Neurologia pediatrica, la buona sanità che si rischia di perdere

Un servizio sanitario utile, efficiente, richiestissimo, é l’ambulatorio di neurologia pediatrica di Lecce che, come spesso accade nel nostro Salento, si poggia solo sulla buona volontà del singolo professionista, che non avendo alle spalle un servizio strutturato e organizzato a livello aziendale, fa enorme fatica per garantire quelle risposte necessarie ai piccoli pazienti, con enormi disagi.

Eppure l’Asl dovrebbe difendere a denti stretti e con le unghie, quelle realtà che rappresentano delle eccellenze e degli esempi di buona sanità, per esempio potenziandole con strumentazione, ma soprattutto personale, vista anche la carenza di specialisti pediatrici e l’obiettivo tanto acclamato, di realizzare a Lecce un polo pediatrico. Servono uomini perché funzionino strutture e servizi, infatti proprio per carenza di tecnici, c’è il rischio che l’ambulatorio neurologico pediatrico, possa essere interrotto.

A giorni infatti, l’unica tecnica in grado di eseguire gli ECG infantili, all’interno della pediatria, andrà via, per trasferirsi a Foggia. Una figura indispensabile per i neurologi pediatri, che devono fare diagnosi e che non sanno se possono contare su un sostituto.

Nei giorni scorsi il primario della pediatria del “Vito Fazzi” Piero Caprio, ha incontrato il direttore sanitario dell’Asl Antonio Sanguedolce e il primario della neurologia di Lecce Giorgio Trianni, per accordarsi sulla possibilità di impiegare uno dei cinque tecnici del reparto neurologico, ad eseguire gli ECG nei bambini. E’ importante sottolineare però, che non basta un tecnico esperto in ECG, ma è necessario un’ulteriore formazione nell’età pediatrica, il che non è così scontato, sopratutto in un reparto di adulti come la neurologia.

A complicare le cose per le mamme e i papà di bambini malati, il sistema di prenotazione, in base al quale bisogna chiamare in pediatria intorno alla fine del mese, per prendere un appuntamento per una visita pediatrica neurologica nel mese successivo, poiché solo nell’ultima settimana, si stabiliscono i turni dei medici nel reparto, in funzione dei quali, si sa quando è attivo l’ambulatorio neurologico. Questo perché i pediatri neurologi che sono due, dottoressa Rizzo e dottor Nicita, devono coprire i turni in corsia, oltre a garantire l’attività ambulatoriale.

Succede così che, poiché le visite neurologiche massime sono 14 al mese, nel giro di poche telefonate e in pochi giorni, i posti si occupano senza possibilità di prendere appuntamento neanche per il mese seguente. Se una mamma chiama a fine Maggio può prenotare per Giugno, ma con un alto rischio di trovare anche tutto occupato, il problema é che non potrà nemmeno fissare un appuntamento per Luglio, che é ancora libero, perché l’addetta alle prenotazioni, non conoscendo ancora i turni del personale medico, che vengono stilati alla fine di ogni mese, non é in grado di dire quando l’ambulatorio è attivo, la donna dovrà richiamare quindi a fine Giugno, ripetendo la stessa trafila e con il rischio di perdere anche la prossima occasione.

Risultato: il bambino che ha bisogno di visite di controllo ogni tre o sei mesi, non riesce ad avere l’appuntamento, saltando delle sedute che potrebbero essere fatali, vista anche l’età pediatrica. E’sopratutto nei bambini infatti, che le malattie neurologiche vanno seguite passo, passo, quando cioè il cervello é ancora in evoluzione, e quando, se c’è da far qualcosa per arrestare, rallentare la malattia, va fatta il prima possible non certo in età adulta. Diagnosticare prima significa evitare danni irreparabili da adulti.

Questa difficoltà a prenotare la vista o un ECG, crea attese lunghissime, anche perché i due neurologi pediatri non sono professionisti dedicati all’attività neurologica, ma si dividono tra il reparto e l’ambulatorio che ha ormai numeri importanti. Sono migliaia infatti i bambini che ogni anno afferiscono all’ambulatorio neurologico della pediatria e le malattie infantile celebrali purtroppo sono in aumento, come è in aumento l’autismo, l’epilessia, i bambini con malattie rare neurologiche, con patologie metaboliche o lesioni celebrali ed encefalopatie.

L’ambulatorio neurologico leccese, è nato quattro anni fa, per volontà del primario di pediatria del “Vito Fazzi”, Piero Caprio e sopratutto per le competenze della dottoressa Augusta Rizzo che si trasferì da Copertino a Lecce, portando così la sua esperienza specialistica sopratutto in epilessia infantile, ma non solo.

Nell’ambulatorio, che nel frattempo si è potenziato con un altro pediatra specializzato e arrivato l’autunno scorso, il dottor Nicita, afferiscono bambini spesso con disturbi gravi, a volte anche neonati, come la piccola ricoverata recentemente di appena 3 mesi e affetta da una rara malattia, la sindrome di west, rara forma di epilessia che si manifesta nei primi mesi di vita, con la comparsa di scariche di contrazioni muscolari involontarie (spasmi), nel caso specifico dovute ad una malformazione con la presenza di tumori benigni nel cervello (sclerosi tuberosa). Ebbene la piccola é stata “liberata” dalla crisi acuta, sottoposta ad ECG per fare una diagnosi rapida e corretta e poterla quindi inserire in un percorso terapeutico. La famiglia può contare sui medici di Lecce perché sa che sono specialisti per i controlli periodici della piccola, senza dover più recarsi al “Meyer” di Firenze.

Investire quindi in un servizio dove ci sono le professionalità multispecialstiche, significa anche abbattere la mobilità passiva, ovvero i viaggi fuori regione per curarsi e che costano alla Puglia 280 mila euro l’anno. Non solo, ma potenziare servizi come quello della neurologia pediatrica, vuol dire rendere l’ospedale leccese, un ospedale di secondo livello, come tante volte ribadito dalle autorità sanitarie, non a parole, ma con i fatti.

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