Precari in rivolta: “vogliamo gli elenchi di chi dovrà essere stabilizzato”

E’ una bomba ad orologeria pronta da un momento all’altro ad esplodere e in effetti i quasi duemila infermieri precari, che da anni lavorano negli ospedali della Puglia, stanno per scoppiare, nell’attesa di un contratto a tempo indeterminato che non arrivava mai, ma che adesso finalmente spetta loro di diritto, dopo il decreto Madia che sancisce l’abolizione del precariato nella pubblica amministrazione, dettando i requisiti per stabilizzare i dipendenti, compatibilmente con le risorse economiche finanziarie. “Proprio questo é il problema” – ha sottolineato Antonio Tarantino, segretario provinciale della UIL, nell’assemblea con gli infermieri svoltasi questa mattina.

“Per due volte – ha detto il sindacalista – sono state fatte le domande all’Asl leccese di conoscere gli elenchi dei lavoratori che dovranno essere stabilizzati. La prima richiesta risale al 2013, la seconda al 2015, ma sembra un segreto di Stato, per cui non é dato sapere quanti infermieri l’Asl dovrebbe passare di ruolo.” Eppure il dato é importante per capire se le risorse economiche finanziarie accantonate dalla Regione Puglia, siano sufficienti o meno per stabilizzare tutti o una parte del personale, visto che il direttore del dipartimento regionale della salute Giancarlo Ruscitti, ha parlato di 25 milioni di euro risparmiati dalla spesa farmaceutica, in un anno e da reinvestire nel personale. Basteranno? Considerato che lo stesso Ruscitti ha parlato di circa 1700 persone precarie in tutta la Puglia?

“C’è da capire inoltre perché dal 19 dicembre, ultimo incontro del 2017 tra la Regione e le sigle sindacali, ad oggi, non è cambiato nulla – dice Tarantino – Ruscitti ci aveva tranquillizzato – continua – dicendo che avrebbe avviato le procedure per i contratti a tempo indeterminato, aveva riferito poi che i primi di gennaio avrebbe incontrato i funzionari dei ministeri per avere l’ok, dopodicché avrebbe convocato noi sindacati, ma nulla, siamo a febbraio, probabilmente ci giocheremo anche questo periodo pre elettorale e intanto è tutto fermo. Non si capisce ancora – ha aggiunto il segretario della UIL – dove siano finiti gli elenchi dei lavoratori da stabilizzare che le Asl avrebbero già dovuto spedire alla Regione”, mentre centinaia di infermieri pugliesi vivono da precari, il che vuol dire che intere famiglie da anni vivono nell’incertezza, costrette a smembrarsi.

“Si perché, se l’Asl di Lecce non avvierà la stabilizzazione – dice Luana – sarò costretta a lasciare il Salento e trasferirmi a Matera, dove ho vinto un concorso e dove mi chiameranno tra un paio di mesi per lavorare con un contratto a tempo indeterminato. Per me significa prendere i miei bambini di 2 mesi e 4 anni, mia madre e trasferirmi in Basilicata, lasciando mio marito a Lecce dove ha una ditta.” Come Luana ce ne sono tanti di infermieri in queste condizioni.

Antonio ha vinto a Bologna un concorso, “tra 15 giorni – dice – mi chiamano per passare di ruolo, che devo fare? Accettare e lasciare la mia terra? O continuare a lavorare qui, di proroga in proroga?, Ma poi perdo un treno che mi darà un posto definitivo.” Antonio non vuole lasciare il suo Salento, continua a lavorare negli ospedali della Puglia, di contratto in contratto, nella speranza prima poi di essere stabilizzato, visto che ha i requisiti previsti dalla legge Madia, ma i tempi stringono e se tra due settimane verrà chiamato di ruolo dall’Asl emiliana, dovrà partire e cambiare vita, se non vorrà perdere l’occasione di avere una sua stabilità economica. Per questo è necessario secondo i rappresentanti sindacali, che l’Asl mandi almeno una comunicazione scritta ai beneficiari della stabilizzazione, in modo che essi stessi decidano di continuare a lavorare da precari nella loro terra, rinunciando al posto di ruolo di altre Asl, ma con la garanzia che l’azienda sanitaria leccese li stabilizzerà.

“Invece non c’è alcun rispetto verso questi lavoratori – dice Fabio Orsini, segretario provinciale della CISL – come verso gli ammalati. Si perché questi infermieri, sebbene sulla carta godano dei medesimi diritti dei colleghi di ruolo, di fatto, non hanno alcuna garanzia e puntualmente vengono spostati di reparto in reparto.”
“Dopo due anni di servizio in rianimazione – spiega Milena – essere stata affiancata da colleghe anziane, essere stata quindi formata e aver imparato a trattare pazienti altamente fragili come quelli ricoverati in rianimazione, mi son vista spostata in psichiatria, sostituita da un collega che partiva da zero, come me nel reparto psichiatrico.” A farne le spese sono gli ammalati, che potrebbero avere una continuità assistenziale, con persone che nel tempo acquistano competenze ed esperienza, invece no, perché siamo infermieri precari e veniamo continuamente spostati. Maria ha imparato ad usare molto bene la macchina per la dialisi, cosa che non tutti gli infermieri sanno utilizzare, eppure l’Asl l’ha dislocata altrove. “C’è uno spreco di risorse e competenze – dicono gli infermieri.”

“Paghiamo lo scotto di una malagestione della sanità che per anni non si è dimostrata virtuosa – ha detto Floriano Polimeno, segretario provinciale della CGIL – e ora siamo sotto monitoraggio da parte dei ministeri. Periodicamente Ruscitti va a Roma a portare i “compiti” svolti e dettati dai funzionari del ministero, ma non si può tutte le volte subire le imposizioni di Roma che alza puntualmente l’asticella, chiedendo sempre di più, occorre un’azione di coraggio da parte della Puglia che ha comunque una sua autonomia nella gestione della sanità.”

Il governo regionale deve dare delle risposte ai sindacati e ai lavoratori o sarà protesta sotto il palazzo della Regione. Tempo 15 giorni per conoscere gli elenchi dei lavoratori che dovranno essere stabilizzati, che saranno coloro i quali hanno maturato i 36 mesi alla data del 31 dicembre 2017. “Chiediamo inoltre – ha aggiunto Polimeno – che chi non ha maturato i tre anni di servizio al 31 dicembre 2017, si veda prorogato il contratto sino al raggiungimento dei 36 mesi, al fine della stabilizzazione. La CGIL, daccordo con UIL, CISL chiede inoltre che le Asl dove gli infermieri sono in servizio da precari, concedano il nulla osta perché possano andare in altre aziende sanitarie dove avrebbero il posto di ruolo e viceversa che le Asl dove gli infermieri sono di ruolo possano concedere l’aspettativa a quegli infermieri che decidono di rimanere precari nella loro terra nella speranza di essere stabilizzati.

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