva ed è centro di riferimento per il trattamento dei ritardi delle ossa nella loro consolidazione dopo una frattura. Inoltre, in collaborazione con l’Università di Perugia, il reparto sta lavorando per migliorare la tecnica I.O.L.E., una nuova metodica di trattamento della frattura di femore in pazienti pediatrici.

Rilevante, infine il capitolo hi-tech legato all’affinamento della tecnica che prevede la realizzazione di protesi su misura in titanio, con il ricorso ai più moderni ritrovati della biotecnologia e l’impiego di Tac 3D.

Roberta Grima
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