ARPA Puglia non ha personale e non controlla l’inquinamento nel sud Salento

ARPA Puglia non ha personale e non controlla l’inquinamento nel sud Salento

“Manca il personale e l’agenzia regionale per l’ambiente, l’ARPA, deputata al controllo dell’inquinamento ambientale, non farebbe i controlli richiesti nel sud Salento, proprio lì dove i cittadini da tempo segnalano la presenza di miasmi, lì dove le emissioni odorigene sembra stiano causando anche problemi di salute”. A denunciare preoccupato questa situazione critica, è il consigliere del M5S Antonio Trevisi, a margine delle audizioni in V Commissione in regione Puglia, alla presenza di Arpa, Asl Lecce e dei sindaci dei comuni interessati: Presicce, Salve, Acquarica del Capo.

“L’Arpa – spiega il pentastellato – a distanza di un mese dalle segnalazioni, non ha ancora avviato i monitoraggi per individuare la fonte di quelli che sembrano miasmi da gas tossici, dall’odore acre. L’agenzia regionale lavora in base al numero di dipendenti – continua il consigliere – in funzione del quale, viene assegnato un quantitativo di controlli da effettuare sul territorio, ma a causa di personale insufficiente – dice Trevisi – l’area incriminata non rientrerebbe nell’azione di controllo.” Così sindaci e cittadini non sanno ancora cosa esattamente stanno respirando, accusano però miasmi insopportabili, prurito, mal di gola e temono sia dovuto all’emissione di sostanze cancerogene. E’ il timore che si vorrebbe smentire con un’accurata indagine, che tarda ad arrivare, è il timore che una disattenzione delle autorità competenti, possa ancora una volta portare tumori e veleni nelle popolazioni salentine.

Il pensiero va alle parole forti, che il sostituto procuratore della repubblica Elsa Valeria Mignone, pronunciò durante un incontro pubblico sull’inquinamento ambientale l’anno scorso, quando riferì tra le altre cose, che la discarica Burgesi, tra tutti i rifiuti, raccoglieva anche quelli provenienti dalla filtrazione della Sea Marconi, un’azienda che aveva il brevetto per la de-alogenazione dei trasformatori dell’Enel. Questo voleva dire, che tutti i trasformatori dell’Enel altro non erano che rifiuto, venivano così portati ad Ugento, ripuliti con questo processo di de-alogenazione e reimmessi. La Regione però – spiegò la dottoressa – all’epoca, decise che quello era un impianto di trattamento di rifiuti,(un trasformatore di cui l’Enel si disfaceva, e secondo la direttiva europea è un rifiuto). Quindi – concluse la Mignone – non si volle sapere cosa faceva esattamente la Sea Marconi, fino a quando gli imprenditori soccombenti rispetto al monopolio di questo imprenditore cardine, non dissero che tutti i territori da Acquarica, Ugento e Presicce, erano impregnati di rifiuti di quei processi di de-alogenazione.

A tutto ciò si aggiunge che dal 2017, nella zona industriale di Presicce, in località “Spiggiano Canale”, opera Ecolio2 srl, azienda del gruppo Multieffegroup, del barese, deputata a smaltire i residui delle acque impiegate nella vegetazione, che ha avuto l’autorizzazione dalla Provincia, ad ampliare la sua attività anche allo smaltimento dei rifiuti classificati con codice CER 161001, ovvero – scrive il consigliere Trevisi – “soluzioni acquose di scarto, contenenti sostanze pericolose” e proprio qui sta il problema, questa autorizzazione rilasciata dalla Provincia alla Ecolio2 srl, potrebbe di fatto aver legittimato lo smaltimento di rifiuti tossici, a danno della salute pubblica, poiché non avrebbe rilevato alcun sostanziale cambiamento dall’attività iniziale della Ecolio2 srl.

“In realtà – sottolinea Trevisi – il cambiamento ci sarebbe e come: se effettivamente si effettuassero i controlli e la ditta dovesse smaltire nell’impianto termico, sostanze cancerogene, bhè ci sarebbe una sostanziale differenza tra lo smaltimento delle acque impiegate nella vegetazione e lo smaltimento di “soluzioni acquose di scarto contenenti sostanze pericolose”. Per questa ragione sindaci e esponete regionale Antonio Trevisi, chiedono all’ARPA di eseguire i controlli richiesti e alla Regione di potenziare, se necessario, l’organico, già sottodimensionato, dell’agenzia, per il controllo dell’inquinamento ambientale.

“Riteniamo gravissima – continua Trevisi – l’assenza in commissione della Provincia di Lecce e della società Ecolio 2, a cui avremmo voluto chiedere se sia entrata in funzione la nuova attività di smaltimento di rifiuti con codice 161001. Vorremmo sapere – aggiunge il consigliere grillino – com’è possibile che un impianto nato per il trattamento delle acque di vegetazione, venga autorizzato nel proprio ciclo anche per il trattamento di rifiuti pericolosi, senza che questa modifica venga qualificata come “sostanziale” dalla Provincia bypassando, così, il necessario nuovo procedimento di Autorizzazione Integrata Ambientale. Chi ha verificato che ci fossero tutti i requisiti tecnici richiesti nel parere del Comitato regionale V.I.A., ai fini del trattamento della nuova tipologia di rifiuti, per assicurare lo standard qualitativo di sicurezza delle emissioni? Domande che – conclude -faremo alla società, che sarà nuovamente convocata in audizione, e che abbiamo posto anche all’assessore Stea in un’interrogazione depositata un mese fa e a cui attendiamo ancora una risposta”.

“Certamente – aggiunge Trevisi – la situazione sarebbe stata diversa se fosse stato dato seguito alla nostra mozione approvata due anni fa dal Consiglio pugliese, con la quale veniva chiesto l’incremnto dell’organico ARPA per il potenziamento dei sistemi di monitoraggio ambientale su quel territorio, invece come sempre i cittadini si trovano a dover pagare per l’inerzia della Regione”.

Non c’è ovviamente la certezza che quei miasmi, quei mal di gola e pruriti accusati dalle popolazioni che vivono nell’ area circostante l’impianto, sia attribuita all’Ecolio2 srl, ma finchè non si effettueranno i controlli, non si potrà neanche smentire del tutto.

L’importante é che le parole della Mignone siano da monito e non si ripetino gli stessi errori. Era febbraio dell’anno scorso, quando il sostituto procuratore della Repubblica, invitò i sindaci a prestare attenzione, quell’attenzione che non venne data per 25 anni – disse – comportamento che consenti a certi operatori spregiudicati, di avvelenare il Salento. La Mignone sottolineò in quell’occasione, che il problema era generale come generale – disse – era la frequenza sul nostro territorio, di discariche che non sono state monitorate. La Procura – riferì la Mignone – lanciava il suo grido d’allarme per le ordinanze contingibili e urgenti degli anni ’90, grido di allarme rimasto però inascoltato, quel grido – disse – si è trasformato in una minaccia seria per il territorio. Non c’è solo la Burgesi. Non dimenticate – ricordò – le discariche sotterrate sulla strada statale 275, soprattutto perché abbiamo dimostrato che in quelle discariche, non ci sono rifiuti assimilabili agli urbani, ma rifiuti speciali provenienti dalle industrie calzaturiere. Abbiamo le etichette delle industrie.”

Il sostituto procuratore spiegò anche che ci furono fondi europei per la bonifica delle discariche, ma che le nostre non vennero neanche denunciate e che solo dopo 30 anni, ci si è resi conto che chi ha amministrato non ha avuto attenzione sul territorio.

Roberta Grima
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