A Natale, 118 senza medici

Potrebbe essere un Natale difficile per il personale sanitario che lavora nelle postazioni 118 del Salento. Nei prossimi giorni infatti, le ambulanze e le auto medicalizzate, saranno sguarnite di medici, molti dei quali precari e che, avendo partecipato al concorso per essere stabilizzati dall’azienda sanitaria, e risultando vincitori, passeranno a giorni dal 118 ai pronto soccorso, dove da anni ci sono posti vacanti.

Circa una ventina di medici sono stati già chiamati a firmare il nuovo contratto a tempo indeterminato, il problema é che la coperta é troppo corta, se si copre una carenza come quella del personale dei pronto soccorso degli ospedali, attingendo dalla graduatoria del concorso, dove si trovano medici del 118, si lasciano però scoperte di medici le postazioni 118.

“Così – dice Corrado Povero, coordinatore regionale del 118 per la FP CGIL – accade già che l’auto medica é di fatto un’auto infermieristica, perché il medico non c’é, il mezzo cosiffatto però, non è stato previsto nel sistema 118 regionale. Stando così le cose però – dice Floriano Polimeno, segretario provinciale della CGIL – o si assume più personale, o si pensa ad una seria programmazione del 118, in cui si riconosce, bando alle ipocrisie, l’auto infermieristica con eventuale formazione aggiuntiva e indennità prevista dagli articoli 42 e 43 del contratto collettivo nazionale del lavoro, come previsto per altre figure professionali in particolari reparti come la terapia intensiva, la radiologia, ecc…”

“Invece – sottolinea Corrado Povero – quando l’Asl prese in convenzione, nell’estate del 2016 le auto medicalizzate dalle associazioni, si pose l’obiettivo di distribuirle con il medico a bordo, sulle postazioni periferiche del territorio, facendole intervenire per i casi più gravi (codice rosso e giallo). All’epoca – continua Povero – il direttore sanitario Sanguedolce e il responsabile del 118 dottor Scardia, firmarono congiuntamente il protocollo operativo, che prevedeva in caso di chiamata, l’invio, da parte della centrale operativa, dell’ambulanza più vicina con a bordo il soccorritore o l’infermiere e contestualmente l’allerta dell’auto medica, che sarebbe partita subito dopo in caso di necessità.”

Questo tipo di organizzazione – secondo i rappresentati sindacali della FP CGIL – potrebbe sopportare una carenza di medici, visto che non devono intervenire su tutte le chiamate, ma solo in caso di codici rossi e gialli, ovvero i casi più gravi, che rappresentano tra il 3 e il 5% delle chiamate.

E’ con la nota del novembre 2016, che le cose si complicano e che oggi si fanno più pesanti. In quella nota infatti, “il direttore del servizio 118 Maurizio Scardia, precisa che “il medico non può richiedere l’ambulanza, se prima non valuta il paziente, ne deriva – dice Povero – che l’auto medica deve arrivare sul posto per prima e poi eventualmente chiamare l’ambulanza per trasportare la persona in ospedale, esattamente il contrario di quanto specificato nel precedente protocollo operativo, dove era previsto che il medico intervenisse solo per i codici rossi e gialli.

Per fare un esempio: se una mamma chiama il 118 perché il bambino ha delle convulsioni, la centrale operativa manderebbe, stando alle ultime precisazioni di Scardia – l’auto medica, che non potendo trasportare il piccolo in ospedale, chiama e chiede l’ambulanza. Il rischio è che si perdano minuti preziosi, perché in quei casi, il medico non può fare altro che portare il bambino in ospedale.”

Non solo: con questa seconda modalità di organizzazione del servizio, l’auto medica viene impegnata su tutti i tipi di chiamate, sia di alta che di bassa emergenza. Viene da sè che i medici già carenti, siano insufficienti e che si rischia di tenere impegnato il medico su un caso di poca entità, distogliendolo dalla reale emergenza.

Sta di fatto che per le feste di Natale potrebbe crearsi una situazione difficile e pericolosa. Una bomba ad orologeria dicono i sindacati che hanno chiesto un incontro urgente all’azienda, per capire come intende risolvere la questione, visto che in gioco c’è la sicurezza del paziente e la vita delle persone.

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